Complessità e Metamorfosi – Global Trends (9 settembre 2026)

La giornata racconta un sistema internazionale nel quale energia, finanza, tecnologia e infrastrutture civili sono diventate componenti dirette della competizione strategica. La guerra tra Stati Uniti e Iran investe rotte marittime e mercati petroliferi; l’Europa cerca maggiore autonomia nello spazio ma continua a scontare un deficit di fiducia; la Cina costruisce un circuito monetario internazionale controllato; l’intelligenza artificiale moltiplica consumi, concentrazioni di potere e vulnerabilità.

Il filo conduttore non è la semplice frammentazione dell’ordine mondiale. È la trasformazione dell’interdipendenza in terreno di confronto: ogni collegamento – una rotta, una valuta, una filiera industriale o una piattaforma digitale – può diventare una leva coercitiva.

Iran: lo scontro si trasferisce sull’energia

L’escalation tra Washington e Teheran entra in una fase più pericolosa con gli attacchi alle petroliere nel Golfo e nelle acque circostanti. Gli Stati Uniti colpiscono le esportazioni iraniane per aumentare la pressione economica; l’Iran risponde minacciando navi, basi regionali e transiti attraverso lo Stretto di Hormuz.

Il rialzo del petrolio fino alla soglia dei 100 dollari al barile dimostra quanto rapidamente uno scontro regionale possa trasferirsi sull’economia globale. L’obiettivo iraniano non è necessariamente bloccare completamente Hormuz: può bastare produrre incertezza, aumentare i costi assicurativi e logistici e trasferire il prezzo della guerra sui consumatori occidentali.

Parallelamente, la crescente attività osservata nel sito sotterraneo di Pickaxe Mountain, vicino a Natanz, evidenzia il tentativo iraniano di proteggere parti sensibili del programma nucleare sotto una montagna di granito. La profondità della struttura mette in discussione l’efficacia delle più potenti bombe convenzionali statunitensi e alimenta lo sviluppo di nuovi ordigni penetranti.

Si consolida così una competizione verticale tra fortificazione e capacità d’attacco: più Teheran trasferisce le infrastrutture nel sottosuolo, più Washington cerca strumenti per raggiungerle. Il rischio è che l’incertezza sulla funzione e sull’operatività del sito alimenti la logica dell’attacco preventivo.

Libano: il fronte israelo-iraniano si allarga

Nel sud del Libano, l’intensificazione delle operazioni israeliane ha provocato nuovi sfollamenti e sottoposto il sistema sanitario a ulteriori pressioni. I dati richiamati – circa 20.000 persone in fuga dal distretto di Nabatieh e centinaia di proiettili israeliani registrati da UNIFIL – mostrano quanto la linea di separazione fra operazioni limitate e nuova guerra aperta sia diventata sottile.

La progressiva erosione delle intese con Hezbollah non riguarda soltanto Israele e Libano. Incide sui rapporti tra Stati Uniti e Iran e sulla possibilità di stabilizzare gli altri teatri regionali. Ogni espansione israeliana può indebolire militarmente Hezbollah, ma anche spingere Teheran a interpretare il fronte libanese come una prova della credibilità delle garanzie negoziali americane.

Il Libano diventa così un punto di intersezione tra deterrenza israeliana, influenza iraniana e diplomazia statunitense, con una popolazione civile nuovamente esposta alle conseguenze della competizione regionale.

Rotte marittime: lo shipping come ostaggio geopolitico

Stretto di Hormuz, Mar Rosso, acque somale e Mar Nerp sono contemporaneamente teatri di rischio. Attacchi militari, droni, pirateria e restrizioni alla navigazione trasformano il trasporto commerciale in uno strumento di pressione fra Stati e attori armati.

La concentrazione delle risorse navali nel Golfo e nel Mar Rosso apre spazi alla pirateria al largo della Somalia. Nel Mar Nero, gli attacchi contro petroliere e navi cerealicole compromettono esportazioni di grano e fertilizzanti. La crisi delle rotte agisce quindi su tre livelli: sicurezza energetica, sicurezza alimentare e inflazione.

Gli equipaggi diventano la prima linea invisibile di conflitti estranei alla loro attività. Nel lungo periodo, la crescita dei rischi potrebbe ridurre la disponibilità di personale qualificato e produrre una vulnerabilità ulteriore per l’intera industria marittima.

