Marco Emanuele (Consigliere della SIOI per l’Innovazione)
La metamorfosi coinvolge il complesso umano-planetario. Il che significa che occorre lavorare strategicamente sia rispetto all’evoluzione/involuzione della condizione umana che rispetto alle grandi sfide che viviamo. Tutto questo deve avvenire contemporaneamente: occorre un nuovo paradigma strategico (morale, culturale, politico, economico e giuridico), ciò che chiamiamo filosofia della storia.
Il tutto deve fondarsi sull’idea di unità integrata. Non unità come omologazione, livellamento delle differenze, ma valorizzazione del vincolo che ci lega, ciò che ci rende umanità (ciascuno in maniera originale e irripetibile). Il mondo è smontato perché, anzitutto, lo è l’uomo-in-sé: se noi umani non recuperiamo la consapevolezza di essere attori strategici nella complessità del reale, mettendo in campo la nostra ‘magnifica humanitas’ che comprende errori e contraddizioni, mai potremo contribuire alla costruzione di un sistema-mondo sostenibile dal punto di vista sistemico.
Ritrovare la nostra unità interiore e di azione non può prescindere dalla metamorfosi del pensiero. Scrive Edgar Morin: Il pensiero complesso mi conduceva a constatare che il modo di conoscere dominante era regolato da un paradigma (principio che regola l’organizzazione della conoscenza) che costringeva alla disgiunzione e alla riduzione, che impediva di comprendere la complessità del reale. Percepivo, dunque, sempre meglio, la necessità di un paradigma di congiunzione e di distinzione. (1)
Le parole di Morin colgono in pieno una necessità che ci conduce nel pieno della nostra responsabilità umana: ricongiungere ciò che è disperso. Pressoché in ogni ambito, viviamo nel pieno di tattiche separanti: siamo convinti, auto-ingannandoci, che sia continuando a separare i reciproci destini, elevando muri culturali e fisici, che ci salveremo e che potremo realizzare i nostri interessi particolari. Un mondo separato, a partire dall’uomo separato-in-sé, è destinato alla insostenibilità, al caos, al prevalere della legge della giungla.
Morin ci ricorda che è solo attraverso il pensiero complesso che possiamo, al contempo, ricongiungerci e salvare la nostra originalità (congiunzione e distinzione). Ciò che chiamiamo identità esiste solo in termini dinamici: il vincolo umano ci lega senza snaturarci ed è su questo punto che, proprio nel mondo di oggi, si apre la grande sfida.
Nella metamorfosi umano-planetaria, cambio di stato nella transizione da un ordine che conosciamo a un altro (ancora inedito) in formazione, è con il pensiero complesso (pensiero ricongiunto nella complessità del reale) che ogni luogo può diventare laboratorio di strategia.
Se pensiamo all’area del Mediterraneo (sempre più allargata e globale), nella quale si sono incontrate e hanno dialogato le civiltà, notiamo come essa sia diventata terra del caos, della forza-per-la-forza, del disprezzo per la vita umana, di radicalizzazioni, di mancanza di limite rispetto a tattiche di dominio da parte di attori statali e non statali (interni ed esterni all’area), di continuo ritorno di pratiche terroristiche, di persistenza di regimi autoritari e di progressiva degenerazione di esperienze democratiche: per responsabilità di tutti, l’area del Mediterraneo è in una fase di metamorfosi degenerativa. La naturale complessità mediterranea è diventata l’esatto contrario: ingovernabile complicazione sistemicamente insostenibile.
Gli appelli morali per la pace del Mediterraneo risultano ormai estremamente fragili. Serve un cambio di passo, la maturazione di una visione complessa che faccia i conti con le dinamiche di realtà, con le mediazioni possibili, guardando nell’oltre. Occorre comprendere che ciò che accade nel Mediterraneo non è metamorfosi regionale ma globale: se nessun luogo è distaccato dal resto, ogni luogo matura dinamiche particolari e non ripetibili altrove.
Il Mediterraneo è una sfida per la nostra identità globale. Figlio di tante vite, l’essere umano racconta d’infinite esperienze stratificate per secoli dentro di sé, meticcio come unicum inseparabile in essenza. Il Mediterraneo lacerato che vediamo oggi è tradimento della sua complessità: la questione è che è ciò che sta accadendo anche in numerose altre parti del mondo.
(1) Edgar Morin, L’avventura del Metodo. Come la vita ha nutrito l’opera, Raffaello Cortina Editore, 2023, p. 44



