L’Iran non sta vincendo: nell’Atto IV della guerra sta perdendo la sua leva su Hormuz / Iran is not winning: In Act IV of the war, it’s losing its leverage in Hormuz

(Marco Emanuele)

Brett H. McGurk per CNN contesta l’idea ormai diffusa che l’Iran abbia già vinto il confronto con Stati Uniti e Israele. La sua tesi è che la guerra sia entrata in una quarta fase, nella quale il vantaggio non dipende più solo dalla capacità iraniana di sopravvivere militarmente o minacciare lo Stretto di Hormuz, ma dalla pressione economica e marittima crescente esercitata da Washington. Secondo McGurk, se Teheran perde la capacità di usare Hormuz come leva coercitiva sui mercati energetici globali, perde anche una parte decisiva del proprio potere negoziale.

Sempre secondo CNN, il punto centrale è che gli Stati Uniti sembrano aver trovato una strategia più coerente rispetto alle fasi precedenti: bloccare economicamente l’Iran, contenere il traffico marittimo minacciato e ridurre l’efficacia della deterrenza iraniana nello Stretto. In questa lettura, il conflitto si sposta dalla pura dimensione militare a quella della resilienza sistemica: inflazione elevata, contrazione economica, svalutazione della moneta e perdita di posti di lavoro rendono più costoso per il regime prolungare lo scontro. L’idea implicita è che la vera vulnerabilità iraniana non sia solo militare, ma politico-economica.

McGurk sottolinea inoltre che Teheran potrebbe reagire tornando a colpire il traffico commerciale, le infrastrutture energetiche del Golfo o usando i propri alleati regionali, come gli Houthi, per allargare la pressione sul Mar Rosso. Ma il suo argomento è che questi strumenti, pur pericolosi, non stanno più producendo l’effetto strategico sperato: i flussi energetici globali reggono meglio del previsto, i partner del Golfo non vogliono cedere al ricatto iraniano e Washington appare più determinata di quanto la leadership iraniana avesse calcolato.

La conclusione geostrategica è che la guerra non sia affatto chiusa e che sia prematuro parlare di vittoria iraniana. Se nelle prime fasi il conflitto aveva favorito la narrativa della resistenza di Teheran, questa nuova fase potrebbe invece consolidare un nuovo status quo favorevole agli Stati Uniti, a condizione che la pressione resti sostenibile nel tempo e che gli obiettivi americani rimangano chiari: impedire all’Iran di usare Hormuz come arma strategica e costringerlo a rinunciare alle sue residue ambizioni nucleari. In questo quadro, la partita decisiva non riguarda solo chi resiste di più, ma chi riesce a trasformare la durata del conflitto in leva politica, economica e regionale.

(English Version)

Brett H. McGurk for CNN challenges the increasingly widespread idea that Iran has already won its confrontation with the United States and Israel. His argument is that the war has entered a fourth phase, in which the balance no longer depends only on Iran’s ability to survive militarily or threaten the Strait of Hormuz, but on the growing economic and maritime pressure exerted by Washington. According to McGurk, if Tehran loses its ability to use Hormuz as a coercive lever over global energy markets, it also loses a decisive part of its negotiating power.

Again according to CNN, the central point is that the United States appears to have found a more coherent strategy than in the earlier phases: economically block Iran, protect threatened maritime traffic, and reduce the effectiveness of Iranian deterrence in the Strait. In this reading, the conflict shifts from a purely military dimension to one of systemic resilience: high inflation, economic contraction, currency depreciation, and job losses make it more costly for the regime to prolong the confrontation. The implicit idea is that Iran’s real vulnerability is not only military, but also political and economic.

McGurk also stresses that Tehran could respond by once again targeting commercial shipping, Gulf energy infrastructure, or by using regional allies such as the Houthis to expand pressure in the Red Sea. But his argument is that, while dangerous, these tools are no longer producing the strategic effect Iran had hoped for: global energy flows are holding up better than expected, Gulf partners do not want to yield to Iranian coercion, and Washington appears more determined than the Iranian leadership had calculated.

The geostrategic conclusion is that the war is far from over and that it is premature to speak of an Iranian victory. If in the earlier phases the conflict had favored Tehran’s narrative of resistance, this new phase could instead consolidate a new status quo favorable to the United States, provided the pressure remains sustainable over time and American objectives stay clear: preventing Iran from using Hormuz as a strategic weapon and forcing it to abandon its remaining nuclear ambitions. In this framework, the decisive contest is not only about who can endure longer, but about who can turn the duration of the conflict into political, economic, and regional leverage.

No, Tehran is not winning | CNN Politics

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