Israele: le elezioni come referendum sulla guerra

Le elezioni israeliane del 27 ottobre saranno il primo voto nazionale dopo l’attacco del 7 ottobre 2023. La consultazione assume il carattere di un referendum su Benjamin Netanyahu, sulla mancata prevenzione dell’attacco e sulla strategia militare adottata successivamente.

Il centro tenta di sfidare Netanyahu anche sul terreno della sicurezza, con figure provenienti dai vertici militari, mentre l’estrema destra continua a esercitare pressione su annessioni, insediamenti e guerra. La questione della coscrizione degli ultraortodossi può risultare determinante per la formazione delle coalizioni, perché riguarda tanto il rapporto tra Stato e religione quanto l’equa distribuzione dei costi della mobilitazione.

L’esito avrà conseguenze regionali dirette. Una nuova maggioranza dipendente dalle forze ultranazionaliste restringerebbe ulteriormente lo spazio per una soluzione politica con i palestinesi; un governo centrista potrebbe modificare metodi e alleanze senza necessariamente abbandonare una linea militare rigorosa.

Stati Uniti: l’antiterrorismo perde capacità e direzione

A venticinque anni dall’11 settembre, Washington deve affrontare una minaccia terroristica più dispersa con meno risorse e con una parte crescente dell’attenzione destinata alla competizione con Cina e Russia. Il passaggio a un modello nel quale i partner regionali conducono le operazioni e gli Stati Uniti forniscono supporto era necessario, ma rischia di produrre punti ciechi.

Il ritiro o la riduzione della presenza americana in alcuni Paesi africani indebolisce la raccolta di intelligence su organizzazioni che oggi non hanno necessariamente come priorità il territorio statunitense, ma possiedono uomini, risorse e capacità per cambiare rapidamente obiettivo.

A questo problema si aggiunge la politicizzazione delle priorità interne. La redistribuzione di personale verso immigrazione e narcotraffico e la perdita di esperti dell’FBI riducono le competenze disponibili. Il rischio non è soltanto una carenza di risorse, ma una selezione ideologica delle minacce, nella quale alcuni estremismi vengono enfatizzati e altri sottovalutati.

Cina: il renminbi costruisce un circuito parallelo

A dieci anni dall’ingresso nel paniere dei diritti speciali di prelievo del Fondo Monetario Internazionale, il renminbi resta una valuta contraddittoria. È cresciuto nel regolamento del commercio cinese, ma rappresenta ancora una quota modesta dei pagamenti internazionali e delle riserve ufficiali.

Pechino non sembra perseguire una piena liberalizzazione. Sta costruendo piuttosto un sistema transfrontaliero in renminbi compatibile con il controllo sui capitali, utile per ridurre l’esposizione alle sanzioni e trattenere risorse da destinare alle priorità industriali.

Questa architettura non sostituisce il dollaro, ma può accelerare la frammentazione monetaria. In una futura crisi di liquidità, la Cina potrebbe trasformare l’accesso al renminbi in una leva politica, come già avviene per alcune materie prime critiche. Il problema per l’IMF diventa allora la credibilità delle regole applicate alle valute considerate “liberamente utilizzabili”.

Europa: autonomia desiderata, fiducia insufficiente

I cittadini europei chiedono un’Europa più forte e indipendente, ma la domanda di sovranità comune convive con una fiducia limitata nella capacità delle istituzioni di produrre risultati. È questa la frattura politica fondamentale: l’autonomia strategica gode di un consenso astratto più ampio della disponibilità ad accettarne costi, trasferimenti di competenza e vincoli comuni.

Lo spazio rappresenta un banco di prova. La European Space Agency vuole ottenere entro dicembre un mandato per valutare una capacità autonoma di trasporto degli astronauti. L’Europa contribuisce a programmi statunitensi come Artemis, ma dipende dalla NASA per raggiungere lo spazio, lasciando a Washington decisioni essenziali anche nelle missioni costruite con tecnologia europea.

Ariane 6 e la crescita dei lanciatori privati offrono una base industriale, ma l’autonomia richiede continuità finanziaria, coordinamento politico e un programma operativo credibile. Non si tratta di rompere con gli Stati Uniti, bensì di passare da una cooperazione asimmetrica a una partnership sostenuta dalla capacità europea di agire anche da sola.

