(Marco Emanuele)
Sempre di più, torna la religione. Torna nelle crociate vestite da terzo millennio, tecnologicamente avanzatissime. Torna, altresì, nelle parole e negli atti di alcuni ‘tech leader’.
Abbiamo già scritto che Dio, quello spogliato da ogni strumentalizzazione, nudo nel senso di essenzialmente potente, non vuole violenza e guerra. Evocarlo a tal fine è già bestemmia. Eppure ogni giorno assistiamo a ‘impotenze’ cruente sui campi di guerra ‘onlife’, presunti suggerimenti divini a leader ispirati o ad altri ‘biblicamente eletti’ per dominare.
La strumentalizzazione di Dio è rischio oggettivo. Lo è in guerra, giustificazione di scelte del tutto umane. Lo è rispetto alla rivoluzione tecnologica.
Addirittura alcuni evocano l’Anticristo, presumibilmente sentendosi portatori di una Verità indiscutibile. Se il progresso tecnologico è inarrestabile, non foss’altro perché accompagna l’uomo fin dall’inizio della sua avventura nel mondo, altra crociata si apre. E riguarda la governance della trasformazione indotta dalle tecnologie della nuova ondata: giammai regolamentare, dicono gli alfieri di una religione tecnologica che vorrebbero presenze diaboliche ovunque si tenti di operare, senza pensare di bloccare l’innovazione, per mediare tra opportunità e rischi. Ma Cristo non c’entra.
Come per la guerra, così in campo tecnologico, l’esaltazione religiosa e la sovrapposizione tra religione e fini terreni nascondono altro. Occupazione e ridefinizione delle sfere d’influenza nel primo caso, accordi miliardari nel secondo. Ma anche, nel secondo caso, la saldatura – a nostro avviso insostenibile – tra le prospettive del rapporto uomo-macchina (dell’uomo che diventa) e una cultura reazionaria. Così si realizzerebbe, finalmente per alcuni (alfieri della nuova fede capitalistica), la sostituzione di Dio con un Uomo senza alcun limite. Senza antagonismi, è necessario pensare complesso: se Dio è in noi, la nostra finitezza (e non la nostra moralità) è limite virtuoso.
(English Version)
Religion is making a comeback, more and more. It is returning in the form of technologically advanced “third-millennium crusades”. It is also returning in the words and actions of certain “tech leaders”.
We have already written that God—stripped of all exploitation, naked in the sense of being essentially powerful—does not want violence or war. To invoke Him for such purposes is already blasphemy. Yet every day we witness bloody “power struggles” on the “onlife” battlefields, supposed divine suggestions to inspired leaders or other “biblically chosen” ones to dominate.
The instrumentalization of God is an objective risk. It is so in war, as a justification for entirely human choices. It is so with regard to the technological revolution.
Some even invoke the Antichrist, presumably feeling themselves to be bearers of an indisputable Truth. If technological progress is unstoppable—if only because it has accompanied humanity since the beginning of its adventure in the world—another crusade begins. And it concerns the governance of the transformation driven by the technologies of the new wave: never regulate, say the standard-bearers of a technological religion who would see diabolical forces wherever one attempts to act, without considering the need to curb innovation, in order to balance opportunities and risks. But Christ has nothing to do with it.
As with war, so in the technological realm, religious exaltation and the overlap between religion and earthly goals conceal something else. Occupation and the redefinition of spheres of influence in the first case, billion-dollar deals in the second. But also, in the second case, the fusion—in our view unsustainable—between the prospects of the human-machine relationship (of the human becoming) and a reactionary culture. Thus, for some (the standard-bearers of the new capitalist faith), the replacement of God with a Man without any limits would finally be realized. Without antagonisms, we must think in complex terms: if God is within us, our finitude (and not our morality) is a virtuous limit.



