Al via America’s choice

Le elezioni di midterm, in passato, sono state spesso solo una specie di ‘esamino’ di riparazione utile al titolare della Casa Bianca per eventualmente correggere alcuni punti del suo programma. Questa volta però non sarà così. La consultazione, a detta di tutti gli osservatori, sarà oltre che un referendum pro o contro Donald Trump, una presa di posizione sulla sua politica e quanto l’America voglia seguirla.
Il presidente USA è sotto attacco in casa per la gestione dell’economia, che ha reso più poveri anche gli elettori che lo hanno eletto, sui quali si scarica l’aumento del costo della vita, provocato dalle guerre – soprattutto quella contro l’Iran, che l’ America non riesce a vincere. Il midterm di quest’anno significa molto di più di una tornata elettorale: Trump si confronta con una realtà completamente diversa, sia sul piano interno che internazionale, da quando è entrato alla Casa Bianca. L’America di oggi è un altro mondo rispetto a 2 anni fa. Nei primi due anni del suo secondo mandato, Trump ha infatti stravolto tutte le regole delle relazioni internazionali, che ha sostituito con una ‘diplomazia della forza’ che ha colto di sorpresa tutti, che sta ridisegnando in più di un caso gli equilibri geopolitici che si erano creati nell’Occidente atlantico ma anche nel resto del mondo.

All’appuntamento delle urne Trump si presenta, secondo i sondaggi e gli analisti, con una consenso popolare ridotto ai minimi termini, rispetto alle cifre trionfalistiche della sua rielezione: appena il 38 per per cento di chi ha detto che andrà a votare ne approva l’operato. Soprattutto la guerra all’Iran pesa sulla sua popolarità con il greggio allle stelle e i dati del calo di consensi ha costretto il presidente a una campagna elettorale straordinaria. Le cifre per la pubblicità elettorale sono da primato: spesi 11 miliardi di dollari. Da solo Trump, si calcola, avrebbe documentato un esborso di 450 milioni di dollari, quattrocento dei quali figurano come contributo dell’ ‘amico’ Elon Musk. All’inizio della legislatura, queste elezioni di midterm venivano considerate una semplice formalità, senza nessun rischio.

Ora, stando ai sondaggi, è alquanto improbabile che vinca il partito del presidente: c’è, anzi, chi prevede una sonora sconfitta. Alla Camera dei Rappresentanti vinceranno sicuramente, come previsto da tempo, i democratici. Ma la sfida più importante, quella per il Senato, è incertissima. I Repubblicani hanno 53 seggi ed i democratici, per vincere, dovrebbe conquistarne quattro. L’elettorato repubblicano ha mostrato in varie occasioni di essere insoddisfatto della gestione dell’economia da parte del presidente. Molte delle critiche rivolte dai democratici a Trump per la guerra contro l’Iran, che ha provocato un forte aumento del costo della vita. insieme, soprattutto, con il rincaro record dei carburanti, sono condivise con l’opposizione.

Stando così le cose, gli osservatori e i grandi comunicatori non azzardano comunque nel fare previsioni su chi vincerà ma è comunque un referendum sul trumpismo. Le ‘ricadute’ del midterm sono attese non solo negli Stati Uniti ma anche nel resto del mondo. Negli States cambierebbe probabilmente molto per quel che riguarda il partito repubblicano. Per Trump, invece, come dicono i suoi avversari politici,  cambierebbe poco: continuerebbe a fare affari e ad arricchirsi (secondo alcune fonti nei primi due anni di presidenza The Donald e famiglia avrebbero accumulato oltre quattro miliardi di dollari). Chi vota MAGA continuerebbe a pensarla come ora su tutti i temi, dall’economia alla sicurezza, agli immigrati. Sul piano della politica estera – dove la realtà della situazione degli Stati Uniti non sempre è compresa fino in fondo – gli analisti pensano che, comunque andrà il voto, Trump si concentrerà nella competizione con la Cina per la leadership mondiale: non un confronto militare, ma una sfida per l’ influenza economica e commerciale. Intanto gli USA si stanno assicurando l’America Latina e ormai per Cuba le ore sono contate, mentre la Cina guarda all’Africa con l’export a basso costo e le proposte competitive anche nell’ambito dell’intelligenza artificiale. Il Medio Oriente rimane importante per gli Stati Uniti fino a quando il petrolio farà muovere le economie. Un nuovo assetto geopolitico ‘a due’ in cui l’Europa sembra ormai esserci soltanto per caso, con la Russia che rimane il grande interrogativo nella ‘nuova Yalta’.

Carlo Rebecchi

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