(Marco Emanuele – Consigliere della SIOI per l’Innovazione)
E’ giusto proteggere i più fragili e indifesi dagli eccessi della rete: la Francia, come ha scritto Marzia Giglioli su queste pagine, ha approvato una legge per impedire l’accesso ai social network per gli under 15. Il provvedimento, da approfondire, impone molte domande se commentato con le lenti del pensiero complesso.
Costruire il bene comune è operazione complessa, articolata, che muove nelle tante dinamiche e contraddizioni di realtà, che sono le nostre. In generale, il solo divieto non è mai risolutivo: è impedendo qualcosa, infatti, che si genera il bisogno di aggirare l’ostacolo. Se occorre proteggere, in parallelo occorre riflettere strategicamente e dentro la grande questione antropologica che si è aperta, non da oggi, con il consolidamento della inarrestabile rivoluzione tecnologica.
Viviamo in una condizione ‘onlife’. Nulla succede solo in rete e nulla succede solo fuori da essa: siamo dentro un’unica realtà, inseparabile nelle sue dimensioni. Ciò, evidentemente, complica la situazione, rende più difficile l’educazione in un quadro generale in continua metamorfosi. L’educare deve porsi sulla frontiera di ciò che accade, non rimanere ancorato a visioni lineari né a valori retoricamente declamati ma di fatto inascoltati nelle coscienze e consapevolezze dei più giovani. In sostanza, i principi di bene comune devono essere ripensati a vantaggio di una umanità che non è più quella di qualche decennio fa.
I nostri figli e nipoti praticano e cercano linguaggi sempre nuovi, pur vivendo – nel profondo – gli stessi disagi e le stesse speranze di chi li ha preceduti. Gli strumenti della rivoluzione tecnologica si sono rivelati straordinari mezzi d’innovazione: ma è proprio il senso e significato della parola a dover cambiare. Innovare, infatti, non è solo un problema tecnico. Mai come oggi, il medium non è solo il messaggio ma diventa luogo della costruzione/distruzione di sé. La vita onlife è vissuta senza essere compresa: limitarsi a operare semplicistici divieti è un pò resa all’evidenza, recupero lineare di paradigmi superati e applicati nell’oltre.
Molti giovani, fortunatamente, scelgono di vivere la complessità della vita e colgono il bisogno di porre limiti naturali, esistenziali, alla propria presenza in rete. Ma tanti altri, magari nel silenzio, vivono un disagio inascoltato e restano in balìa di una tempesta che rischia di travolgerli. L’educazione, nella condizione onlife, deve finalmente fare i conti con la realtà umana in metamorfosi, non fermandosi a scrivere leggi o linee guida che ben pochi incarnano.
Per concludere, la costruzione del bene comune ha bisogno di una umanità consapevole e responsabile. Tutti dovremmo capire che l’espressione ‘questione antropologica’ richiede un lavoro profondo nell’humanitas che, via rivoluzione tecnologica, diventiamo: per conservarla magnifica, e progettante.



