Svezia al voto, i sospetti di infiltrazione russa scuotono la destra

A pochi giorni dalle elezioni politiche del 13 settembre, la campagna elettorale svedese è stata investita dalle accuse di possibili legami con la Russia all’interno dei Sweden Democrats, formazione di estrema destra candidata a entrare per la prima volta nel governo. Magdalena Andersson, leader del Social Democratic Party e favorita nei sondaggi, ha chiesto al primo ministro Ulf Kristersson di chiarire urgentemente la portata del caso e gli eventuali rischi per la sicurezza nazionale.

Le accuse riguardano Polina Malaberg, funzionaria dei Sweden Democrats che, secondo un’inchiesta dell’organizzazione Expo, avrebbe diffuso per circa dieci anni narrazioni filorusse, mantenuto rapporti con un gruppo sostenuto da Mosca e introdotto familiari russi nelle strutture del Parlamento. I suoi precedenti incarichi collegati a commissioni parlamentari per gli affari europei alimentano interrogativi sull’eventuale esposizione di informazioni sensibili.

Ulteriori preoccupazioni derivano dal rapporto di Malaberg con Gustav Gellerbrant, alto funzionario pubblico e membro dei Sweden Democrats che dirige l’ufficio di coordinamento del partito all’interno dell’esecutivo. Gellerbrant non è accusato di legami con Mosca, ma Andersson chiede verifiche sulla sua autorizzazione di sicurezza e vuole sapere quando l’ufficio del primo ministro sia stato informato del caso.

Kristersson ha dichiarato che Malaberg dovrebbe essere licenziata qualora le accuse fossero confermate. Anche il leader dei Sweden Democrats, Jimmie Åkesson, ha annunciato un’indagine interna, affermando che la funzionaria non potrebbe conservare il proprio incarico se mantenesse posizioni filorusse. Per Andersson, tuttavia, queste risposte non chiariscono se informazioni relative alla sicurezza nazionale siano state compromesse.

Il caso assume un rilievo geostrategico particolare perché la Svezia considera la Russia la propria principale minaccia e occupa oggi una posizione cruciale nella sicurezza dell’Europa settentrionale e del Baltico. L’eventuale ingresso al governo di una formazione colpita da sospetti di influenza russa potrebbe sollevare dubbi sulla protezione delle informazioni riservate, sulla coesione europea e sull’affidabilità del processo decisionale svedese.

Andersson collega inoltre la controversia a una critica più ampia dell’estrema destra, denunciando pressioni su giornalisti e organizzazioni non governative. Avverte anche che un futuro governo potrebbe comprendere ministri appartenenti a una forza politica favorevole ad approfondire l’ipotesi di un’uscita della Svezia dall’Unione Europea.

La competizione elettorale non si esaurisce però nella sicurezza. Immigrazione e criminalità organizzata restano temi centrali. Kristersson propone un maggiore ricorso alle espulsioni, mentre Andersson riconosce che la precedente politica migratoria aperta fosse insostenibile e sostiene una linea più restrittiva, compresa la possibile creazione di centri di rimpatrio in Paesi terzi. Si oppone però alla proposta dei Sweden Democrats di revocare ad alcuni immigrati il permesso di soggiorno permanente.

In politica estera, Andersson promette continuità sul sostegno all’Ucraina, propone di utilizzare i beni russi congelati per finanziare Kyiv e respinge un disaccoppiamento strategico dagli Stati Uniti. Il voto si configura quindi come una scelta non soltanto tra programmi nazionali, ma tra due differenti equilibri politici: da una parte un centro-sinistra favorevole alla stabilità euro-atlantica, dall’altra una coalizione di destra sempre più dipendente dai Sweden Democrats e ora sottoposta a un delicato test di credibilità sulla sicurezza.

Fonte: Politico – Autore: Nicholas Vinocur

M.E.

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Geostrategic magazine (7 september 2026)

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