La nuova offensiva diplomatica dell’amministrazione Trump sul conflitto russo-ucraino ha riaperto uno spazio negoziale, senza però produrre segnali concreti di svolta. Dopo gli incontri a Mosca con Vladimir Putin e a Kyiv con Volodymyr Zelenskyy, gli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner hanno parlato di colloqui costruttivi, di “nuove idee” russe e di un possibile “pacchetto di pace”. Il contenuto delle proposte, tuttavia, non è stato reso pubblico.
Secondo tre ex ambasciatori statunitensi in Ucraina – William B. Taylor Jr., John E. Herbst e Geoffrey Pyatt – il principale ostacolo non è la disponibilità al dialogo di Kyiv o Washington, ma la volontà del Cremlino di modificare le proprie condizioni. Finora non vi sono indicazioni che Putin abbia abbandonato i suoi obiettivi massimalisti o accettato una reale de-escalation.
Il primo banco di prova sarebbe rappresentato da misure verificabili: un cessate il fuoco lungo l’attuale linea del fronte, la sospensione degli attacchi a lungo raggio e contro le infrastrutture energetiche, nonché un’intesa sulla sicurezza della navigazione. Senza passi di questo tipo, le “nuove idee” potrebbero limitarsi a riformulare richieste russe già note.
Sul piano geostrategico, i nodi centrali restano territorio e sicurezza. Una possibile formula consisterebbe nel congelare la disputa territoriale, prendendo atto del controllo russo su circa il 19% dell’Ucraina senza riconoscerne la sovranità giuridica. Mosca manterrebbe così il controllo di fatto, mentre lo status legale dei territori occupati resterebbe irrisolto. Non emergono però segnali che il Cremlino sia disposto ad accettare una simile soluzione. Inoltre, gli obiettivi russi potrebbero estendersi oltre il territorio, fino a condizionare l’orientamento politico e strategico dell’Ucraina.
Un cessate il fuoco, da solo, non equivarrebbe quindi alla pace. Per Kyiv, un accordo privo di deterrenza credibile rischierebbe di trasformarsi in una semplice pausa operativa prima di una nuova offensiva. Le garanzie potrebbero comprendere una presenza militare europea sostenuta dagli Stati Uniti attraverso intelligence, capacità aeree e altri strumenti, oltre alla progressiva integrazione dell’Ucraina nell’Unione Europea e, nel lungo periodo, nella NATO. È proprio questo sistema di sicurezza occidentale che Mosca potrebbe considerare incompatibile con i propri obiettivi.
La partecipazione di consiglieri per la sicurezza nazionale britannici, francesi e tedeschi ai colloqui di Kyiv segnala intanto un maggiore coinvolgimento europeo. Il ruolo dell’Europa sarebbe decisivo sia nel garantire militarmente un eventuale accordo sia nel sostenere la ricostruzione e la capacità difensiva ucraina. Per ora, tuttavia, Londra, Parigi e Berlino sembrano coinvolte nelle consultazioni più che nel negoziato formale.
La prosecuzione e, in alcuni settori, l’intensificazione dei combattimenti rimangono il principale indicatore della distanza tra diplomazia e realtà militare. Il test immediato sarà verificare se Mosca accetterà un incontro trilaterale con Ucraina e Stati Uniti e se accompagnerà il dialogo con misure concrete di de-escalation. In assenza di queste condizioni, l’attuale dinamismo diplomatico rappresenta soprattutto un rilancio del processo, non ancora un avanzamento verso una soluzione.
Fonte: RFE/RL – Autore: Alex Raufoglu
M.E.
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