La propaganda terroristica non è più soltanto uno strumento per diffondere ideologia o rivendicare attentati. Secondo un nuovo rapporto del Counter-Terrorism Committee Executive Directorate (CTED), è ormai integrata nell’intero ciclo operativo delle organizzazioni: reclutamento, finanziamento, pianificazione, controllo del territorio e costruzione della legittimità.
Questa evoluzione rende insufficiente un contrasto concentrato esclusivamente sulla rimozione dei contenuti. Le campagne informative fanno parte dell’architettura attraverso cui i gruppi individuano simpatizzanti, raccolgono risorse, sfruttano le tensioni locali e presentano la propria autorità come alternativa a quella dello Stato.
Il divario di velocità con i governi
Il rapporto descrive un “acceleration gap” tra la rapidità con cui le organizzazioni terroristiche modificano le proprie strategie e i tempi più lunghi necessari agli Stati per approvare leggi, aggiornare politiche e costruire capacità operative.
Al-Qaeda utilizzava una comunicazione prevalentemente centralizzata, distribuita anche attraverso supporti fisici. Con l’ascesa di ISIL, noto anche come Daesh, si è affermato un ecosistema digitale caratterizzato da grandi quantità di contenuti, diffusione multilingue e partecipazione decentralizzata dei sostenitori.
Le organizzazioni possono oggi passare rapidamente da una piattaforma all’altra, adattare linguaggi e formati a pubblici differenti e delegare parte della produzione propagandistica a reti informali. Le istituzioni, al contrario, devono rispettare procedure giuridiche e coordinare autorità nazionali, aziende tecnologiche e partner internazionali.
Giovani reclutati attraverso gaming e comunità online
Bambini e adolescenti sono tra i bersagli più esposti. Il reclutamento non avviene soltanto sui social media tradizionali, ma anche attraverso piattaforme di gaming e comunità costruite attorno a interessi condivisi.
Alcuni gruppi sviluppano videogiochi ispirati all’estremismo violento oppure modificano prodotti esistenti, inserendo narrazioni radicali in ambienti familiari e apparentemente ricreativi. Piattaforme come Discord, Twitch e Steam possono essere sfruttate per stabilire contatti, consolidare appartenenze e spostare successivamente le conversazioni verso spazi più chiusi.
Il rischio non deriva dal gaming in sé, ma dalla possibilità che ambienti sociali poco sorvegliati vengano utilizzati per normalizzare la violenza e individuare persone vulnerabili.
IA, immagini estreme e radicalizzazione
L’intelligenza artificiale facilita la produzione, traduzione e personalizzazione della propaganda. Può ridurre costi e tempi, consentendo di moltiplicare contenuti e adattarli alle sensibilità linguistiche, culturali ed emotive dei destinatari.
Parallelamente cresce il peso dei contenuti violenti espliciti, come esecuzioni e immagini di vittime di massa. Questo materiale si intreccia con sottoculture nichiliste nelle quali la fascinazione per la brutalità può precedere l’adesione a una dottrina strutturata.
Le piattaforme digitali consentono inoltre di combinare simboli e rivendicazioni provenienti da ideologie diverse. La convergenza non produce necessariamente una visione coerente: crea repertori flessibili di rabbia, vittimismo e vendetta capaci di raggiungere pubblici differenti.
Propaganda e governo dei territori
L’analisi di gruppi come Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM) nel Sahel, Al-Shabaab in Somalia, ISIL-K in Asia centrale e meridionale e Tehrik-e Taliban Pakistan mostra che la propaganda sostiene anche funzioni di governo.
Queste organizzazioni comunicano l’erogazione di servizi, la risoluzione delle controversie e l’applicazione delle proprie regole per presentarsi come autorità credibili. Sfruttano l’assenza o l’inefficienza dello Stato, incorporando le rivendicazioni locali in una narrazione più ampia.
La comunicazione contribuisce anche alla raccolta di fondi e al controllo sociale. Non si limita a descrivere il potere: partecipa alla sua costruzione, legittimando tassazione, reclutamento e amministrazione dei territori.
La prospettiva geostrategica
La centralità della propaganda riflette il passaggio dal terrorismo organizzato esclusivamente attorno a strutture gerarchiche a un ecosistema distribuito, capace di collegare leadership, affiliate regionali, comunità digitali e attori autonomi.
Questo modello consente alle organizzazioni di sopravvivere alla perdita di territori e comandanti. Riduce inoltre la distanza tra propaganda e azione: lo stesso ambiente può diffondere una narrativa, individuare una recluta, fornire istruzioni e facilitare il finanziamento.
La risposta deve integrare intelligence, cooperazione transfrontaliera, alfabetizzazione digitale, prevenzione nelle comunità e collaborazione con le piattaforme. Occorre anche rafforzare la presenza istituzionale nei territori dove i gruppi sfruttano vuoti di governo e tensioni locali.
Resta essenziale il rispetto del diritto internazionale dei diritti umani. Definizioni troppo ampie di estremismo, sorveglianza indiscriminata e censura possono colpire dissenso e informazione legittimi, alimentando le narrazioni persecutorie utilizzate dagli stessi terroristi.
La sfida non consiste soltanto nel rimuovere messaggi pericolosi, ma nell’interrompere il sistema che trasforma propaganda, vulnerabilità sociali e strumenti digitali in capacità operativa. Finché le organizzazioni si adatteranno più rapidamente delle istituzioni, manterranno un vantaggio nella competizione per attenzione, reclute e legittimità.
Fonte: UN News
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