La modalità delle relazioni internazionali, nel tempo della metamorfosi del mondo, è di escalation. Non sembra esserci limite, ben considerando che siamo anche nel pieno dl giochi di forza finalizzati a determinare o imporre condizioni. Nulla di nuovo: dovremmo interrogarci, in questa fase, sui rischi per la sostenibilità sistemica.
Escalation sembra la parola-chiave per cercare di comprendere quanto sta accadendo in diversi quadranti strategici. Tutto viene portato all’eccesso perché l’approccio sembra vincere (almeno nell’imminenza), anche nel quadro di politiche interne da rafforzare negli ‘egonazionalismi’, per mostrare – sia ai nemici interni ed esterni che agli elettori – una forza effettiva o potenziale.
Intanto, mentre gli effetti dell’escalation sono continue morti di innocenti, molto si sviluppa nella condizione ‘onlife’, in quel campo ibrido e cognitivo che è arena sempre più consolidata, guerra vera sull’unico campo non più separabile in ‘boots on the ground’, cybersicurezza, disinformazione e così via.
Il nostro punto, osservando con apprensione quanto accade, è interrogarci su come parlare di pace e di bene comune mantenendo realismo. Abbiamo già sottolineato come serva investire risorse intellettuali in una grande operazione di condivisione di un metodo umano che non si limiti a essere ‘guardrail’ per arginare eccessi che stanno diventando la regola ma che debba essere strumento pacificamente e progettualmente ‘offensivo’ per recuperare e promuovere la nostra ‘magnifica humanitas’.
E’ proprio nel pieno di ciò che sta accadendo che occorre dare un segno di discontinuità, ponendo in maniera chiara e diretta il tema di un pensiero che si riconcili nelle complessità del reale. Fuori dall’antagonismo di maniera, è decisivo riprendere le fila di un pensiero critico, anzitutto auto-critico, e visionario. Laddove le leadership sono in evidente crisi de-generativa, l’oltre lavora a erodere le nostre certezze: scenari sostenibili devono passare da strategie di de-escalation, via metodo umano.
(English version)
The mode of international relations, in the time of the world’s metamorphosis, is escalation. There seems to be no limit, especially considering that we are also in the midst of power games aimed at determining or imposing conditions. Nothing new: at this stage, we should ask ourselves about the risks to systemic sustainability.
Escalation seems to be the keyword for trying to understand what is happening in several strategic quadrants. Everything is pushed to excess because the approach seems to win (at least in the immediate term), including within domestic policies that need reinforcing in the “egonationalisms,” to show — both to internal and external enemies and to voters — an actual or potential strength.
Meanwhile, while the effects of escalation are continuous deaths of innocents, much unfolds in the “onlife” condition, in that hybrid and cognitive field that is an increasingly consolidated arena, a real war on the only field no longer separable into “boots on the ground”, cybersecurity, disinformation, and so on.
Our point, observing with apprehension what is happening, is to ask ourselves how to speak of peace and the common good while maintaining realism. We have already stressed how intellectual resources must be invested in a great operation of sharing a human method that is not limited to being a “guardrail” to contain excesses that are becoming the rule, but must be a peacefully and projectually “offensive” instrument for recovering and promoting our “magnifica humanitas.”
It is precisely in the midst of what is happening that we must give a sign of discontinuity, posing clearly and directly the theme of a thought that reconciles itself within the complexities of the real. Outside of mannered antagonism, it is decisive to pick up the threads of a critical, first of all self-critical, and visionary thought. Where leaderships are in evident de-generative crisis, the “beyond” works to erode our certainties: sustainable scenarios must pass through de-escalation strategies, via a human method.
Pace, realismo, metodo umano / Peace, realism, human method
Metodo umano. Il linguaggio fa la differenza / Human method. Language makes the difference
Il metodo umano, oltre la mentalità totalitaria / The human method, beyond the totalitarian mindset
Metodo umano e bene comune / A human method and the common good
Noi, in cammino. Del metodo umano / We, on the way. On the human method
Marco Emanuele è Consigliere della SIOI per l’Innovazione



