Gli Stati Uniti intendono aumentare la pressione diplomatica sull’Iran proponendo il deferimento del dossier nucleare al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. L’iniziativa dovrebbe essere presentata alla riunione del Consiglio dei governatori dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA) a Vienna, con il sostegno dei Paesi europei rappresentati nell’organismo.
Al centro della controversia vi è l’impossibilità, da 15 mesi, di verificare la posizione e lo stato delle scorte iraniane di uranio altamente arricchito. Teheran ha impedito agli ispettori di accedere agli impianti danneggiati di Fordow, Isfahan e Natanz, nonché al sito fortificato soprannominato “Pickaxe”, costruito in profondità nei monti Zagros. L’AIEA non è quindi in grado di confermare che il materiale nucleare non sia stato trasferito o destinato a finalità militari.
La bozza di risoluzione statunitense chiede all’Iran di porre urgentemente rimedio alle proprie inadempienze e di consentire controlli completi. L’agenzia aveva registrato l’ultima volta 440,9 chilogrammi di materiale prossimo alla soglia militare e oltre 8.599 chilogrammi di uranio a più basso arricchimento. Il direttore generale Rafael Mariano Grossi considera la perdita di visibilità su queste scorte un serio rischio di proliferazione.
La mossa diplomatica si inserisce in un contesto militare estremamente teso. Il precedente deferimento del dossier iraniano all’ONU fu seguito, entro 24 ore, da attacchi israeliani contro le infrastrutture nucleari, sfociati in una guerra di 12 giorni. Donald Trump ha inoltre dichiarato che Washington sta valutando nuovi bombardamenti contro installazioni sotterranee qualora emergano attività considerate pericolose.
Sul piano geostrategico, il problema centrale è che gli attacchi del 2025 non hanno eliminato il programma nucleare iraniano, ma hanno ridotto la capacità internazionale di controllarlo. La combinazione tra impianti danneggiati, materiale non verificato e accesso negato agli ispettori alimenta l’incertezza sulle reali capacità di Teheran. Di conseguenza, il ricorso alla forza rischia di produrre ulteriore opacità anziché garantire una maggiore sicurezza.
Un deferimento al Consiglio di Sicurezza potrebbe teoricamente aprire la strada a nuove sanzioni o ad altre misure coercitive. Tuttavia, Russia e Cina difficilmente sosterranno iniziative punitive contro l’Iran, avendo già contestato sia la campagna statunitense sia la legittimità delle sanzioni ONU ripristinate. Il confronto rischia quindi di accentuare la divisione tra potenze occidentali e asse sino-russo, limitando la capacità del Consiglio di Sicurezza di adottare una risposta comune.
Pur sostenendo formalmente una soluzione negoziale, Washington accompagna la pressione diplomatica con una minaccia militare credibile. Questa strategia mira a costringere Teheran a ripristinare l’accesso degli ispettori, ma potrebbe anche spingere l’Iran a disperdere ulteriormente il materiale nucleare, rafforzare la protezione degli impianti e ridurre la cooperazione con l’AIEA. La riunione di Vienna sarà dunque un passaggio decisivo per capire se la crisi tornerà entro un quadro di verifica internazionale o scivolerà verso una nuova escalation.
Fonte: Bloomberg
M.E.
The Global Eye è in partnership con SIOI – Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale



