(Marco Emanuele)
The Global Eye è in partnership con SIOI – Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale
Digital Watch Observatory riporta che il vertice di Bishkek della Shanghai Cooperation Organization (SCO) pone il tentativo di trasformare l’organizzazione da piattaforma soprattutto politico-simbolica a strumento di coordinamento tecnologico e normativo tra potenze eurasiatiche. L’adozione di misure su intelligenza artificiale, centri regionali di elaborazione dati, capacità di calcolo e sicurezza informatica indica che i membri vogliono estendere la cooperazione oltre la sicurezza tradizionale, entrando in un terreno sempre più decisivo per sovranità digitale, competitività industriale e controllo dell’informazione.
Il punto centrale è che AI e infrastruttura dati diventano qui strumenti di potere regionale. La creazione di un quadro comune per data processing, sviluppo dell’industria dell’AI e cooperazione nell’information security suggerisce la volontà di ridurre dipendenze tecnologiche esterne e di costruire un ecosistema più autonomo rispetto agli standard dominati dall’Occidente. In questo senso, la SCO prova a inserirsi nella più ampia competizione globale sulla governance del digitale: non solo chi sviluppa la tecnologia, ma chi definisce regole, accesso ai dati e architetture di sicurezza.
C’è poi una dimensione politica importante. Proposte come un corpus dati multilingue SCO o piattaforme digitali regionali specializzate mostrano che alcuni membri vedono il digitale come leva per rafforzare l’integrazione interna dell’area e aumentare l’interoperabilità tra Stati con priorità economiche e linguistiche diverse. Ma questa ambizione si scontra con i limiti strutturali già noti della SCO: forti asimmetrie tra i membri, diffidenze reciproche e interessi nazionali spesso divergenti, soprattutto tra grandi attori come Cina, India e Russia.
In termini strategici, il valore del pacchetto approvato non sta tanto nell’impatto immediato, quanto nel fatto che la SCO cerca di istituzionalizzare una cooperazione digitale alternativa a quella occidentale. Se queste iniziative dovessero consolidarsi, potrebbero rafforzare nel medio periodo la capacità dei Paesi membri di coordinarsi su standard tecnologici, sicurezza dei dati, sorveglianza informativa e filiere dell’innovazione. In sintesi, la SCO tenta di ritagliarsi un ruolo non solo come foro geopolitico eurasiatico, ma come spazio di costruzione di una sovranità tecnologica condivisa, anche se resta da vedere quanto questa agenda riuscirà davvero a superare le rivalità interne che finora ne hanno limitato il peso strategico.



