Richard D. Hooker, Jr., per Jamestown Foundation, sostiene che, una volta esaurita o congelata la guerra in Ucraina, la Russia potrebbe tornare a rappresentare una minaccia diretta per l’Estonia, considerata uno degli obiettivi piu’ vulnerabili sul fianco orientale della NATO. Secondo l’analisi, Mosca non sarebbe oggi in grado di aprire un nuovo fronte, ma potrebbe farlo nei prossimi anni dopo aver ricostituito le proprie forze armate.
Il punto debole estone e’ strutturale: pur spendendo oltre il 3 per cento del Pil in difesa, Tallinn dispone di forze limitate, senza carri armati ne’ aviazione da combattimento, e dipende in larga misura dalle garanzie di sicurezza dell’Alleanza atlantica. La posizione geografica, la vicinanza a San Pietroburgo e la presenza di una consistente minoranza russofona – soprattutto nella zona di Narva – rendono il Paese particolarmente esposto anche a operazioni ibride, infiltrazioni e campagne di destabilizzazione.
L’analisi ipotizza due scenari principali. Il primo e’ un’incursione limitata nell’Estonia orientale, sotto copertura di una falsa rivolta separatista filorussa, sul modello gia’ visto in Crimea e nel Donbass. Il secondo, molto piu’ ampio, prevede un’offensiva coordinata attraverso la Lituania per isolare gli Stati baltici e collegarli all’enclave russa di Kaliningrad. In entrambi i casi, l’obiettivo strategico sarebbe mettere alla prova la credibilita’ della NATO e ridefinire gli equilibri di sicurezza nel Baltico.
L’autore sostiene che l’Estonia stia reagendo con serieta’, rafforzando difesa civile, cyber-sicurezza, fortificazioni di confine e riforme militari, ma che da sola non basterebbe. La conclusione e’ netta: senza un sostegno esterno rapido e concreto – in particolare una presenza NATO piu’ robusta sul territorio e maggiori investimenti nelle capacita’ difensive – la deterrenza rischia di restare insufficiente davanti a una Russia nuovamente pronta a usare la forza.
Lessons Learned From Russia’s War Against Ukraine: The Case of Estonia – Jamestown
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