Le due facce del G20 di Asheville e le fratture sul futuro globale

Quello che rimane del G20 di Asheville è che gli alleati degli USA tornano con un bagaglio povero di risultati e pieno di incertezze legate al fatto che l’economia americana guarda sempre più a se stessa.

Il Segretario al Tesoro Scott Bessent esorta gli altri Paesi a seguire l’esempio americano ma gli alleati e le nazioni amiche degli USA non possono che dire a Washington che le iniziative decise da Trump non fanno che danneggiare le loro economie: non si parla solo dei contraccolpi sui mercati energetici, legati al conflitto in Iran, si tratta anche della decisione presa il mese scorso da Bessent di vendere le riserve statunitensi in euro per sostenere la valuta giapponese, il che e’ avvenuto senza comunicazione preventiva. Impiegando gli euro, hanno detto un molti presenti al G20, si è avuto  un deprezzamento della valuta europea, senza intaccare il valore del dollaro. C’è poi il braccio di ferro con il Canada con l’escalation di tensioni per i dazi commerciali.

Per ora i toni sono rimasti soft ma le parole hanno comunque un peso: quello della frustrazione. E senza troppo girarci intorno è stato detto che le politiche di Washington stanno ostacolando la crescita economica di troppi Paesi.

Soprattutto si va marcando sempre di più la divergenza tra gli USA e i paesi amici su come vedere il futuro globale. Sul tavolo ci sono quelle regole di salvaguardia comune, in primis l’intelligenza artificiale, sulla quale gli europei si mantengono più prudenti, mentre Washington vuole correre. E c’è la questione della transizione energetica con gli europei che sanno ormai che dovranno puntare a un ecosistema capace di competere con Washington e Pechino.

Al momento la situazione è che l’economia USA sta crescendo più rapidamente di quella di molte altre nazioni comparabili e il Fondo Monetario prevede che quest’anno gli Stati Uniti registreranno un tasso di crescita più che doppio rispetto all’area europea e al Canada. La più nervosa è la Germania, con gli analisti che dicono che se non ci fossero stati i dazi si sarebbe raggiunta la crescita più elevata degli ultimi quattro anni. Joachim Nagel, presidente della Banca Centrale Tedesca, ha riferito che le critiche sono state recepite da Washington: resta ora da vedere se qualcosa accadrà.

Al momento, l’Europa rimane schiacciata dalla crisi in Iran, dalle dispute tariffarie e dalle distorsioni della concorrenza che arrivano dalla Cina che inonda di esportazioni sostenute da sussidi statali.

Il vertice di Asheville si è concluso con due facce: da una parte Bessent che ha elencato il successo americano e la formula Trump, dall’altro gli alleati che avvertono: state ostacolando la crescita economica globale.

Marzia Giglioli

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