La proposta avanzata dal Turkmenistan all’Assemblea generale delle Nazioni Unite per elaborare un codice internazionale sull’uso pacifico dell’intelligenza artificiale nelle relazioni internazionali segnala il progressivo ingresso dell’IA nel dominio della sicurezza strategica. L’iniziativa non riguarda soltanto la regolamentazione di una tecnologia emergente: mira a definire le condizioni di fiducia entro cui gli Stati potranno impiegare sistemi algoritmici nella diplomazia, nella comunicazione politica e nella gestione delle crisi.
Il punto centrale è il crescente divario tra la rapidità dell’innovazione e la capacità delle istituzioni internazionali di disciplinarne gli effetti. L’IA può rafforzare l’analisi delle informazioni, la previsione dei rischi e la mediazione diplomatica, ma può anche accelerare la disinformazione, alterare la percezione delle intenzioni avversarie e comprimere i tempi decisionali. In una crisi, contenuti sintetici credibili o valutazioni automatizzate opache potrebbero produrre errori di attribuzione, reazioni premature e dinamiche di escalation difficili da arrestare.
La scelta di collocare il possibile codice sotto l’egida dell’ONU risponde all’esigenza di conferire legittimità universale a norme che non siano determinate esclusivamente dalle maggiori potenze tecnologiche. Per molti Stati del Sud globale, il multilateralismo rappresenta infatti lo strumento principale per evitare che gli standard sull’IA riflettano soltanto gli interessi dei Paesi che controllano infrastrutture digitali, capacità di calcolo, dati e modelli avanzati. Il richiamo alla conformità con il diritto internazionale e il diritto internazionale umanitario tenta inoltre di impedire che l’IA venga rappresentata come uno spazio normativo completamente nuovo e sottratto agli obblighi esistenti.
L’iniziativa possiede anche una precisa dimensione di posizionamento diplomatico. Offrendo Ashgabat come sede di un dialogo internazionale tra esperti, il Turkmenistan cerca di trasformare la propria neutralità in capitale politico e di accreditarsi come luogo di mediazione nella governance digitale. Si tratta di una strategia tipica delle potenze minori: promuovere norme, forum e processi multilaterali per ampliare la propria rilevanza senza disporre delle capacità tecnologiche o militari delle grandi potenze.
La principale difficoltà sarà tradurre il concetto di “uso pacifico” in obblighi verificabili. Un codice esclusivamente dichiarativo potrebbe produrre consenso politico senza incidere sui comportamenti. Regole più stringenti incontrerebbero invece la resistenza degli Stati che considerano l’IA una componente della sovranità, dell’intelligence e della competizione strategica. Resterebbero inoltre da definire l’ambito di applicazione, le responsabilità per i sistemi sviluppati da imprese private, le modalità di attribuzione delle violazioni e l’eventuale rapporto con meccanismi di controllo degli armamenti.
Sul piano geostrategico, il valore immediato della proposta risiede quindi meno nella possibilità di adottare rapidamente un codice vincolante che nell’apertura di un negoziato sulla condotta statale nell’era algoritmica. Tale processo potrebbe favorire norme minime: mantenimento del controllo umano nelle decisioni ad alto rischio, trasparenza sull’impiego dell’IA nelle comunicazioni ufficiali, protezione dei canali diplomatici, contrasto alla manipolazione sintetica e procedure di consultazione in caso di incidente. Anche intese non vincolanti potrebbero ridurre l’incertezza e stabilire aspettative condivise.
L’iniziativa riflette infine una trasformazione più ampia: la governance dell’IA sta diventando parte dell’architettura internazionale di pace e sicurezza. Il confronto non riguarda più soltanto innovazione, competitività e tutela dei dati, ma la distribuzione del potere, la credibilità dell’informazione e la stabilità delle relazioni tra Stati. La partita decisiva sarà stabilire se l’ONU riuscirà a costruire un quadro sufficientemente inclusivo da ottenere consenso, ma abbastanza preciso da influenzare realmente la condotta degli attori statali e tecnologici.
Fonte: UN News – The Global Eye è in partnership con SIOI