Industria e commercio: aumenta la pressione sulle dipendenze cinesi

La preoccupazione statunitense per i rapporti di Ford con tecnologia e produzione cinesi conferma che il commercio industriale è ormai parte della sicurezza nazionale. Veicoli, software, batterie e componenti connessi possono generare dipendenze, trasferimenti tecnologici e rischi nella gestione dei dati.

La logica si estende alle sanzioni contro l’aviazione iraniana: l’accesso al sistema finanziario occidentale viene utilizzato per scoraggiare aziende e governi dal mantenere relazioni economiche con Teheran. Finanza e catene di fornitura diventano strumenti di contenimento, mentre le imprese sono costrette a scegliere fra mercati concorrenti.

Questa tendenza accelera il passaggio dalla globalizzazione fondata sull’efficienza a una globalizzazione selettiva, organizzata secondo affidabilità politica, sicurezza tecnologica e appartenenza strategica.

IA: governance, istruzione ed energia convergono

La consultazione globale promossa da UNESCO sulla governance dell’intelligenza artificiale nell’istruzione mostra che la trasformazione digitale non riguarda soltanto l’adozione di strumenti didattici. Sono in gioco accesso, protezione dei dati, qualità dell’apprendimento, ruolo degli insegnanti e dipendenza delle scuole da piattaforme private.

Alla questione normativa si somma quella energetica. Il consumo dei data center potrebbe quasi raddoppiare entro il 2030, mentre la costruzione delle reti elettriche richiede tempi molto più lunghi rispetto a quella delle infrastrutture digitali. I picchi di domanda dell’IA possono mettere sotto pressione sistemi già impegnati nella transizione verso fonti rinnovabili.

La capacità di calcolo dipende dunque dalla capacità energetica. Gli Stati che dispongono di reti resilienti, generazione abbondante e regole chiare per distribuire i costi degli adeguamenti acquisiranno un vantaggio tecnologico. Quelli che non riusciranno a coordinare digitale ed energia vedranno crescere congestione, prezzi e dipendenza dall’estero.

Germania e Regno Unito: sicurezza interna e coesione sociale

Si segnala l’aumento degli episodi di odio antiebraico nel Regno Unito, con 1.926 casi registrati nella prima metà del 2026, il 21% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il dato mostra come i conflitti mediorientali producano ricadute sulla coesione delle società europee, trasformando tensioni internazionali in intimidazione e violenza interna.

In Germania, la sicurezza assume anche una dimensione cibernetica. La sottrazione di dati sensibili e credenziali attraverso un attacco ransomware dimostra che il confine tra criminalità informatica e intelligence è poroso: informazioni rubate per profitto possono essere successivamente sfruttate da potenze straniere, gruppi estremisti o reti criminali.

La chiave geostrategica della giornata

Il quadro complessivo descrive un mondo nel quale le infrastrutture della cooperazione sono diventate infrastrutture della contesa. Le petroliere trasportano energia ma anche pressione politica; il renminbi facilita gli scambi ma prepara una possibile sfera monetaria; i satelliti sostengono ricerca e comunicazioni ma determinano autonomia; i data center alimentano l’IA ma mettono in tensione le reti elettriche; le catene industriali producono efficienza ma creano dipendenze strategiche.

Tre dinamiche emergono con particolare chiarezza:

  • La deterrenza si sposta sulle vulnerabilità civili. Rotte, porti, reti finanziarie, energia e dati consentono di imporre costi senza cercare una vittoria militare convenzionale.
  • L’autonomia richiede infrastrutture, non dichiarazioni. Europa, Cina e Iran perseguono forme differenti di indipendenza attraverso lanciatori, circuiti monetari e installazioni sotterranee.
  • La resilienza dipende dalla fiducia. Nessuna architettura europea, politica antiterrorismo o governance tecnologica può funzionare se cittadini e professionisti ritengono le istituzioni incapaci, politicizzate o non responsabili.

Le connessioni globali non stanno scomparendo: vengono riorganizzate, sorvegliate e utilizzate come strumenti di influenza. La competizione futura premierà gli attori capaci non soltanto di proiettare forza, ma di proteggere le proprie reti, ridurre le dipendenze critiche e mantenere aperti gli spazi di cooperazione indispensabili.

Marco Emanuele

The Global Eye è in partnership con SIOI – Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale

Geostrategic magazine (9 september 2026)

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