Iran, l’intelligenza artificiale diventa l’infrastruttura della guerra cognitiva

Anthropic ha disattivato tre operazioni di influenza riconducibili ad apparati statali iraniani che avrebbero utilizzato il sistema Claude per progettare campagne propagandistiche, nascondere l’origine governativa dei messaggi e raggiungere pubblici internazionali in più lingue.

Gli account sarebbero collegati a soggetti operanti per tre istituzioni: Islamic Culture and Communications Organization, Islamic Propaganda Office of Khorasan Razavi e Bina Cultural Observatory dell’Islamic Propaganda Organization. Gli operatori avrebbero definito le attività come parte di una “guerra morbida” o “guerra cognitiva” volta a orientare l’opinione pubblica in Iran e all’estero.

Una struttura operativa costruita con l’IA

Claude non sarebbe stato impiegato soltanto per scrivere contenuti, ma come principale livello amministrativo e operativo delle campagne. Il sistema avrebbe contribuito a realizzare:

  • manuali operativi e dottrinali;
  • architetture organizzative e portafogli di progetti;
  • banche dati dei pubblici da colpire;
  • sistemi di identità digitali e false personalità;
  • protocolli di allerta e calendari di amplificazione;
  • documenti di pianificazione destinati agli apparati statali.

L’IA avrebbe così permesso di concentrare in un solo strumento attività che normalmente richiederebbero analisti, traduttori, coordinatori e specialisti dei social media. La rilevanza strategica non risiede pertanto nel singolo contenuto generato, ma nella possibilità di industrializzare l’intero ciclo dell’influenza informativa.

Messaggi statali travestiti da opinioni indipendenti

Una priorità delle reti era occultare la provenienza istituzionale della propaganda. Gli operatori avrebbero utilizzato Claude per produrre post attribuibili in apparenza a scrittori stranieri, mezzi d’informazione indipendenti o utenti comuni. Anche le campagne di hashtag erano progettate per sembrare fenomeni spontanei.

La formula attribuita a un operatore sintetizza questa strategia: gli addetti culturali non avrebbero dovuto presentarsi come narratori, ma agire come registi invisibili delle narrazioni. È il principio del riciclaggio dell’attribuzione, attraverso il quale un messaggio governativo viene separato dalla propria origine per aumentarne credibilità e diffusione.

I contenuti venivano distribuiti su Eitaa, Bale e Rubika, oltre che su X, Instagram, Telegram, TikTok e YouTube. Parte del materiale sarebbe circolata anche attraverso canali vicini alle narrazioni dell’Islamic Revolutionary Guard Corps.

Propaganda multilingue e obiettivi internazionali

Bollettini ufficiali dell’intelligence iraniana sarebbero stati trasformati in contenuti destinati a pubblici differenti in farsi, arabo, urdu, malese, spagnolo e inglese, con l’obiettivo di arrivare a venti lingue.

Una delle operazioni avrebbe prodotto documenti ministeriali relativi a un portafoglio internazionale articolato in nove componenti. Un’altra, attiva a Mashhad con il nome “Manjanegh” o “Catapult”, avrebbe coordinato decine di attivisti per ripubblicare informazioni dei servizi di sicurezza attraverso identità non riconducibili agli apparati, sostenendone la diffusione con campagne a pagamento su oltre cento canali iraniani.

Un soggetto collegato al Bina Cultural Observatory avrebbe inoltre generato messaggi con la voce istituzionale di un portavoce dell’IRGC. Durante la guerra del 2026 tra Stati Uniti, Israele e Iran, la rete avrebbe attribuito falsamente alcune valutazioni a CSIS, Brookings e RAND, sfruttando il prestigio di istituzioni occidentali per rendere più credibili le narrazioni iraniane.

Tra gli obiettivi figuravano funzionari internazionali, oppositori iraniani e la comunità Baha’i. L’uso di identità sintetiche e distribuzione coordinata mirava a creare una falsa pluralità di fonti attorno agli stessi contenuti.

Elusione dei controlli e limiti operativi

Poiché l’accesso a Claude dall’Iran è bloccato, gli operatori avrebbero utilizzato VPN e numeri telefonici stranieri per registrare e verificare gli account. Avrebbero però rivelato ripetutamente nelle conversazioni informazioni sulle proprie sedi, funzioni e organizzazioni.

Documenti con intestazioni istituzionali e informazioni pubblicamente disponibili avrebbero permesso ad Anthropic di collegare gli account agli apparati coinvolti. L’azienda li ha successivamente esclusi dalla piattaforma e ha condiviso le informazioni con partner industriali e di ricerca.

Il caso mostra che gli strumenti di IA possono aumentare la scala e la velocità delle operazioni, ma non eliminano gli errori umani. Gli operatori continuano a lasciare tracce linguistiche, documentali e comportamentali utili per l’attribuzione.

La prospettiva geostrategica

L’episodio segna il passaggio dalla propaganda assistita dall’IA alla propaganda amministrata attraverso l’IA. Il modello non serve soltanto a produrre testi: struttura campagne, segmenta pubblici, coordina identità, traduce materiali e pianifica la distribuzione. In questo modo, anche apparati con risorse limitate possono sostenere operazioni multilingue e permanenti.

Per l’Iran, la guerra cognitiva rappresenta uno strumento asimmetrico con cui compensare l’inferiorità economica e militare, influenzare le proprie comunità all’estero e contestare le narrazioni occidentali. L’occultamento dell’origine statale permette inoltre di sfruttare l’apertura delle piattaforme democratiche evitando i costi reputazionali della comunicazione ufficiale.

Per le aziende tecnologiche, il caso conferma una responsabilità crescente nella sicurezza internazionale. Controllo degli accessi, rilevamento delle reti coordinate, analisi comportamentale e condivisione delle informazioni diventano parte della difesa contro le operazioni statali. Resta tuttavia necessario evitare che queste misure compromettano utenti legittimi, ricerca e libertà di espressione.

La minaccia principale non è il singolo contenuto falso, ma la capacità dell’IA di trasformare una struttura propagandistica in un sistema scalabile, multilingue e apparentemente decentralizzato. La competizione informativa entra così in una fase nella quale distinguere opinioni autentiche, identità sintetiche e campagne statali diventa sempre più difficile.

Fonte: Al Arabiya

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Geostrategic magazine (11 september 2026)

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