Complessità e Metamorfosi – Global Trends (10 settembre 2026)

La giornata di oggi mostra un ordine internazionale nel quale conflitti, rivalità economiche e innovazione tecnologica convergono sulle stesse vulnerabilità. Rotte marittime, risorse minerarie, infrastrutture energetiche, reti digitali diventano terreni di competizione.

Il quadro è segnato da una contraddizione: gli Stati cercano maggiore autonomia, ma continuano a dipendere da connessioni che non controllano pienamente. Washington riduce alcune presenze militari ma teme nuove minacce terroristiche; l’Iran rafforza il controllo interno ma rischia l’isolamento; la Russia costruisce infrastrutture permanenti in Egitto; la crescita dell’intelligenza artificiale aumenta la pressione su rame, energia e sicurezza.

Afghanistan: normalizzazione economica senza riconoscimento politico

La visita a Kabul dell’ex inviato statunitense Zalmay Khalilzad, in occasione di un accordo energetico tra un gruppo saudita e le autorità talebane, ha riaperto il confronto sulla progressiva normalizzazione dell’Afghanistan. La prospettiva di investimenti per miliardi di dollari mostra che il regime può attirare capitali e interlocutori anche senza ottenere un pieno riconoscimento internazionale.

Il problema è il divario tra pragmatismo economico e condizioni interne. Le Nazioni Unite denunciano un ulteriore peggioramento della povertà e violazioni quotidiane dei diritti fondamentali. L’Afghanistan rischia così una normalizzazione selettiva, nella quale energia, sicurezza e interessi regionali prevalgono sulla pressione per l’inclusione politica e i diritti.

Per gli attori esterni, la cooperazione può servire a contenere instabilità, terrorismo e crisi umanitaria. Per i talebani, offre risorse e legittimazione indiretta senza richiedere necessariamente cambiamenti sostanziali. A venticinque anni dall’11 settembre, Kabul torna quindi al centro del dilemma tra isolamento inefficace e coinvolgimento privo di condizioni.

Terrorismo in Europa: dalla gerarchia all’ecosistema digitale

La minaccia terroristica in Europa non dipende più principalmente da organizzazioni verticali sul modello di al-Qaeda nel 2001. Oggi prevalgono reti frammentate, microgruppi, simpatizzanti autonomi e comunità digitali nelle quali propaganda, identità e conoscenze operative circolano rapidamente.

Il jihadismo resta la minaccia più rilevante, ma cresce la presenza di estremismi di destra, sinistra, anarchici, separatisti, nichilisti e complottisti. Le identità ideologiche diventano meno coerenti e più ibride: rabbia, umiliazione e risentimento possono unire ambienti formalmente opposti.

Gli strumenti a basso costo – coltelli, veicoli, dispositivi improvvisati e, in prospettiva, droni o armi stampate in 3D – riducono il tempo disponibile per prevenire gli attacchi. L’obiettivo dell’antiterrorismo non può più essere soltanto distruggere un’organizzazione, ma restringere l’ecosistema sociale e digitale che consente alla violenza di rigenerarsi. 

Iran: la sicurezza interna rischia di diventare chiusura nazionale

Il Parlamento iraniano sta discutendo una legge che imporrebbe autorizzazioni preventive per numerosi contatti con l’estero, comprese pubblicazioni, collaborazioni accademiche, interviste e partecipazioni a conferenze. Il progetto nasce dalle infiltrazioni straniere emerse durante le guerre recenti, ma amplia la controintelligence fino a investire la normale attività civile.

Il presidente del Parlamento Mohammad Baqer Qalibaf sostiene la necessità di rispondere alle preoccupazioni degli apparati di sicurezza, ma avverte che controllare ogni interazione significherebbe chiudere il Paese. Anche settori conservatori e il governo di Masud Pezeshkian temono conseguenze su ricerca, commercio e fuga dei cervelli.

La questione rivela una vulnerabilità profonda: l’incapacità di rendere impermeabili gli apparati viene compensata estendendo il sospetto alla società. Una simile risposta potrebbe aumentare il controllo nel breve periodo, ma indebolire innovazione, competitività e legittimità interna.

Iran e Stati Uniti: anche il dominio subacqueo diventa conteso

La cattura iraniana di un drone subacqueo Dive-LD statunitense offre a Teheran un’opportunità di analisi tecnologica e una vittoria propagandistica. Washington e Anduril hanno ridimensionato il valore del mezzo, descritto come un modello precedente e privo di apparecchiature classificate.

