Guerre e clima, mai così alti i prezzi delle materie prime alimentari

(Marzia Giglioli)

I prezzi alimentari globali hanno raggiunto il livello più alto degli ultimi tre anni e mezzo, spinti al rialzo dai costi delle colture influenzati dalle ondate di caldo estive e dai conflitti in Ucraina e in Medio Oriente.

L’indice dei prezzi delle materie prime alimentari della FAO è salito il mese scorso al livello massimo come non accadeva dal gennaio 2023. In netto aumento le quotazioni di cereali, zucchero e oli vegetali.

Secondo la FAO, ad incidere ulteriormente sono ora le ondate di caldo che hanno penalizzato le produzioni del grano in diversi paesi produttori chiave, anche i prezzi dello zucchero sono lievitati a causa dei timori legati al “persistere di condizioni meteorologiche calde e secche che incidono sulle rese delle colture nell’Unione Europea e ai danni provocati da El Niño, che non accenna a diminuire”.

L’indice, che monitora le variazioni mensili di un paniere di prodotti alimentari oggetto di scambi internazionali, è salito a 131,1 punti a luglio, rispetto ai 130,3 di giugno.

I dati particolareggiati hanno evidenziato un aumento del 3,4% su base mensile dei prezzi dei cereali a luglio, trainato in particolare da un rincaro del 5,8% delle quotazioni globali del grano. A spingere i prezzi verso l’alto hanno contribuito le persistenti interruzioni dei flussi di esportazione dal Mar Nero e i danni alle infrastrutture logistiche, causati dall’intensificarsi degli attacchi tra Russia e Ucraina.

Si stima che l’ondata di caldo estremo che ha colpito l’Europa a giugno – aggravata dalle emissioni di carbonio – abbia costretto i produttori di cereali a distruggere 9 milioni di tonnellate di raccolti, tra cui grano, orzo, mais e avena.

I prezzi dello zucchero sono balzati a loro volta del 5,6% (sempre nel mese di luglio) e i prezzi degli oli vegetali sono aumentati del 2%.

Anche il conflitto che coinvolge l’Iran ha contribuito a far lievitare i prezzi dei prodotti alimentari negli ultimi mesi, dato che circa un terzo della produzione mondiale di fertilizzanti transita attraverso lo Stretto di Hormuz.

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