Libia, l’accordo sulle elezioni riapre il percorso verso l’unità istituzionale

L’accordo raggiunto il 30 agosto tra i blocchi politici rivali della Libia rappresenta un possibile punto di svolta verso le prime elezioni nazionali in oltre un decennio. UN Security Council lo ha definito un passo importante, ma ha invitato le parti a tradurre rapidamente gli impegni in decisioni operative.

L’intesa, maturata nel negoziato denominato “Smaller Convening” e promosso dalla UN Support Mission in Libya (UNSMIL), prevede la ricostituzione del consiglio della High National Elections Commission e la modifica delle regole per le elezioni parlamentari e presidenziali. Il voto dovrebbe svolgersi entro due anni sotto un unico governo nazionale.

Superati due ostacoli decisivi

L’accordo affronta due questioni che avevano a lungo impedito il processo elettorale. La prima riguarda la composizione della commissione elettorale, nella quale dovranno essere rappresentate tutte e tre le regioni storiche della Libia. La seconda concerne il collegamento tra lo svolgimento delle elezioni legislative e quello delle presidenziali.

Anziché negoziare separatamente con le due assemblee legislative rivali, UNSMIL ha riunito rappresentanti del Government of National Unity di Tripoli, del Libyan National Army con base nell’est e delle due camere parlamentari. Il metodo ha permesso di affrontare congiuntamente dispute che, nei precedenti formati, avevano favorito veti incrociati e interpretazioni incompatibili.

Il Security Council ha confermato il proprio pieno sostegno a UNSMIL e alla rappresentante speciale del Segretario generale, Hanna Tetteh, chiedendo ai leader libici di sostenere e attuare l’intesa.

La fiducia resta il principale ostacolo

Il progresso negoziale non elimina la profonda sfiducia tra gli attori politici e nella società. Dopo anni di rinvii, governi concorrenti e processi diplomatici inconcludenti, molti cittadini dubitano che le nuove regole conducano realmente alle urne.

Per ampliare il consenso, tra dicembre 2025 e giugno 2026 UNSMIL ha consultato 120 esponenti provenienti dalle diverse regioni e comunità del Paese. Il coinvolgimento pubblico dovrà tuttavia proseguire, perché la legittimità delle elezioni dipenderà dalla percezione di imparzialità delle istituzioni, non soltanto dalla validità formale delle norme.

La missione delle Nazioni Unite sottolinea inoltre di non volersi sostituire ai libici, ma accompagnarli verso buon governo, unità, pace e sicurezza. Questo principio sarà essenziale per evitare che il processo venga percepito come una soluzione imposta dall’esterno.

I nodi del potere restano irrisolti

Lo stallo libico affonda le radici nella caduta del regime di Muammar Gheddafi nel 2011, seguita dal collasso delle istituzioni statali e dalla frammentazione delle strutture militari ed economiche. La divisione tra le amministrazioni dell’ovest e dell’est riguarda il controllo politico, ma anche le forze armate, le entrate petrolifere e le istituzioni finanziarie.

Le elezioni potranno contribuire a ricomporre la legittimità nazionale soltanto se saranno accompagnate dall’unificazione degli apparati di sicurezza ed economici. In caso contrario, il voto rischierebbe di aggiungere un nuovo livello di competizione istituzionale senza modificare gli effettivi rapporti di forza.

Le rivalità tra gruppi armati restano concentrate soprattutto nella Libia occidentale. La disponibilità dei leader locali a collaborare con UNSMIL per prevenire l’escalation è un segnale positivo, ma ancora insufficiente per garantire un ambiente elettorale sicuro in tutto il Paese.

Donne sotto pressione nello spazio pubblico

Un’altra criticità riguarda l’odio e le molestie online contro le donne impegnate nella vita pubblica. Secondo Hanna Tetteh, queste campagne mirano a intimidirle e a limitarne la partecipazione politica.

Le donne hanno costituito il 35% dei partecipanti al dialogo strutturato promosso da UNSMIL, ma la loro presenza formale non basta in assenza di tutele efficaci. Servono norme contro minacce e abusi, strumenti investigativi e garanzie che consentano alle candidate e alle attiviste di operare senza paura.

L’inclusione femminile non è un tema accessorio: è un indicatore della capacità della transizione di superare le logiche coercitive e clientelari che hanno caratterizzato la frammentazione libica.

La prospettiva geostrategica

La Libia occupa una posizione centrale tra Mediterraneo, Nord Africa e Sahel. La sua stabilizzazione inciderebbe sulla sicurezza energetica europea, sui flussi migratori, sui traffici illeciti e sulla competizione tra potenze regionali ed esterne.

L’accordo elettorale può diventare il primo tassello di una nuova architettura statale, ma presenta anche un rischio: il termine di due anni potrebbe essere utilizzato dalle élite come ulteriore spazio per rinviare il trasferimento del potere. Saranno quindi decisivi un calendario verificabile, una commissione elettorale credibile e meccanismi condivisi per riconoscere i risultati.

La vera prova non sarà approvare le regole, ma convincere gli attori armati e istituzionali ad accettare un esito elettorale potenzialmente contrario ai loro interessi. Senza la ricomposizione delle strutture militari, economiche e amministrative, le urne potrebbero certificare la frammentazione anziché superarla.

L’intesa del 30 agosto apre dunque una finestra politica concreta, ma non ancora irreversibile. Il passaggio dalla diplomazia all’attuazione determinerà se la Libia potrà ricostruire una sovranità condivisa o resterà prigioniera dell’equilibrio tra poteri rivali.

Fonte: UN News

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Geostrategic magazine (10 september 2026)

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