(Marco Emanuele)
The Global Eye è in partnership con SIOI – Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale
Rajeswari Pillai Rajagopalan per ASPI The Strategist sostiene che la Shanghai Cooperation Organization (SCO), che si riunisce oggi e domani, resti soprattutto un contenitore di simbolismo geopolitico piu che un vero pilastro alternativo all’ordine occidentale. Cina e Russia continuano a usarla per promuovere il linguaggio della multipolarità e per presentarsi come architetti di istituzioni non occidentali, ma la SCO appare frenata da rivalità interne troppo profonde per trasformarsi in un blocco politico-strategico coeso.
Il limite principale è che l’organizzazione non riesce a neutralizzare le tensioni tra i suoi membri più importanti. Il caso più evidente è il rapporto tra Cina e India: nonostante il quadro multilaterale della SCO, la disputa di confine resta irrisolta e continua a definire Pechino come principale sfida di sicurezza per Nuova Delhi. In questa chiave, la partecipazione indiana alla SCO non riflette un allineamento strategico con Cina e Russia, ma una diplomazia multidirezionale, utile a mostrare margini di manovra tra Washington, Mosca e Pechino senza sciogliere i nodi di fondo.
L’analisi di Rajeswari Pillai Rajagopalan sottolinea inoltre che la retorica della SCO verso il Global South è indebolita da una contraddizione strutturale: mentre Pechino e Mosca parlano di ordine multipolare e alternative al sistema guidato dall’Occidente, vengono percepite come potenze che a loro volta violano regole e sovranità dei vicini. Questa ambivalenza riduce la credibilità del messaggio e rende più difficile per la SCO affermarsi come piattaforma legittima e attrattiva per un vero riequilibrio internazionale.
Dove la SCO mostra una dinamica più concreta è sul terreno economico, in particolare nel commercio intra-gruppo e nell’idea di una banca di sviluppo comune. Ma, anche qui, emergono forti resistenze: la Russia teme l’espansione della predominanza economica cinese in Asia centrale, mentre l’India guarda con scetticismo a strumenti che potrebbero rafforzare ulteriormente il primato regionale di Pechino. Il risultato è che la SCO sopravvive non per coesione strategica, ma per convenienza reciproca: i suoi membri diffidano l’uno dell’altro, ma nessuno considera utile abbandonare una piattaforma che continua a offrire visibilità diplomatica, margini negoziali e una cornice flessibile di cooperazione senza vera integrazione.
After 25 years, the Shanghai Cooperation Organization faces an uncertain future | The Strategist



