L’ignoranza impotente della guerra

(Marco Emanuele – Consigliere della SIOI per l’Innovazione) 

Mentre il Papa scrive di ‘magnifica humanitas’ ed evoca il senso del limite, guerra e violenza proliferano. Gli appelli dei Sacri Palazzi si calano in un mondo smontato, radicalizzato, atomizzato.

Dai quadranti medio-orientale e ucraino vengono le ‘solite’ notizie di escalation. La guerra è ignorante perché si colloca fuori dal senso di umanità (lo ignora), ultima spiaggia che diventa normalità. E l’ignoranza è impotente perché priva tutto e tutti di potenza, qui intesa come generatività, talento del ri-creare.

L’innovazione muore nella proliferazione del male, da chiunque provenga. Iper-tecnologizzati, torniamo alla preistoria della nostra condizione. Ma non basta evocare la pace, pregare per essa, urlare nelle piazze: serve lavorare insieme per il bene comune, costruire e ricostruire per ritrovare la luce in questi tempi bui.

La guerra ci appartiene. Se nessuno ha il diritto di auto-definirsi come portatore indiscutibile ed esclusivo del bene, ‘giocando’ pericolosamente a farsi Dio, tutti abbiamo la responsabilità di operare de-escalation, fin dal linguaggio che utilizziamo: la guerra, infatti, è dato del tutto umano, convinzione irricevibile che la forza per la forza (il caos non creativo) serva a rimodellare l’ordine planetario. Errore fatale: è proprio il caos a peggiorare l’insostenibilità sistemica che riguarda tutti e che ci pone in evidente pericolo.

Le cronache quotidiane sono armate. Se, come sostiene Leone XIV, abbiamo bisogno di una pace disarmata e disarmante, compito di chi (come noi) è parte del dibattito pubblico è di abbassare i toni, ponendo con ragione e convinzione il ritorno all’umano nei futuri già presenti. L’ignoranza prolifera nella restaurazione: se l’oltre è già qui, aiutiamoci a costruirlo.

 

Global news (19 july 2026)

 

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