(Marco Emanuele)
Il metodo proattivo è cammino incerto nella evoluzione/involuzione della condizione umana. Lo strumento di lavoro è l’intelligenza visionaria (spirituale, relazionale, connettiva, planetaria) e il contesto è la questione antropologica, particolarmente caratterizzata dall’avvento e dal consolidamento della rivoluzione tecnologica nella policrisi che attraversa il pianeta. Accanto a questo, in termini di giudizio storico, vi è la crisi de-generativa della governance globale e delle classi dirigenti.
Questo è, in estrema sintesi, il quadro di riferimento nel quale ripensare la cooperazione globale, re-istituendo paradigmi culturali e operativi. Oggi più che mai, osservando con realismo la situazione delle relazioni internazionali, ci troviamo sospesi: manca il respiro politico.
Chi, come lo scrivente, ha avuto la fortuna di incontrare veri maestri (ultimi, in ordine di tempo, Edgar Morin e Raimon Panikkar) è consapevole che la speranza ‘concreta’ deve informare ogni nostra attività, sapendo che l’essere umano ha in sé, accanto alla possibilità della propria auto-distruzione, quella della propria rinascita.
Se è impossibile definire l’uomo che verrà, possiamo seguire con profonda attenzione le dinamiche del ‘chi diventiamo’, avviando un interessante, e complesso, progetto di ricerca.
Qui poniamo un punto secondo noi essenziale: la libertà come liberazione. Avere visioni di liberazione significa camminare nella nostra libertà sostanziale, planetaria.
Il noi-umanità è unicum non separabile. È mosaico che si forma, condizione esistenziale mai uguale a se stessa, imperfetta, incerta, in perenne movimento e trasformazione. La libertà è ciò che continua a mantenerci umani insieme: oggi dovremmo domandarci da cosa e per cosa essere e diventare liberi. Siamo e diventiamo liberi nel ri-pensare la libertà in chiave planetaria: come liberazione, processo virtuoso.
Siamo liberi attraverso la tecnologia e, al tempo stesso, dobbiamo liberarci dalla tecnologia laddove essa diventi strumento di sorveglianza, di violenza, di dominio, di sopraffazione. Siamo liberi nella pace e, perché sia liberazione, dobbiamo ri-pensare il paradigma della pace stessa: non solo assenza di guerra ma condizione fondamentale per la costruzione della sostenibilità sistemica planetaria. Siamo liberi nello sviluppo ma, affinché la libertà si moltiplichi, il paradigma economico deve affrontare il rapporto tra capitalismo e architettura di governance globale. Siamo liberi attraverso regole che garantiscano e rafforzino un efficace diritto internazionale: liberazione avviene laddove le regole incontrano il talento della mediazione, cuore di un’attività diplomatica che sappia ricongiungere ciò che è disperso.
La libertà come liberazione permette il nostro cammino, apre visioni, rafforza l’intelligenza visionaria: pensare, anche nella libertà, solo al proprio particolare significa tradire il principio politico planetario di costruzione del bene comune globale.
(English version)
The proactive method is an uncertain path in the evolution/involution of the human condition. The working tool is visionary intelligence (spiritual, relational, connective, planetary), and the context is the anthropological question, particularly shaped by the advent and consolidation of the technological revolution within the polycrisis traversing the planet. Alongside this, in terms of historical judgment, there is the de-generative crisis of global governance and ruling classes.
This is, in brief, the frame of reference within which to rethink global cooperation, re-instituting cultural and operational paradigms. Today more than ever, observing the state of international relations with realism, we find ourselves suspended: political breath is lacking.
Those who, like the author, have had the fortune of encountering true masters — most recently Edgar Morin and Raimon Panikkar — are aware that ‘concrete’ hope must inform all our activity, knowing that the human being carries within, alongside the possibility of self-destruction, the possibility of rebirth.
If it is impossible to define the human being who is to come, we can follow with deep attention the dynamics of who we are becoming, launching an intriguing and complex research project.
Here we place what we consider an essential point: freedom as liberation. To have visions of liberation means walking within our substantial, planetary freedom.
The we-humanity is an inseparable unicum. It is a mosaic in formation, an existential condition never identical to itself — imperfect, uncertain, in perpetual movement and transformation. Freedom is what continues to keep us human together: today we should ask ourselves from what and for what we are and become free. We are and become free in re-thinking freedom in a planetary key: as liberation, a virtuous process.
We are free through technology and, at the same time, we must free ourselves from technology wherever it becomes an instrument of surveillance, violence, domination, and oppression. We are free in peace and, for peace to become liberation, we must re-think the very paradigm of peace: not merely the absence of war, but a fundamental condition for building planetary systemic sustainability. We are free in development, but for freedom to multiply, the economic paradigm must confront the relationship between capitalism and the architecture of global governance. We are free through rules that guarantee and strengthen effective international law: liberation occurs where rules encounter the talent of mediation — the heart of a diplomatic practice capable of rejoining what has been dispersed.
Freedom as liberation enables our journey, opens visions, and strengthens visionary intelligence: to think — even in freedom — only of one’s own particular interest means betraying the planetary political principle of building the global common good.
Il metodo proattivo / The proactive method
La questione antropologica / The anthropological question
Intelligenza visionaria e metodo / Visionary intelligence and method



