Siria, scoperto un programma nucleare clandestino avanzato dell’era Assad

Il governo di Bashar al-Assad aveva portato quasi a completamento un reattore nucleare non dichiarato nella provincia siriana di Deir Ezzor. Secondo l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA), le caratteristiche tecniche dell’impianto lo rendevano particolarmente efficiente nella produzione di materiale fissile potenzialmente utilizzabile per costruire armi nucleari.

Gli ispettori dell’AIEA hanno visitato il sito di Deir Ezzor e una seconda località riservata, indicata dalle nuove autorità siriane. Oltre al reattore, hanno individuato un impianto per la fabbricazione del combustibile e un deposito utilizzato per conservare combustibile nucleare, scarti e residui di uranio. Le verifiche hanno rilevato circa 73 tonnellate di uranio metallico naturale.

Il direttore generale dell’AIEA, Rafael Grossi, ha descritto le attività del precedente governo come chiaramente clandestine. Pur non potendo stabilire con certezza le intenzioni di Damasco, ha sottolineato che il reattore era in una fase costruttiva molto avanzata e costituiva un passaggio importante per qualsiasi eventuale programma militare. Non viene escluso che le autorità dell’epoca abbiano provocato esplosioni per ostacolare le successive indagini.

L’AIEA aveva già concluso nel 2011 che il sito ospitasse con ogni probabilità un reattore e aveva indicato una possibile assistenza della Corea del Nord. L’agenzia, tuttavia, non ha ancora ricevuto dal proprio Consiglio dei governatori il mandato per approfondire formalmente questi presunti collegamenti.

Sul piano geostrategico, le nuove informazioni confermano la portata delle ambizioni nucleari segrete coltivate durante l’era Assad e mostrano quanto il programma fosse vicino a creare una capacità sensibile nel cuore del Medio Oriente. Un reattore idoneo a produrre materiale fissile avrebbe potuto modificare gli equilibri regionali, intensificando le preoccupazioni di Israele e alimentando nuove dinamiche di proliferazione.

La cooperazione del governo insediatosi dopo la caduta di Assad nel dicembre 2024 rappresenta ora un’opportunità per mettere in sicurezza il materiale e reintegrare la Siria nel sistema internazionale di salvaguardie nucleari. Grossi ha elogiato la decisione di Damasco di rivelare il secondo sito, definendola coraggiosa.

Una bozza di risoluzione sottoposta al Consiglio dei governatori propone di chiudere formalmente il dossier nucleare siriano, mentre l’AIEA continuerebbe a collaborare con le autorità per proteggere i materiali e riferire i risultati delle verifiche. La chiusura politica del caso non cancellerebbe però le questioni ancora aperte: la destinazione originaria dell’uranio, l’eventuale coinvolgimento nordcoreano e la necessità di impedire che materiali o competenze del vecchio programma vengano dispersi o sottratti al controllo internazionale.

Fonte: AFP

M.E.

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Geostrategic magazine (7 september 2026)

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