Il rischio riguarda soprattutto il reverse engineering delle componenti meccaniche e la possibilità che l’Islamic Revolutionary Guard Corps migliori i propri sistemi o sviluppi contromisure. Il precedente del drone stealth RQ-170, catturato nel 2011 e successivamente imitato dall’Iran, rende l’episodio più significativo.

La perdita evidenzia il rovescio dell’autonomia: un mezzo senza equipaggio riduce l’esposizione del personale, ma se viene recuperato intatto può trasformarsi in un trasferimento involontario di conoscenza all’avversario. Nel Golfo, la competizione tecnologica si estende così dai cieli e dalle rotte di superficie alle profondità marine.

Yemen: Bab al-Mandab diventa il nuovo baricentro energetico

Il ridimensionamento dei transiti attraverso lo Stretto di Hormuz ha accresciuto il valore strategico del Mar Rosso. L’Arabia Saudita ha deviato parte delle esportazioni petrolifere verso questa direttrice, rendendo Perim Island e lo Stretto di Bab al-Mandab ancora più importanti per la sicurezza energetica mondiale.

L’avanzata degli Houthi verso Mocha e il raggruppamento delle forze yemenite sulla costa occidentale indicano che il controllo del litorale può condizionare sia il traffico commerciale sia la capacità saudita di aggirare Hormuz. Un’eventuale pressione simultanea sui due stretti creerebbe un rischio sistemico per l’offerta petrolifera.

Lo Yemen non è quindi soltanto un teatro periferico o una guerra civile irrisolta. È uno snodo della competizione tra Iran, Arabia Saudita e Stati Uniti, capace di influire direttamente sui prezzi energetici e sulle rotte tra Asia, Europa e Mediterraneo.

Libia: l’accordo elettorale apre una finestra ancora fragile

L’intesa del 30 agosto tra i blocchi politici rivali modifica la composizione della commissione elettorale e le regole per elezioni parlamentari e presidenziali da tenersi entro due anni sotto un governo unificato. UN Security Council ha accolto positivamente il risultato raggiunto attraverso la mediazione di UNSMIL.

Il compromesso supera ostacoli procedurali importanti, ma non risolve la frammentazione militare, economica e territoriale. La vera prova sarà convincere governi, assemblee e gruppi armati ad accettare regole e risultati che potrebbero ridurne il potere.

La fiducia della popolazione resta debole, mentre le molestie online contro le donne impegnate nella vita pubblica limitano l’inclusività del processo. Le elezioni potranno ricostruire la sovranità soltanto se accompagnate dall’unificazione delle istituzioni e da garanzie effettive di sicurezza.

Russia ed Egitto: infrastrutture permanenti lungo il Canale di Suez

La Russian Industrial Zone nella Suez Canal Economic Zone e la centrale nucleare di El-Dabaa costituiscono i due pilastri della presenza russa in Egitto. La zona industriale, articolata tra East Port Said e Ain Sokhna, collocherà attività russe alle due estremità del Canale di Suez; l’impianto di Rosatom creerà invece una dipendenza tecnologica, finanziaria e nucleare pluridecennale.

Mosca occupa settori nei quali può offrire condizioni difficilmente replicabili, soprattutto il nucleare finanziato dallo Stato. L’Unione Europea interviene invece sulle rinnovabili e sulla modernizzazione delle reti, consentendo al Cairo di diversificare i partner senza scegliere apertamente un campo.

L’Egitto pratica così un equilibrio pragmatico tra Russia, Europa e Stati Uniti. Resta però sospeso l’accordo commerciale con l’Eurasian Economic Union: una sua riapertura segnalerebbe il passaggio dalla cooperazione su singoli progetti a un orientamento politico più strutturato verso Mosca.

Ucraina: reclutamento straniero e industrializzazione della manodopera bellica

La denuncia di Amnesty International sul reclutamento russo di cittadini provenienti da Paesi a basso reddito evidenzia una nuova dimensione della guerra. Promesse ingannevoli, coercizione e sfruttamento delle vulnerabilità economiche sarebbero stati utilizzati per portare cittadini di Sri Lanka, Sierra Leone, Somalia e altri Paesi verso il fronte.

Questa pratica consente alla Russia di ampliare la disponibilità di personale riducendo parte dei costi politici interni della mobilitazione. Al tempo stesso, internazionalizza il bacino umano del conflitto e trasferisce i rischi sulle fasce più vulnerabili della mobilità globale.

La guerra diventa così anche un mercato transnazionale del lavoro coercitivo, nel quale povertà, migrazione e disinformazione vengono convertite in capacità militare.

