L’Europa dovrà decidere entro la fine dell’anno se sviluppare una capacità autonoma per trasportare astronauti nello spazio, riducendo una dipendenza dagli Stati Uniti che limita il suo peso nelle missioni alle quali contribuisce. Il direttore generale della European Space Agency (ESA), Josef Aschbacher, presenterà ai ministri europei la questione in occasione della riunione di metà dicembre a Roma.
L’obiettivo sarebbe costruire un sistema europeo completo: razzo, veicolo con equipaggio, infrastrutture di lancio, centri di controllo, gestione delle missioni e capacità di recupero. Non si tratterebbe soltanto di una scelta industriale, ma di acquisire il controllo dell’intera catena necessaria per raggiungere autonomamente l’orbita e, in prospettiva, la Luna.
La dipendenza da Washington
L’Europa fornisce componenti essenziali al programma lunare statunitense Artemis, come il European Service Module, responsabile di propulsione, energia, acqua, ossigeno e controllo termico. Continua tuttavia a dipendere dalla NASA per il trasporto dei propri astronauti.
Questa asimmetria consente a Washington di assumere decisioni unilaterali anche su progetti ai quali l’Europa ha contribuito. La scelta statunitense di riconvertire Gateway, la prevista stazione in orbita lunare che coinvolgeva l’ESA, ha mostrato come la partecipazione tecnologica non garantisca un’influenza politica proporzionata.
La questione acquista maggiore importanza nel contesto delle tensioni transatlantiche. Il governo statunitense si oppone all’EU Space Act, considerato penalizzante per le aziende americane, e ha esercitato pressioni affinché i principali operatori statunitensi non partecipassero al vertice spaziale di Parigi. Lo spazio entra così pienamente nel confronto su regolamentazione, concorrenza e sovranità industriale.
Una base tecnologica già disponibile
L’Europa non partirebbe da zero. Secondo ArianeGroup, il lanciatore Ariane 6 sarebbe tecnicamente in grado di effettuare voli con equipaggio, sebbene l’idoneità del razzo costituisca soltanto una parte dell’architettura necessaria. A questa capacità si aggiunge la crescita delle imprese private europee: la tedesca Isar Aerospace ha realizzato il primo lancio orbitale commerciale riuscito dal territorio continentale europeo.
L’ESA dispone inoltre di una relativa autonomia nei settori della navigazione satellitare e dell’osservazione della Terra. Rimane invece in ritardo nelle comunicazioni satellitari, dominate da SpaceX, e nell’esplorazione umana. La capacità di portare astronauti in orbita servirebbe quindi anche a rafforzare filiere industriali, competenze e infrastrutture oggi incomplete.
Costi e scelte politiche
Nella fase iniziale non sarebbero necessari nuovi finanziamenti. L’ESA potrebbe avviare gli studi di architettura con il bilancio triennale di 22,1 miliardi di euro approvato dagli Stati membri e reindirizzare parte delle risorse precedentemente destinate al progetto Gateway.
Gli studi preliminari, tuttavia, non risolvono il problema della sostenibilità nel lungo periodo. Un programma di volo umano richiede investimenti continuativi, standard di sicurezza elevatissimi e una frequenza di missioni sufficiente a giustificarne i costi. La decisione dovrà quindi chiarire non soltanto se l’Europa possa costruire questa capacità, ma quali obiettivi politici, scientifici e commerciali intenda perseguire.
La prospettiva geostrategica
L’accesso autonomo allo spazio rappresenta una componente della sovranità strategica europea. Chi dipende da un alleato per il lancio degli astronauti dipende anche dalle sue priorità, dai suoi calendari e dalle sue decisioni politiche. Nell’attuale competizione fra Stati Uniti e Cina, l’Europa rischia altrimenti di restare un fornitore tecnologico avanzato senza un’autonoma capacità operativa.
L’iniziativa non viene presentata come un disaccoppiamento da Washington: l’ESA intende continuare a partecipare ad Artemis. Il modello proposto è quello di una cooperazione più equilibrata, nella quale l’Europa possa contribuire alle missioni comuni senza rinunciare alla possibilità di agire indipendentemente.
La scelta sugli astronauti avrà inoltre ricadute oltre l’esplorazione. Rafforzare l’accesso europeo allo spazio significa sostenere tecnologie duali, industria dei lanciatori, telecomunicazioni sicure, osservazione, ricerca e difesa. Significa anche ridurre l’esposizione dell’Europa alle oscillazioni della politica statunitense e alle strategie commerciali delle grandi imprese private.
La questione centrale non è soltanto portare un astronauta europeo nello spazio con mezzi europei, ma stabilire se l’Europa voglia essere un attore autonomo oppure un partner tecnologico dipendente nelle future infrastrutture orbitali e lunari.
Fonte: Politico – Autrice: Laura Kayali
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