La presenza di circa 1,5 milioni di ucraini in Polonia sta diventando un tema centrale della competizione politica in vista delle elezioni parlamentari dell’autunno 2027. Le formazioni nazionaliste e di estrema destra cercano di capitalizzare il malcontento legato ai sussidi sociali, ai costi dell’accoglienza e alle controversie storiche tra Varsavia e Kyiv.
Il cambiamento è particolarmente significativo perché la Polonia è stata uno dei principali sostenitori dell’Ucraina dall’invasione russa del 2022. Durante la campagna presidenziale del 2025, tuttavia, si è consolidata una retorica che descrive gli ucraini come un peso per le finanze pubbliche. Il presidente Karol Nawrocki ha inoltre revocato a Volodymyr Zelenskyy la massima onorificenza polacca dopo l’intitolazione di un’unità militare ucraina all’UPA, responsabile dell’uccisione di decine di migliaia di polacchi tra il 1943 e il 1945.
La memoria storica viene così trasformata in uno strumento di pressione politica. Esponenti di Law and Justice, Confederation e Confederation of the Polish Crown chiedono di subordinare gli aiuti militari a un cambiamento della politica memoriale ucraina. Alcuni settori dell’estrema destra arrivano inoltre a definire il governo di Kyiv un nemico. Questa radicalizzazione potrebbe indebolire la continuità del sostegno polacco all’Ucraina qualora il campo nazionalista ottenesse maggiore influenza dopo le elezioni.
Anche l’opinione pubblica mostra segnali di crescente distanza. Secondo i sondaggi CBOS, la simpatia verso gli ucraini è scesa dal 51% del 2023 al 29% nel gennaio 2026, mentre l’antipatia è salita al 43%. Le principali cause indicate sono le dispute sui massacri della Seconda guerra mondiale e sulla gestione della memoria storica, seguite dalle polemiche sull’accesso alle prestazioni sociali.
Alla polarizzazione politica si accompagna un deterioramento della sicurezza. Nei primi sei mesi dell’anno la polizia ha registrato 180 reati contro cittadini ucraini motivati dall’odio etnico, il 30% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Le testimonianze raccolte descrivono aggressioni verbali, intimidazioni e violenze fisiche, oltre a una crescente paura di parlare ucraino in pubblico. Il governo di Donald Tusk ha istituito 50 squadre specializzate nelle indagini sui crimini d’odio, ma ha anche ristretto l’accesso degli ucraini al welfare e adottato una linea severa sulle espulsioni.
Sul piano geostrategico, questa evoluzione rappresenta una vulnerabilità per l’asse Varsavia-Kyiv. Le tensioni storiche e sociali possono ridurre lo spazio politico per gli aiuti militari, complicare la cooperazione bilaterale e indebolire la coesione del fronte europeo favorevole all’Ucraina. La propaganda russa può inoltre amplificare queste fratture, presentando l’accoglienza degli ucraini come una minaccia economica e identitaria per la società polacca.
La sfida per il governo Tusk sarà separare la gestione legittima delle controversie storiche e delle politiche migratorie dalla strumentalizzazione dell’ostilità anti-ucraina. Se la questione diventerà stabilmente un’arma elettorale, la Polonia rischia di passare dal ruolo di principale retrovia strategica di Kyiv a quello di alleato internamente diviso, con conseguenze rilevanti per la sicurezza dell’intera Europa orientale.
Fonte: Politico – Autore: Wojciech Kość
M.E.
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