CORD, un’infrastruttura digitale aperta per la resilienza costiera in Asia

Il Coastal & Ocean Resilience Data Collaborative (CORD) sta sviluppando un’infrastruttura digitale pubblica e aperta per rafforzare la resilienza delle comunità costiere nell’Asia meridionale e sud-orientale. Il progetto, guidato da CivicDataLab e sostenuto dall’UNESCO, punta a superare la frammentazione delle informazioni utilizzate nella gestione dei rischi climatici e marittimi.

La piattaforma integra dati oceanografici, meteorologici, socioeconomici, infrastrutturali e finanziari, insieme alle segnalazioni provenienti dai cittadini. Le informazioni raccolte da amministrazioni pubbliche, organismi regionali e comunità locali vengono standardizzate e rese interoperabili, così da produrre valutazioni quasi in tempo reale su pericoli, vulnerabilità ed esposizione.

CORD viene progettato con il coinvolgimento di pescatori, marittimi, istituzioni, università e organizzazioni della società civile. L’impiego di intelligenza artificiale responsabile e strumenti analitici dovrebbe sostenere la pianificazione delle infrastrutture, il finanziamento pubblico, la tutela sanitaria, la riduzione del rischio di disastri e l’adattamento climatico.

Il riconoscimento ottenuto nell’ambito del Decennio delle scienze oceaniche delle Nazioni Unite ha inserito il progetto in una rete più ampia di condivisione dei dati e sviluppo delle competenze. Nel luglio 2026, il gruppo di CORD e l’ufficio del Decennio dedicato alla condivisione dei dati oceanici hanno discusso possibili collaborazioni: dall’accesso a formazione tecnica e comunità di pratica sull’IA responsabile al collegamento con archivi come INCOIS/NODC e Argo, fino al contributo ai Blueprints del 2027.

Sul piano geostrategico, CORD risponde a una vulnerabilità strutturale delle regioni costiere asiatiche: la dispersione dei dati tra enti pubblici, centri di ricerca e soggetti privati limita la capacità di anticipare emergenze e indirizzare investimenti. Un sistema aperto e interoperabile può migliorare il coordinamento transfrontaliero, ridurre le asimmetrie informative e rafforzare l’autonomia decisionale dei Paesi più esposti agli effetti del cambiamento climatico.

L’iniziativa segnala inoltre un’evoluzione del concetto di infrastruttura pubblica digitale, tradizionalmente associato a identità elettronica e agamenti. Applicato alla governance ambientale, questo modello trasforma i dati oceanici in un bene pubblico strategico. La sua efficacia dipenderà, tuttavia, dalla qualità delle informazioni, dalla continuità dei finanziamenti, dalla rappresentanza effettiva delle comunità locali e da regole condivise sull’uso responsabile dell’IA.

Fonte: Digital Watch Observatory

M.E. 

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Geostrategic magazine (7 september 2026)

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