(Marco Emanuele – Consigliere della SIOI per l’Innovazione)
La riflessione pubblicata sul Sole 24 Ore di oggi, ‘Tutte le sfide della NATO europea’ di Sergio Fabbrini, pone – fin dal titolo – una questione decisiva.
Tra sfide interne ed esterne, la NATO post-americana, a maggiore responsabilità europea, deve confrontarsi con la metamorfosi del mondo. Tra multipolarismo e multilateralismo, il dibattito è strategico. Non è questione tecnica, terminologica, ma politico-strategica.
Nel multipolarismo, la governance del mondo è lasciata ai rapporti tra potenze in una politica sempre più radicalizzata, divisiva e personalizzata. Tutto è in discussione, anche se val bene sottolineare come alcuni pilastri non vadano intaccati: al di là delle leadership pro-tempore, noi siamo eredi di alleanze – come la NATO – nelle quali possono temporaneamente modificarsi i rapporti di forza. I leader lasciano un’impronta che non può essere trascurata, soprattutto in una fase come l’attuale di profonda imprevedibilità.
E’ limitante, a opinione di chi scrive, fermarsi al multipolarismo, impianto tattico-strategico ma non visionario. Serve approccio multilaterale, del quale le mediazioni tra rapporti di forza e interessi sono parte integrante, accompagnate dalla capacità di maturare visioni storiche (per loro natura, strategiche nei futuri già presenti) in un quadro di regole, certamente da ripensare, che – dopo la seconda guerra mondiale – hanno permesso all’umanità di vivere un tempo di pace e sicurezza.
Multilateralismo è antidoto alla legge del più forte. Non sfugge allo scrivente che, perché la scelta multilaterale possa essere efficace, servono organizzazioni regionali e internazionali rifondate nella loro possibilità di incidere storicamente (il riferimento, anzitutto, è all’annosa questione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite). Ciò rafforza la convinzione della inevitabilità dell’approccio multilaterale: sfide planetarie chiedono risposte di pari livello, certamente da incarnare ai livelli nazionale e regionale. La sfida riguarda tutte le questioni: dai grandi temi come pace, sicurezza, giustizia, sviluppo alle questioni come migrazioni, disuguaglianze, salute, resilienza democratica, rivoluzione tecnologica tra opportunità e rischi emersi ed emergenti.
Scegliere il multilateralismo ci impone, preliminarmente, una scelta culturale di ampio respiro. Chi crede nel bene comune come bene planetario e come unica possibilità di costruire una convivenza umana (tra comunità e sistemi politici, economici e giuridici) sa che il pensiero lineare non basta più. Occorre che le nostre visioni del mondo si ricongiungano nella crescente complessità della realtà che diventa. Mondo in metamorfosi significa che stiamo vivendo una fase di cambio di era: lo sta vivendo l’architettura planetaria e la governance va ridefinita senza pericolosi salti all’indietro, di restaurazione.



