Le recenti dichiarazioni di Donald Trump sulla Corea del Nord stanno alimentando forti preoccupazioni a Seul, dove cresce il timore che Washington stia di fatto normalizzando lo status nucleare di Pyongyang. Il presidente americano ha parlato apertamente di un arsenale nordcoreano di “57 armi nucleari” e ha rilanciato la prospettiva di un nuovo incontro con Kim Jong-un entro l’anno, aprendo una contraddizione sempre più evidente rispetto alla linea ufficiale della denuclearizzazione completa.
Secondo Seong-Hyon Lee (Lowy The Interpreter), questo approccio transazionale degli Stati Uniti mette la Corea del Sud in una posizione difficile. Da un lato Seul e costretta a ribadire formalmente di non riconoscere la Corea del Nord come potenza nucleare, dall’altro deve fare i conti con segnali americani che sembrano ormai accettare quell’arsenale come dato di partenza per eventuali negoziati futuri.
Il problema è che questa impostazione rischia di avvicinarsi sempre più alla posizione della Cina, interessata soprattutto a gestire la stabilità della penisola più che a ottenere un reale disarmo nordcoreano. Pechino starebbe infatti abbandonando anche sul piano linguistico il riferimento esplicito alla denuclearizzazione, privilegiando invece formule come “coesistenza pacifica” tra le due Coree.
A rendere il quadro ancora più delicato è stata la recente decisione di Trump di ridurre in modo significativo le esercitazioni militari congiunte tra Stati Uniti e Corea del Sud, collegandola ai rapporti personali con Kim e anche all’irritazione per la mancata adesione di Seul alle iniziative americane contro l’Iran. Per l’Autore, questa concessione non ha favorito un vero processo di pace, ma ha anzi offerto a Pyongyang l’occasione per umiliare pubblicamente l’alleanza con Seul e accentuarne la vulnerabilità politica.
Il rischio più grande è che un futuro vertice tra Trump e Kim possa produrre un accordo che congeli l’arsenale nordcoreano al livello attuale in cambio di alleggerimenti sulle sanzioni o di una riduzione della postura militare americana. In quel caso, la denuclearizzazione smetterebbe di essere un obiettivo concreto e diventerebbe soltanto una formula diplomatica di facciata.
Per questo, la Corea del Sud dovrebbe rafforzare con urgenza le garanzie politiche all’interno dell’alleanza con Washington, pretendendo consultazioni preventive su ogni modifica alla postura militare comune, e allo stesso tempo aumentare la propria autonomia strategica sul piano convenzionale, missilistico e del comando.
Trump’s “57 nukes” and the hollowing out of North Korean denuclearisation | Lowy Institute
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