Germania, l’ascesa dell’AfD scuote gli equilibri europei

La netta affermazione dell’Alternative für Deutschland (AfD) nelle elezioni regionali della Sassonia-Anhalt rappresenta un passaggio storico per la politica tedesca e un segnale d’allarme per l’Europa. Come osserva Katya Adler, il partito nazionalista e anti-immigrazione ha ottenuto circa il 44% dei voti, sfiorando la maggioranza assoluta e consolidandosi come forza dominante nella Germania orientale.

Il risultato certifica il passaggio dell’AfD dalla protesta alla competizione per il potere. Il partito non dispone però, da solo, dei numeri necessari per governare. La questione decisiva diventa quindi la tenuta della Brandmauer, il cordone sanitario con cui i principali partiti tedeschi escludono qualsiasi collaborazione con l’estrema destra. La CDU ha ribadito il proprio rifiuto di alleanze, ma un risultato di queste dimensioni renderà più difficile isolare politicamente l’AfD senza apparire distanti dalla volontà di una parte consistente dell’elettorato.

La vittoria riflette fratture profonde: la persistente distanza economica e identitaria tra Germania orientale e occidentale, la sfiducia nelle istituzioni, l’ostilità verso l’immigrazione e il malcontento per il costo delle politiche energetiche e di sicurezza. L’AfD ha trasformato queste tensioni in una piattaforma nazionalista capace di mettere sotto pressione l’intero sistema dei partiti.

Sul piano europeo, il voto rafforza una tendenza più ampia: l’avanzata di forze sovraniste e anti-establishment che contestano il trasferimento di competenze a Bruxelles e chiedono politiche più restrittive in materia migratoria. Il peso politico della Germania rende però il caso tedesco particolarmente rilevante. Un indebolimento dei partiti centristi a Berlino può rallentare l’integrazione europea e rendere più difficile costruire compromessi su bilancio, competitività, transizione energetica e difesa comune.

Le implicazioni sono anche geostrategiche. L’AfD mantiene posizioni critiche sulle sanzioni contro la Russia, sull’invio di armi all’Ucraina e sull’impostazione atlantica della sicurezza europea. Anche restando all’opposizione, una sua ulteriore crescita potrebbe costringere gli altri partiti a ricalibrare le proprie posizioni, restringendo lo spazio politico per un sostegno tedesco duraturo a Kyiv e complicando la coesione dell’UE e della NATO.

Il paradosso è che la Brandmauer resta formalmente in piedi, ma il terreno politico attorno ad essa sta cambiando. Escludere l’AfD dal governo può ancora impedirle di esercitare direttamente il potere; non basta, tuttavia, a neutralizzarne la capacità di orientare l’agenda nazionale. La sfida per i partiti democratici sarà costruire maggioranze praticabili senza ridursi a un fronte puramente difensivo e rispondere alle cause economiche, sociali e territoriali che alimentano il voto radicale.

La Sassonia-Anhalt non determina da sola il futuro della Germania, ma funziona come laboratorio politico nazionale ed europeo: mostra quanto l’AfD sia vicina a trasformare il consenso elettorale in potere istituzionale e quanto fragile sia diventato il tradizionale equilibrio centrista tedesco.

Fonte: Katya Adler, “Europe wrestles with impact of historic regional gains for Germany’s AfD”, BBC News.

M.E.

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Geostrategic magazine (7 september 2026)

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