Complessità e Metamorfosi – Global Trends (11 settembre 2026)

La giornata è inevitabilmente dominata dal venticinquesimo anniversario degli attentati contro gli Stati Uniti. La ricorrenza non richiama soltanto le vittime, ma impone un bilancio sull’ordine internazionale prodotto dalla “guerra al terrorismo”: al-Qaeda e Islamic State sono stati indeboliti, ma il jihadismo si è adattato; gli apparati di sicurezza sono diventati più efficaci, ma spesso al prezzo di diritti e legalità; le guerre iniziate dopo il 2001 hanno contribuito a una lunga stagione di frammentazione.

Accanto a questa eredità, emergono nuove forme di conflitto. L’Iran impiega l’intelligenza artificiale nella guerra cognitiva, gli Houthi avanzano verso uno dei principali passaggi marittimi mondiali, il Qatar cerca gas statunitense per compensare le capacità colpite, la Russia integra infrastrutture civili ucraine nel dispositivo di occupazione. La sicurezza non riguarda più soltanto la difesa dei confini, ma il controllo di narrazioni, energia, filiere e società. 

11 settembre: memoria, sicurezza e crisi della legalità

Nel ricordare le quasi tremila vittime provenienti dagli Stati Uniti e da oltre novanta Paesi, António Guterres ha ribadito che il contrasto al terrorismo resta un compito internazionale incompiuto. Il 2026 segna anche il ventesimo anniversario della UN Global Counter-Terrorism Strategy, nata per coordinare prevenzione, cooperazione e rispetto dei diritti.

Il bilancio dei venticinque anni successivi all’attacco resta però controverso. Esperti indipendenti delle Nazioni Unite denunciano come le “guerre al terrore” abbiano prodotto invasioni, occupazioni, torture, detenzioni segrete, sparizioni forzate, esecuzioni presentate come uccisioni mirate e processi incompatibili con gli standard ordinari di giustizia.

Il punto geostrategico è che una risposta fondata prevalentemente sull’eccezione ha eroso proprio le regole che avrebbe dovuto proteggere. La sicurezza ottenuta sacrificando stabilmente diritto e legittimità può ridurre alcune minacce immediate, ma alimentare nuovi risentimenti e indebolire l’ordine internazionale. 

Jihadismo: meno organizzazione, maggiore adattabilità

Al-Qaeda centrale è ormai l’ombra dell’organizzazione che progettò l’11 settembre, mentre lo Stato Islamico ha perso il proto-Stato costruito tra Iraq e Siria. La pressione militare e le eliminazioni mirate hanno ridotto le capacità dei vertici, senza però cancellare il progetto jihadista.

La minaccia si è trasferita verso affiliate regionali ed ecosistemi digitali. Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin nel Sahel, al-Shabaab in Somalia e Islamic State Khorasan Province rappresentano oggi nodi più dinamici delle organizzazioni centrali. Controllano territori, raccolgono risorse e possono sostenere operazioni transnazionali.

La propaganda online consente inoltre di radicalizzare sostenitori senza inserirli in una struttura formale. Video, meme, manuali e comunità cifrate trasformano risentimento, attrazione per la violenza e ricerca di riconoscimento in mobilitazione operativa. È il modello del terrorismo “fast-food”: rapido, poco costoso e non necessariamente fondato su una preparazione ideologica profonda.

Un singolo attentato conserva così una capacità strategica sproporzionata. Il 7 ottobre 2023 e l’attacco del 2025 in Kashmir hanno mostrato che la violenza terroristica può innescare guerre regionali o portare potenze nucleari sull’orlo dello scontro. La minaccia non è più quella di un’organizzazione onnipotente, ma di reti periferiche capaci di provocare conseguenze sistemiche.

Iran: l’IA industrializza la guerra cognitiva

Tre operazioni di influenza attribuite ad apparati iraniani avrebbero utilizzato Claude per costruire manuali, database dei pubblici, false identità, calendari di amplificazione e campagne multilingue. L’intelligenza artificiale non sarebbe servita soltanto a generare testi, ma a organizzare l’intera infrastruttura propagandistica.

Le reti avrebbero trasformato bollettini ufficiali in contenuti apparentemente prodotti da giornalisti, esperti o utenti indipendenti. Alcune informazioni sarebbero state attribuite falsamente a centri di ricerca occidentali per aumentarne la credibilità. Tra gli obiettivi figuravano oppositori iraniani, funzionari internazionali e comunità religiose.

L’elemento nuovo è la scala. L’IA permette a un apparato relativamente contenuto di operare in molte lingue, segmentare pubblici e simulare una pluralità spontanea di fonti. La propaganda statale diventa più economica, adattabile e difficile da attribuire, mentre le piattaforme private assumono un ruolo crescente nel contrasto alle operazioni di influenza.

Yemen: gli Houthi trasformano Bab al-Mandeb in un fronte globale

L’avanzata Houthi lungo la costa occidentale dello Yemen, con la conquista di Mocha e la pressione verso Dhubab e Mayun Island, aumenta la minaccia sullo Stretto di Bab al-Mandeb. Il passaggio collega il Mar Rosso e il Golfo di Aden ed è essenziale per i traffici fra Oceano Indiano, Canale di Suez e Mediterraneo.

