Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha ordinato lo smantellamento degli avamposti dei coloni costruiti senza l’autorizzazione dello Stato in Cisgiordania. La decisione, di cui non sono ancora noti tempi e modalità operative, sarebbe maturata sotto la pressione degli Stati Uniti, che hanno sollecitato Israele a contrastare con maggiore fermezza le violenze contro la popolazione palestinese.
Secondo i media israeliani, il provvedimento potrebbe interessare circa cento avamposti, generalmente costituiti da prefabbricati abitati da piccoli gruppi di coloni. Il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, esponente di primo piano del movimento dei coloni, ha precisato che l’ordine riguarderebbe strutture edificate nelle Aree A e B, dove risiede la maggior parte dei palestinesi. Pur dichiarandosi contrario alla decisione, Smotrich ha rivendicato l’espansione degli insediamenti nell’Area C, sottoposta al pieno controllo israeliano in base agli Accordi di Oslo.
La distinzione geografica è politicamente rilevante. Un intervento circoscritto alle Aree A e B consentirebbe al governo di rispondere alle richieste americane senza invertire la politica di consolidamento degli insediamenti nell’Area C. Lo sgombero potrebbe quindi rappresentare una misura selettiva di contenimento, più che un cambiamento strategico nella gestione israeliana della Cisgiordania.
La pressione di Washington si è intensificata dopo che l’ambasciatore statunitense in Israele, Mike Huckabee, ha definito “terroristi” i coloni responsabili di violenze e ha chiesto conseguenze severe. La presa di posizione è arrivata dopo un incontro con alcuni palestinesi americani e in seguito a nuovi episodi di intimidazione e assedio contro residenti palestinesi.
Parallelamente, la Corte Suprema israeliana ha stabilito che le autorità della difesa devono garantire il ritorno in sicurezza di tre famiglie palestinesi alle proprie abitazioni nel villaggio di Jalud, dal quale erano state cacciate dai coloni. La sentenza rafforza la pressione interna sulle istituzioni israeliane affinché tutelino la popolazione palestinese anche dalle violenze non direttamente riconducibili alle forze armate.
In Cisgiordania si contano 340 avamposti e 146 insediamenti formalmente riconosciuti dal governo israeliano, secondo l’organizzazione Peace Now. La comunità internazionale considera generalmente illegali tutti gli insediamenti nei territori occupati, mentre Israele sostiene che la Cisgiordania sia un territorio conteso e non occupato.
Sul piano geostrategico, l’ordine di Netanyahu risponde all’esigenza di contenere una crescente fonte di tensione con gli Stati Uniti e di evitare che le violenze dei coloni compromettano ulteriormente la posizione internazionale di Israele. La sua reale portata dipenderà però dall’effettiva esecuzione degli sgomberi, dall’eventuale opposizione della destra nazionalista e dalla capacità delle autorità di perseguire i responsabili degli attacchi. In assenza di arresti, procedimenti giudiziari e limitazioni più ampie all’espansione degli insediamenti, il provvedimento rischia di restare un segnale tattico rivolto a Washington, senza modificare gli equilibri territoriali della Cisgiordania.
Fonte: Reuters
M.E.
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