Dialoghi di senso, significato, mediazione e visione / Dialogues of sense, meaning, mediation, and vision

Quando, in un passaggio d’epoca, una generazione parla in nome di quella successiva, accadono disastri. L’insopportabile retorica sui giovani, fino alla banalizzazione del dissenso, è cifra del nostro tempo. Le generazioni, insieme e al di là delle parti, dovrebbero cominciare a operare una scelta di campo chiara e decisa: servono metodo umano e pensiero critico, non pensiero antagonista. La presa d’atto che la realtà, comunque la pensiamo, vince sulle nostre convinzioni e la condanna della violenza sono i primi passi necessari.

La crisi di leadership e di classi dirigenti risiede, anzitutto, nell’incapacità di comprendere e di interpretare strategicamente la metamorfosi del mondo e dei mondi. Ancora sentiamo parlare di cambiamento e trasformazione, ascoltiamo discorsi perfetti in un ineccepibile stile novecentesco, come se ciò che vediamo non richiedesse la metamorfosi del nostro paradigma di riferimento. Nel tempo turbo-tecnologico e dell’accelerazione competitiva, le certezze che avevamo hanno il destino segnato: siamo naviganti in un oceano d’ (incompresa) incertezza, dunque profondamente insicuri.

Evochiamo la parola ‘dialogo’, fondamentale per ricominciare a rapportarci con ciò che accade, interrogando la storia in maniera davvero realistica. Se c’è un punto dal quale ripartire per ritrovare possibilità di lavoro comune tra generazioni è la ‘sostenibilità sistemica’. Insieme, infatti, dovremmo analizzare in maniera complessa le dinamiche planetarie, gli impatti sociali, le possibili soluzioni e, soprattutto, condividere la necessità di una filosofia della storia che ci riporti dentro un destino planetario che tutti comprende e supera.

Servono, per quanto ovvio, visioni settoriali. Chi scrive si colloca sul piano, e nel profondo, del ripensamento di un quadro generale che si fondi sul metodo umano evocato all’inizio. La parola innovazione, che non si lega solo al fatto tecnologico, è cammino morale, culturale, politico, economico, giuridico. E’ l’umano che, meravigliosamente contraddittorio, mette in gioco l’intero spettro delle sue facoltà e dei suoi limiti per ritrovare la complessità del reale, lavorando a ricongiungere ciò che è disperso. Per questo serve il dialogo, ‘luogo’ per condividere senso e significato, per elaborare nobili mediazioni (oggi praticate soprattutto come compromessi) e visioni (non solo scenari ma mosaici di convivenza).

Il nostro intento è convidere con i più giovani una domanda di fondo: se il mondo di oggi è conseguenza di scelte così come di assenze strategiche, cosa significa oggi – seguendo il motto della SIOI – elaborare ‘un’idea del futuro per migliorare il presente’ ? Soprattutto se, come accade, il futuro è già qui. L’idea di ‘presente imminente’ è un grande bluff: occorre lavorare, insieme tra generazioni, per restituirci la speranza di un ‘presente storico’.

(English version) 

When, in a passage of epoch, one generation speaks on behalf of the next, disasters happen. The unbearable rhetoric about the young — down to the trivialisation of dissent — is the cipher of our time. Generations, together and beyond party lines, should begin to make a clear and decided choice of side: what is needed is human method and critical thought, not antagonistic thought. The acknowledgement that reality, however we think it, prevails over our convictions, and the condemnation of violence, are the first necessary steps.

The crisis of leadership and of ruling classes lies, first of all, in the inability to understand and to interpret strategically the metamorphosis of the world and of worlds. We still hear talk of change and transformation, we listen to flawless speeches in an impeccable twentieth-century style, as if what we see did not require the metamorphosis of our reference paradigm. In the turbo-technological age and of competitive acceleration, the certainties we had are doomed: we are navigators on an ocean of (uncomprehended) uncertainty, and therefore profoundly insecure.

Let us invoke the word ‘dialogue’, fundamental if we are to begin relating again to what happens, questioning history in a genuinely realistic way. If there is a point from which to start over in order to recover possibilities of common work between generations, it is ‘systemic sustainability’. Together, in fact, we should analyse planetary dynamics, social impacts and possible solutions in a complex manner and, above all, share the need for a philosophy of history that brings us back inside a planetary destiny that comprehends and surpasses us all.

Sectoral visions are needed, obviously enough. The writer places himself on the plane, and in the depths, of a rethinking of a general framework founded on the human method invoked at the outset. The word innovation, which is not tied only to the technological fact, is a moral, cultural, political, economic and legal path. It is the human being who, marvellously contradictory, brings into play the entire spectrum of his faculties and his limits in order to recover the complexity of the real, working to reunite what is dispersed. That is why dialogue is needed — a ‘place’ for sharing sense and meaning, for elaborating noble mediations (today practised mainly as compromises) and visions (not only scenarios but mosaics of coexistence).

Our intention is to share with the youngest a fundamental question: if today’s world is the consequence of choices as well as of strategic absences, what does it mean today — following the motto of the SIOI — to elaborate ‘an idea of the future in order to improve the present’? Especially if, as is the case, the future is already here. The idea of an ‘imminent present’ is a great bluff: we must work, together across generations, to give ourselves back the hope of a ‘historical present’.

Marco Emanuele (Consigliere della SIOI per l’Innovazione)

 

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