L’accordo firmato il 31 luglio dai presidenti Ilham Aliyev e Sadyr Japarov porta le relazioni tra Azerbaigian e Kirghizistan al livello istituzionale più elevato. L’intesa non rappresenta soltanto un rafforzamento bilaterale: si inserisce nella progressiva integrazione tra Caucaso meridionale e Asia centrale, sostenuta da nuovi corridoi commerciali e dalla crescente cooperazione tra gli Stati turcofoni.
Il riavvicinamento è proseguito con la visita di Aliyev in Kirghizistan tra il 31 agosto e il 1 settembre, in occasione dei World Nomad Games e del vertice della Shanghai Cooperation Organization a Bishkek. La frequenza degli incontri conferma la centralità acquisita dal rapporto tra Baku e Bishkek, rimasto relativamente marginale per gran parte dei tre decenni successivi all’avvio delle relazioni diplomatiche nel 1993.
Dalla cooperazione all’alleanza
L’accelerazione è iniziata nel 2022, quando i due Paesi hanno firmato una dichiarazione di partenariato strategico e istituito l’Azerbaijan-Kyrgyzstan Interstate Council. Nel 2024, la visita di Japarov a Baku ha prodotto accordi in materia di trasporti, investimenti, energia, agricoltura, istruzione, turismo e cooperazione culturale.
Il nuovo Treaty on Allied Relations consolida questo percorso e amplia la collaborazione a industria, sviluppo digitale, ambiente e rapporti interregionali. L’obiettivo è trasformare l’affinità politica e culturale in un’architettura stabile, sostenuta da progetti economici e infrastrutturali.
L’alleanza segnala anche la volontà di entrambi i governi di diversificare le relazioni esterne. Per il Kirghizistan, Baku offre un collegamento verso il Caspio, il Caucaso e i mercati europei; per l’Azerbaigian, Bishkek rafforza l’accesso politico ed economico all’Asia centrale.
L’evoluzione della Organization of Turkic States
Il rapporto bilaterale procede parallelamente al consolidamento della Organization of Turkic States (OTS). Dopo la trasformazione del Turkic Council nel 2021, l’organizzazione ha esteso il proprio raggio d’azione oltre la cooperazione culturale e linguistica, occupandosi di trasporti, armonizzazione doganale, connettività digitale, investimenti, protezione civile e industria della difesa.
I vertici di Bishkek nel 2024, Gabala nel 2025 e Turkistan nel 2026 hanno rafforzato questa agenda. L’OTS si sta così trasformando in una piattaforma di coordinamento regionale, attraverso la quale i membri cercano di sviluppare interessi comuni senza dipendere interamente dalle tradizionali architetture guidate da Russia e Cina.
Baku emerge come uno dei principali promotori di questa evoluzione. La sua posizione geografica, le infrastrutture energetiche e portuali e i collegamenti con Turchia ed Europa ne fanno il perno occidentale dello spazio turcofono.
Caucaso meridionale e Asia centrale come spazio comune
Nel novembre 2025, l’Azerbaigian è diventato il primo Paese non centroasiatico a partecipare come membro a pieno titolo alle Consultative Meetings of the Heads of State of Central Asia. La decisione ha riconosciuto formalmente il crescente collegamento geopolitico e geoeconomico tra le due sponde del Caspio.
Aliyev presenta ormai Azerbaigian e Asia centrale come una regione strategica unitaria. L’intensità diplomatica sostiene questa visione: dall’inizio del 2023, il presidente azero ha effettuato 16 visite nei Paesi centroasiatici, mentre i loro leader si sono recati 26 volte in Azerbaigian.
Il Caspio non viene più interpretato principalmente come una linea di separazione, ma come uno spazio di collegamento. Trasporti, energia e reti digitali stanno avvicinando due aree storicamente inserite in circuiti politici differenti.
Investimenti e integrazione economica
Baku e Bishkek hanno deciso di raddoppiare da 100 a 200 milioni di dollari il capitale autorizzato dell’Azerbaijan-Kyrgyzstan Development Fund. Creato nel 2024, il fondo finanzierà progetti industriali, logistici, infrastrutturali e agricoli, oltre alle piccole e medie imprese.
L’aumento delle risorse mostra la volontà di dare contenuto economico all’alleanza. Senza investimenti e flussi commerciali consistenti, infatti, l’integrazione rischierebbe di restare limitata ai vertici e alle dichiarazioni politiche.
La sfida sarà selezionare progetti sostenibili, coordinare regole e dogane e garantire che i benefici raggiungano anche gli operatori privati. Il volume degli scambi bilaterali resta inferiore alle ambizioni politiche, rendendo necessaria una crescita delle infrastrutture e della capacità produttiva.
Il Middle Corridor come asse strategico
Il fulcro della cooperazione è il Middle Corridor, la rotta che collega Cina e Asia centrale all’Europa attraverso il Caspio, l’Azerbaigian e la Turchia, evitando il territorio russo. Dopo l’invasione dell’Ucraina nel 2022 e le conseguenti perturbazioni delle direttrici tradizionali, questo percorso ha acquisito maggiore rilevanza geopolitica.
La prevista ferrovia Cina-Kyrgyzstan-Uzbekistan, lunga 530 chilometri, potrebbe alimentare nuovi flussi verso il corridoio transcaspico e rafforzare il ruolo del Kirghizistan come Paese di transito. L’Azerbaigian ne sarebbe il principale snodo caucasico, grazie ai collegamenti portuali e ferroviari verso Occidente.
Il corridoio deve però superare ostacoli significativi: differenze doganali, capacità portuale, tempi di attraversamento del Caspio e coordinamento tra molteplici giurisdizioni. La sua competitività dipenderà non soltanto dalla costruzione di ferrovie, ma dalla semplificazione dell’intera catena logistica.
La prospettiva geostrategica
L’alleanza tra Azerbaigian e Kirghizistan riflette una trasformazione più ampia dell’Eurasia. Le potenze medie stanno creando reti regionali per ridurre la dipendenza dai grandi centri di potere, diversificare le rotte commerciali e accrescere il proprio margine negoziale.
Questa dinamica non implica necessariamente una rottura con Mosca o Pechino. Kirghizistan e Azerbaigian continueranno a cooperare con Russia, Cina e altre potenze, ma cercano di evitare che una singola direttrice controlli il loro accesso ai mercati. La diversificazione diventa una forma di autonomia strategica.
Per l’Azerbaigian, l’integrazione con l’Asia centrale rafforza il ruolo di ponte tra la Cina, il Caspio, la Turchia e l’Europa. Per il Kirghizistan, l’alleanza apre una proiezione occidentale e amplia le possibilità di attrarre investimenti. Per la OTS, offre un esempio concreto di come l’identità turcofona possa tradursi in infrastrutture, fondi e coordinamento politico.
La posta in gioco è la costruzione di un’Eurasia più policentrica, nella quale i corridoi non siano semplici vie commerciali, ma strumenti di sovranità, influenza e riequilibrio geopolitico. Se il Middle Corridor e le istituzioni regionali manterranno le promesse, l’asse Baku-Bishkek potrà diventare uno dei nodi della nuova geografia economica tra Asia ed Europa.
Fonte: Jamestown Foundation – Autore: Vusal Guliyev
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