Abkhazia: il declino russo apre uno spazio alla Turchia

La crescente attenzione di gruppi della diaspora e oppositori abkhazi verso la Turchia segnala una possibile diversificazione delle relazioni esterne di Sukhumi. La riduzione della capacità russa di garantire risorse e influenza apre spazi ad Ankara, sostenuta dai legami storici con la diaspora caucasica e dalla proiezione sul Mar Nero.

Per la Georgia, la prospettiva è ambivalente. Una minore dipendenza abkhaza da Mosca potrebbe creare nuovi canali di interlocuzione, ma un coinvolgimento turco non coordinato con Tbilisi rischierebbe anche di consolidare l’autonomia di fatto della regione.

Il caso mostra come l’indebolimento di una potenza dominante non produca automaticamente reintegrazione o stabilità: spesso favorisce l’ingresso di nuovi attori e la formazione di equilibri più complessi.

Rame: il boom dell’IA entra nella geopolitica delle materie prime

Il prezzo del rame ha raggiunto livelli record, sostenuto dalla domanda di veicoli elettrici, reti e data center per l’intelligenza artificiale. La produzione mineraria globale è diminuita dell’1,1% nella prima metà del 2026, mentre il Cile, principale produttore mondiale, ha registrato una contrazione del 6,6%.

L’incertezza sui possibili dazi statunitensi ha aggravato la pressione. Grandi quantità di metallo sono state trasferite negli Stati Uniti in previsione delle tariffe, riducendo la disponibilità altrove e producendo distorsioni. La componente speculativa può provocare correzioni, ma elettrificazione e infrastrutture digitali mantengono elevata la domanda strutturale.

Il rame diventa così un termometro della convergenza tra transizione energetica e corsa all’IA. La sua disponibilità influirà sui costi di reti, veicoli, edifici e capacità di calcolo, mentre i Paesi produttori acquisiranno maggiore peso negoziale.

Intelligenza artificiale: crisi di legittimità e competizione strategica

L’industria dell’IA affronta due percezioni opposte. Per molti utenti, i sistemi attuali sono strumenti utili ma non rivoluzionari; per alcuni ricercatori dei laboratori di frontiera, la loro evoluzione potrebbe generare rischi estremi. Questa distanza rende poco credibile sia la promessa di trasformazione immediata sia l’allarme catastrofico formulato dalle stesse aziende che accelerano lo sviluppo.

Negli Stati Uniti cresce una reazione bipartisan, alimentata da timori su lavoro, data center, consumi energetici e perdita di controllo. Il settore rischia di non poter più determinare autonomamente tempi e regole della propria espansione.

La competizione con la Cina rende però difficile rallentare. Washington accusa sei società cinesi di avere estratto su scala industriale capacità da modelli americani attraverso miliardi di token e milioni di richieste. La distillazione diventa quindi una questione di sicurezza economica: consente ai concorrenti di ridurre costi e tempi, attenuando l’effetto delle restrizioni sui chip avanzati.

La corsa all’IA è ormai combattuta su tre fronti: capacità tecnologica, protezione dei modelli e consenso politico. Perdere uno di questi elementi può compromettere anche gli altri due.

La chiave geostrategica della giornata

Si delinea una trasformazione del potere fondata sul controllo degli spazi di passaggio: Bab al-Mandab per l’energia, il Canale di Suez per industria e commercio, il sottosuolo marino per la sorveglianza, le piattaforme digitali per la radicalizzazione, le miniere per la transizione tecnologica.

Tre tendenze emergono:

  • Le infrastrutture civili diventano strategiche. Porti, centrali nucleari, data center, reti elettriche determinano la capacità degli Stati di resistere alle crisi.
  • Le potenze sfruttano le vulnerabilità altrui. La Russia recluta nei bacini di povertà, l’Iran usa rotte e controllo interno, mentre gli attori tecnologici cercano di appropriarsi delle capacità dei concorrenti.
  • La sicurezza può distruggere ciò che intende proteggere. Leggi invasive, militarizzazione delle rotte e sviluppo incontrollato dell’IA possono indebolire diritti, fiducia e resilienza.

La competizione globale non riguarda più soltanto territori e arsenali. Riguarda la possibilità di controllare flussi di energia, capitale, dati, persone. La potenza appartiene sempre più a chi riesce a proteggere le proprie connessioni senza trasformarle in nuove dipendenze o chiusure.

Marco Emanuele

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Geostrategic magazine (10 september 2026)

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