La sua importanza è cresciuta dopo la contrazione dei transiti attraverso lo Stretto di Hormuz. L’Arabia Saudita ha deviato parte delle esportazioni petrolifere verso il Mar Rosso, rendendo la costa yemenita ancora più decisiva per il flusso dell’energia.

Un consolidamento Houthi consentirebbe all’organizzazione di integrare controllo territoriale, missili, droni e minaccia marittima. L’Iran disporrebbe così di una leva indiretta su due colli di bottiglia energetici, mentre Stati Uniti e alleati sarebbero costretti a distribuire le proprie capacità navali e antimissile su un teatro più ampio.

La dimensione umanitaria resta grave: combattimenti, arresti, incursioni contro abitazioni e pressioni sulle organizzazioni di assistenza alimentano nuovi sfollamenti. La popolazione civile paga il prezzo della trasformazione dello Yemen da guerra interna a cerniera della competizione regionale e della sicurezza commerciale mondiale.

Energia: il Qatar cerca negli Stati Uniti la capacità perduta

QatarEnergy sta negoziando contratti pluriennali per acquistare liquefied natural gas statunitense fino al 2031, così da compensare le capacità produttive danneggiate dagli attacchi iraniani. La prospettiva che le riparazioni richiedano anni mostra quanto le infrastrutture energetiche siano diventate bersagli strategici con conseguenze globali.

Il Qatar, tradizionale esportatore di LNG, potrebbe trasformarsi temporaneamente in acquirente di grandi volumi americani. Questo rovesciamento evidenzia la capacità degli Stati Uniti di utilizzare la propria produzione come riserva di sicurezza per gli alleati, rafforzando il peso geopolitico dell’energia statunitense.

La crisi ridisegna anche rotte, contratti e rapporti commerciali. Gli acquirenti asiatici ed europei potrebbero affrontare maggiore concorrenza per le forniture, mentre Washington acquisisce ulteriore influenza sui mercati. La resilienza energetica dipende ormai tanto dalla diversificazione degli impianti quanto da quella dei fornitori e delle vie marittime. 

Ucraina: l’occupazione incorpora le infrastrutture civili

Nei territori ucraini occupati, le autorità russe avrebbero convertito sanatori, strutture ricreative e parti della costa in installazioni a sostegno delle forze militari. La trasformazione mostra come l’occupazione non consista soltanto nel presidio armato, ma nella progressiva integrazione dello spazio civile nel dispositivo bellico.

Questo processo riduce la distinzione tra infrastruttura militare e civile, aumenta i rischi per la popolazione e rende più complessa una futura ricostruzione. Il controllo territoriale viene consolidato attraverso logistica, amministrazione e appropriazione delle risorse locali.

La militarizzazione del paesaggio ha inoltre una funzione politica: normalizza la presenza russa e modifica l’uso economico e sociale del territorio. Il tempo diventa così parte della strategia di occupazione, perché ogni struttura riconvertita rafforza la capacità di permanenza.

Cina: modernizzare le industrie storiche per risalire le catene del valore

Pechino punta a creare entro il 2030 imprese di livello mondiale e marchi riconosciuti, capaci di collocare i comparti industriali tradizionali nelle fasce intermedie e alte delle catene globali del valore. L’obiettivo è superare l’immagine della Cina come semplice piattaforma manifatturiera a basso costo.

Digitalizzazione, automazione e intelligenza artificiale vengono integrate nelle industrie mature per aumentarne produttività e contenuto tecnologico. Questa strategia può accrescere la pressione sui produttori occidentali non soltanto nei settori emergenti, ma anche in meccanica, materiali, beni di consumo e manifattura avanzata.

La politica industriale cinese lega quindi innovazione e sicurezza economica. Modernizzare i comparti storici significa sostenere occupazione, domanda interna ed esportazioni mentre aumentano restrizioni commerciali e tentativi occidentali di ridurre le dipendenze.

La chiave geostrategica della giornata

Sottolineiamo il passaggio da un’epoca dominata dalla “guerra al terrorismo” a un ambiente nel quale minacce tradizionali e nuove forme di potere si sovrappongono. Il jihadismo continua a operare attraverso reti e affiliate; Stati e proxy combattono per le rotte energetiche; l’intelligenza artificiale rende scalabile l’influenza; l’occupazione militare incorpora infrastrutture e popolazioni.

Tre linee di fondo emergono:

  • Il decentramento non equivale alla scomparsa della minaccia. Vale per il terrorismo, per la propaganda e per le reti armate regionali.
  • Le infrastrutture civili sono diventate obiettivi e strumenti strategici. Impianti energetici, rotte marittime, piattaforme digitali e strutture sociali determinano la capacità di resistere.
  • La legittimità è una risorsa di sicurezza. Violare diritti in nome dell’antiterrorismo o manipolare l’informazione può produrre vantaggi immediati, ma erode fiducia e stabilità nel lungo periodo.

Venticinque anni dopo l’11 settembre, la lezione più importante è che la superiorità militare non basta a governare minacce diffuse, adattabili e interconnesse. La sicurezza duratura richiede capacità operativa, legalità, resilienza sociale e istituzioni capaci di non trasformare la paura in una nuova fonte di instabilità.

Marco Emanuele

The Global Eye è in partnership con SIOI – Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale

Geostrategic magazine (11 september 2026)

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