(Marzia Giglioli)
Le guerre stanno assorbendo l”attenzione globale e la paura dei conflitti ha aumentato i timori verso un ritorno alla potenza e al dominio assoluti, primi nemici della democrazia.
La “deriva” dei nazionalismi e dei sovranismi ci fa temere il peggio, e anche a ragione, ma per fortuna la democrazia globale è in condizioni migliori di quanto si pensi. L’indice annuale dell’Economist Intelligence Unit (EIU) suggerisce la fine della recessione della democrazia.
Dopo otto anni di cali consecutivi, i dati elaborati dall’EIU indicano che la recessione democratica si è stabilizzata, con quasi il 75% dei paesi che quest’anno ha migliorato o mantenuto i propri punteggi. Tuttavia, questa stabilità generale maschera un’intensa volatilità di fondo. Dalle rivolte della “Generazione Z” che chiedono maggiore responsabilità da parte dei governi in Asia e nell’Africa subsahariana, alla netta erosione delle libertà civili e al funzionamento dello stato negli Stati Uniti – si legge nel rapporto EIU – il rischio politico rimane una forza dominante e imprevedibile.
L’indice di democrazia 2025 dell’EIU valuta lo stato di salute democratica di 167 paesi e territori, fornendo un parametro di riferimento riconosciuto a livello globale e usando una scala da uno a dieci in base allo stato della loro democrazia, suddividendoli in quattro categorie: democrazie complete, imperfette, regimi ibridi e autoritari. Secondo questo criterio, la Norvegia si conferma il paese più democratico al mondo, posizione che detiene da 16 anni. La Nuova Zelanda si posiziona al secondo posto; i successivi quattro posti sono occupati dagli altri paesi nordici.
La regione che ha registrato i maggiori miglioramenti è stata America Latina e Caraibi. Dopo nove anni di declino, i punteggi sono aumentati in più della metà dei paesi della regione, grazie anche a una maggiore partecipazione politica. Questa tendenza potrebbe ripetersi anche altrove. L’Asia e l’Africa subsahariana hanno popolazioni giovani e le recenti proteste in Nepal, Kenya e Madagascar hanno portato un gran numero di persone a impegnarsi in politica.
In alcuni paesi, notano gli analisti, l’aumento dell’affluenza alle urne potrebbe essere in parte dovuto anche a Donald Trump. Il Canada è salito di cinque posizioni, raggiungendo il nono posto, grazie alla più alta affluenza alle urne degli ultimi 30 anni. E la vittoria di Mark Carney è stata ampiamente considerata una smentita alla politica in stile MAGA . La Danimarca è salita di quattro posizioni, arrivando al terzo posto, grazie anche alla gestione delle minacce alla Groenlandia, che ha migliorato il suo punteggio in termini di efficienza del governo.
Negli Usa, invece, secondo il rapporto, l’uso dell’esercito per reprimere le proteste e la polarizzazione politica hanno pesato sul punteggio dela democrazia americana. E pesano anche i tentativi di imbavagliare i media. Gli Stati Uniti hanno così perso 0,2 punti rispetto all’anno scorso e rimangono – come si legge nelle conclusioni – una democrazia imperfetta. Mentre, tutto sommato, il lungo declino della democrazia globale sta rallentando un pò. E non è notizia irrilevante.



