(Marco Emanuele – Consigliere della SIOI per l’Innovazione)
Condanniamo decisamente ogni atto d’intimidazione. Le minacce rivolte dall’Iran ai leader occidentali, compresa la nostra Presidente del Consiglio, fanno parte di una pericolosa escalation di violenza che sembra crescere e che tutti (qualunque sia il nostro ruolo) abbiamo la responsabilità di fermare, a partire dal linguaggio.
Laddove il Cardinale Pizzaballa si è espresso per una cultura di pace, noi ne sottolineiamo l’importanza rilanciando in termini di strategia. Occorre dire, con realismo, che in questa fase storica si ascolta ben poco di visionario, di politico. Il gioco è a chi minaccia di più, e ciò non porta nulla di buono: anzi, fa precipitare l’umanità e il pianeta in una spirale rischiosamente incontrollabile.
Serve una rinnovata presa di coscienza e di consapevolezza. Nella metamorfosi del mondo, cambio di era, il male esiste e lo conosciamo. Esiste sotto forma di ritorno del male banale, in ogni atto contrario al principio di umanità, generatore di ulteriore insostenibilità sistemica. E’ decisivo ripensare strategie di pace, restituendo alla parola un valore meno retorico e più pragmatico: il nuovo nome della pace è ‘servizio al bene comune’.
Questo è un punto d’innovazione strategico. La pace non è scelta da anime belle, ingenue, che si limitano a sognare un mondo diverso dall’attuale. La pace è presa d’atto che così non si può andare avanti, che siamo arrivati a un punto di non ritorno. Si sta avverando il paradosso di una umanità iper-tecnologizzata che ritorna alla preistoria della sua condizione.
Violenza chiama violenza. Assunto semplice quanto drammatico, dobbiamo farci i conti. Continuamente sentiamo esprimere la convinzione (facile auto-inganno) che vi sia una netta separazione tra un mondo del tutto buono impegnato in una crociata esistenziale contro un altro mondo del tutto cattivo. Questo è lo spirito antagonistico che si consolida, non solo a livello di dibattito politico ma nel profondo di noi. E’ l’anti-pace, va detto con chiarezza.
Il continuo antagonismo è già violenza. Ed è tipico di un pensiero lineare del tutto distaccato dalla realtà-che-evolve. E’ negazione della complessità del mondo e dei mondi, dell’incapacità di ricongiungere ciò che è disperso, di praticare arte diplomatica, di percorrere l’oltre. Nulla di ciò che accade è distaccato dal resto: eppure, ogni giorno, ascoltiamo predicatori della separazione, testimoni di paradigmi consumati, attori sul palcoscenico di un mondo ormai datato.
Se l’identità di ogni popolo va preservata, ‘contaminandosi’ nel reale planetario, a nulla servono tentativi di restaurazione praticati attraverso minacce guerreggiate, da chiunque provengano. La pace, cultura e strategia, chiede nuovi inizi: si mettano insieme quanti vogliono praticare il bene comune, unico antidoto al male che ci attraversa.



