(Marco Emanuele – Consigliere della SIOI per l’Innovazione)
Innovare strategicamente è la sfida decisiva nel tempo che viviamo. Anzitutto, serve ricongiungere il pensiero nella realtà-che-diventa. In una fase storica di profonda e radicale metamorfosi, molti sono impreparati alla sfida, ancora legati a paradigmi consumati, auto-ingannati nel pensare che la soluzione alla crisi degenerativa del presente risieda in una qualsivoglia forma di restaurazione.
La tentazione è forte. Non riuscendo a sciogliere i nodi che ci attanagliano, da molte parti viene la proposta di cedere alla paura, di rassegnarsi a soluzioni anti-storiche, di negare la realtà con tutte le sue contraddizioni. Ebbene, così facendo non si fa che peggiorare la situazione, costruendo continuamente il nemico, dividendo il mondo tra puri e impuri, esercitando una volontà di potenza (in realtà impotente) da legge della giungla.
La liberazione degli spiriti animali non porta alcunché di buono. Dopo aver ceduto, a seguito della caduta del muro di Berlino, all’idea irrealistica della direzione lineare del progresso (la ‘fine della storia’) e aver visto che la storia continuamente ricominciava, si è rinunciato a investire su una nuova architettura complessa di comprensione e governo di fenomeni sempre più planetari, lasciando campo libero a vecchi ritorni nelle piccole patrie. Intanto, ed è ciò che più conta, le popolazioni hanno perso benessere, in molti casi vivendo la difficoltà di vivere dignitosamente: accanto a questo, la policrisi si è consolidata, come la rivoluzione tecnologica e la guerra mondiale ‘a pezzi’.
Su questo punto collochiamo la crisi di governance e di classi dirigenti. Chi aveva il compito di dare la direzione strategica si è ritrovato vittima di un pensiero separato dalla realtà e ha lasciato che tutto procedesse in maniera incontrollata e incontrollabile. Accanto a questo, si sono progressivamente erosi la capacità di operare mediazioni, sempre più intese e praticate come compromessi, e il talento di maturare visioni. Tattiche fragili si rincorrono, da una parte all’altra del mondo, al di là delle speranze e dei dolori dell’umanità.
Il tema che qui si vuole evidenziare è l’insostenibilità sistemica, dallo spazio al profondo dei mari fin nel profondo di ciascuno di noi. Una grande questione antropologica si è aperta, tutta da capire ritornando a elaborare nuovi paradigmi e una efficace teoria dell’arte di governo e delle relazioni internazionali. Leone XIV, in continuità con altri Pontefici, ha lanciato un messaggio chiaro, la Magnifica Humanitas: utilizzando l’intelligenza artificiale, il Papa parla di noi e ci chiama a nuove responsabilità, ritrovando la realtà e ripensando – nella nostra ‘magnifica’ finitezza – la necessità di senso del limite.
Chi nega la metamorfosi del mondo si colloca fuori dalla storia. Innovare significa, in primo luogo, cogliere e accogliere i segni dei tempi del futuro già presente.



