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Tim Eaton (Chatham House) scrive che, nelle ultime settimane, Massad Boulos, consigliere senior del presidente Trump per gli affari arabi e africani, ha intensificato gli sforzi per sbloccare la situazione di stallo politico in Libia. Il Paese è diviso tra due amministrazioni rivali: il Governo di Unità Nazionale (GNU) riconosciuto dalle Nazioni Unite a Tripoli, controllato dalla famiglia Dabaiba, e il Governo di Stabilità Nazionale (GNS) con sede a Bengasi, allineato con le Forze Armate Arabe Libiche (LAAF) di Khalifa Haftar. Il piano degli Stati Uniti è quello di riunire gli Haftar e i Dabaiba, insieme ad altre componenti chiave, e formare un governo unificato. A giugno, il vice comandante delle LAAF, Saddam Haftar, si è recato a Washington per incontrare il Segretario di Stato americano Marco Rubio, mentre Boulos cerca di ottenere l’accordo della famiglia Haftar sulla condivisione del potere. La famiglia Dabaiba non si è recata a Washington, ma Boulos spera comunque di convincerla a sostenere l’accordo. Per gli oppositori dell’accordo – e sono molti – sembra il ritorno al potere delle famiglie e un modo per legittimare le due famiglie rivali. Sembra anche che per i libici comuni si tratti di una ripetizione della stessa situazione, poiché l’accordo si concentra sulla condivisione del potere tra le élite piuttosto che su come lo Stato possa rispondere alle esigenze dei suoi cittadini.



