(Marzia Giglioli)
C’è chi l’ha già battezzata la ‘NATO sunnita’. Pakistan, Arabia Saudita e Turchia hanno rafforzato il loro patto di sicurezza istituendo un segretariato durante nell’ incontro a Istanbul. E’ questo l’ulteriore passo dopo l’accordo, chiamato Alleanza di Difesa della Mecca,
siglato ad agosto per potenziare la reciproca difesa e che significa molto, specialmente perchè sottolinea che gli attuali rapporti di alleanza o di riferimento non sono più considerati così sicuri e che l’instabilità dell’ area mediorentale va affrontata con un’autonomia alternativa. E’ stato anche deciso che l’organismo, con sede in Arabia Saudita, sarà guidato per i primi tre anni da un segretario generale affidato al Pakistan.
Che si tratti di un avvertimento all’Iran e di una minaccia a Israele si vedrà nei fatti e nelle reazioni che verranno. Ci sarà inoltre da vedere quali altri Paesi aderiranno.
Ma è sicuramente un fatto che sancisce come la guerra in Iran stia generando molti effetti collaterali. Trump e Netanyahu non avrebbero certo immaginato un così repentino nuovo ordine regionale in Medio Oriente, molto diverso da quello ipotizzato con i vecchi Accordi di Abramo. Significa anche che la storica garanzia americana di protezione e controllo nella regione non è più ritenuta certa. Nasce invece, in risposta all’instabilità, un’alleanza sunnita di inedita potenza.
L’ accordo della Mecca vuol dire che, in caso di attacco, l’Arabia Saudita, il Pakistan e la Turchia unirebbero le loro capacità militari per difendersi.
Qualcuno ci vede un parallelismo con l’art. 5 della NATO ma l’equivalenza non deve essere spinta troppo oltre. La NATO dispone di strutture integrate, pianificazione, catene di comando e procedure sviluppate in decenni; il nuovo patto tra Ankara, Riad e Islamabad deve ancora trasformare una clausola politica in meccanismi militari ancora da definire.
Quello che è geograficamente evidente è che l’Iran è sostanzialmente accerchiato. E, vista la natura del patto, assolutamente difensiva, da ora in avanti i pasdaran dovranno valutare con attenzione prima di inviare nuovi missili contro gli impianti petroliferi arabi.



