Gli Houthi accendono un nuovo fronte sul Mar Rosso conquistando Mocha.
Per Al Jazeera si tratta di uno sviluppo di primo piano: il controllo di Mocha permette agli Houthi di tagliare la strada verso Taiz e di consolidare la presa sull’intera costa yemenita del Mar Rosso. A differenza dello Stretto di Hormuz, largo circa 50 chilometri, Bab el-Mandeb misura appena 20 chilometri: un restringimento che permetterebbe ai ribelli di minacciare il traffico navale anche solo con l’artiglieria, senza bisogno di missili o droni.
l petrolio schizza sopra i 100 dollari, una quotazione che non si era vista neppure nei momenti peggiori della guerra scatenata dagli Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Ci è invece arrivato nelle ultime ore – e vi sta rimanendo saldamente, dopo la conquista ad opera del movimento terroristico yemenita Houthi dell’ antica città saudita.
Ed è’ proprio Al-Mokka a essere strategica per il controllo dello stretto di Bab al Mandeb attraverso il quale si passa dalle acque del Golfo a quelle del Mar Rosso e al canale di Suez. Un “gemello”, in senso inverso, dello Stretto di Hormuz oggi conteso tra Stati Uniti e Iran.
Due stretti nei quali transitano più dei due terzi del petrolio e delle merci mondiali che potrebbero finire sotto il controllo dell’Iran e del loro “proxy” più attivo, il movimento yemenita degli Houthi.
Lo Yemen, dicono gli esperti, per l’Arabia Saudita non è soltanto un confinante, è una questione di “sicurezza nazionale”. Il governo nazionale yemenita, sostenuto dai generosi aiuti e finanziamenti dall’Arabia Saudita, è a più di vent’anni in guerra con gli Houti, che controllano vaste zone del Paese e addirittura la capitale Sanaa. Tra il 2015 e il 2022 molte città saudite hanno subito attacchi, prima razzi poi droni e missili, con cadenza almeno settimanale. La destabilizzazione provocata prima dall’attacco di Hamas a Israele, e poi dal conflitto Usa-Israele-Iran è aumentata e molte alleanze che sembravano ferree stanno cambiando.
Le reti di cooperazione e le alleanze di difesa costruite in anni recenti dai diversi Paesi spingono gli esperti ad affermare che “ora è particolarmente forte il rischio di nuove guerre”. Centri studi denunciano che gli Houti hanno dato impulso a una cooperazione tra Mar Rosso e Golfo di Aden “per scambi di armi, tecnologie e addestramento, profitti e penetrazione geostrategica”. Scambi ci sono con gli Shabaab somali (affiliati ad al-Qaeda) e con la componente islamista dell’esercito del Sudan. Gli Houthi hanno rafforzato anche la cooperazione con le milizie sciite irachene di Resistenza Islamica in Iraq.
I contatti tra i Paesi della confederazione del Golfo, a seguito della minaccia iraniana e da ultimo anche della decisione degli Stati Uniti di ridurre progressivamente gli aiuti, hanno portato alla creazione di nuove strutture di difesa. Riyadh ha formalizzato prima la Mecca Defence Alliance (con Pakistan e Turchia) poi la Multinational Maritime Defense Alliance (anche questa con Pakistan e Turchia tra i partecipanti). Gli Houthi e l’Iran, che li sostiene, hanno però proseguito l’escalation.
Carlo Rebecchi



