Il mondo diviso in due dai cambiamenti climatici

I cambiamenti climatici colpiscono l’intero pianeta ma il loro impatto è estremamente diverso nei Paesi ricchi rispetto a quelli in via di sviluppo. I primi stanno vivendo periodi prolungati di disagio, estati più lunghe e più calde, con grandi incendi mai visti prima, evacuazioni e abitazioni bruciate. Nell’altro mondo, avvengono le catastrofi. In un articolo, il giornale britannico “The Guardian” analizza il divario che riassume: “una Terra ma due mondi diversi”.

Questa estate è stata l’esempio lampante di tale disparità. Mentre l’Europa soffriva per le giornate più calde da sempre, una ondata di acqua, fango e ghiaccio ha travolto il Nepal, lasciando una scia di oltre settecento morti e migliaia di dispersi. La differenza abissale sta anche nelle risorse. “The Guardian” sottolinea come “la crisi climatica ha un costo economico, ma alcune regioni possono assorbirle meglio di altre”. L’Europa aveva e ha le capacità di reagire più rapidamente ed efficacemente.

Il Governo francese ha provveduto, ad esempio, con un blocco delle tasse alle aziende colpite dagli incendi e con aiuti per la ricostruzioni delle case. A sua volta, il Governo britannico aveva stanziato somme ingenti prima dell’estate per rafforzare la lotta agli incendi. A livello europeo e nel Nord America, esistono le aziende capaci di assorbire l’impatto perché dotate di tecnologie sofisticate, per non parlare delle assicurazioni che calcolano i rischi. Quest’area del mondo continuerà a subire lo stress di questi cambiamenti epocali ma fuori da questo contesto la situazione è ben diversa.

C’è una differenza abissale in scala e in risorse: quelle necessarie per coprire i danni causati dalle alluvioni in Nepal potrebbero ammontare a una cifra pari al 10% del PIL nazionale. Senza contare i costi per tutta l’assistenza tecnica estera, equipaggiamenti ed esperti che sarebbero necessari. Un’altra situazione preoccupante è quella che riguarda la lenta sparizione della barriera corallina in diverse aree del mondo. Nel mare dei Caraibi, questa è causata dall’aumento dell’acidificazione e della temperatura dell’acqua, con la conseguente riduzione drastica della vita marina. Un fatto drammatico per le popolazioni: il 90% dell’economia della Giamaica, ad esempio, è incentrata sulle risorse marine.

E non solo. Com’è noto, la barriera corallina agisce come un muro di protezione naturale per quanto riguarda le tempeste, assorbendo la forza delle onde del mare e mettendo al riparo le coste dalle inondazioni. La scomparsa della barriera provoca quindi un aumento della intensità degli uragani. D’altra parte, l’incremento delle temperature colpisce aree già di solito molto calde. Una di queste regioni è l’India, dove durante l’ultima settimana si è registrato un aumento di 3.400 morti “causate in un solo giorno di temperature estreme”. Un’altra nazione molto vulnerabile è il Sudan. Annientata da anni di guerra, la popolazione sta soffrendo per il ritardo delle piogge causato da El Niño, che non farà altro che aumentare la fame nel paese.

A tutto ciò va aggiunto il fatto che queste regioni più povere pagano il prezzo più alto per le emissioni causate dai Paesi più ricchi. Tuttavia, a livello politico, le cose si muovono lentamente per trovare soluzioni ai cambiamenti climatici. La COP17 sulla desertificazione, che si è tenuta dal 17 al 28 agosto a Ulan Bator con la partecipazione di 197 Paesi, ha chiuso i battenti senza un’intesa vincolante per contrastare la siccità. Deluse le nazioni africane, che da anni spingono per la creazione di un sistema di coordinamento globale per rispondere a questo grave problema. Sono stati fatti invece piccoli passi avanti per quel che riguarda i pascoli, con il lancio di una iniziativa che comprende 45 progetti e che ha raccolto 1,2 miliardi di dollari di investimenti. Inoltre, c’è l’accordo per mobilitare capitali pubblici e privati da investire nella sicurezza idrica, nell’agricoltura sostenibile, nel ripristino di territori degradati e altre soluzioni basate sul rispetto degli ecosistemi.

Ma il mondo rimane diviso anche dal clima.

Maria Eva Pedrerol 

 

 

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