A 250 anni dalla Dichiarazione d’Indipendenza: metamorfosi del mondo e ricerca nel futuro

(Marco Emanuele) 

In occasione dei 250 anni dalla firma della Dichiarazione d’Indipendenza, anche la nostra voce si aggiunge come augurio al popolo americano. Tale anniversario si colloca nel pieno di un mondo in metamorfosi.

Papa Leone XIV ha scritto parole chiare: nel ricordare i valori fondativi degli Stati Uniti d’America – libertà, uguaglianza, ricerca della felicità, giustizia e autogoverno democratico – Egli ha notato che il presente anniversario rappresenta un invito non solo a celebrare lo straordinario percorso della nazione, ma anche a riflettere sulle responsabilità che i figli e le figlie di questo Paese hanno gli uni verso gli altri e verso le generazioni che erediteranno la nazione che viene plasmata oggi. Il Pontefice, oltre a richiamare la centralità della libertà religiosa come parte integrante della promessa americana, sottolinea: la difesa della vita umana include anche accogliere, proteggere e assistere gli immigrati, le cui speranze, i cui sacrifici e i cui contributi hanno fatto parte della storia di questo Paese sin dall’inizio. In ogni generazione, quanti sono arrivati alla ricerca di libertà, opportunità e un luogo a cui appartenere hanno aiutato a plasmare il carattere della nazione. Accoglierli con compassione e generosità non è soltanto un atto di carità, ma anche il riconoscimento della dignità che appartiene a ogni persona umana. Nella mia recente Lettera Enciclica, Magnifica humanitas, ho scritto sul lavorare insieme per il bene comune. «Costruire un mondo in cui tutti possono “fiorire” esige […] una corresponsabilità coraggiosa. Nessuna mano, da sola, è sufficiente a sostenere il peso delle sfide che attraversano il mondo» (n. 13). Abbiamo bisogno gli uni degli altri, e abbiamo bisogno di lavorare insieme in unità per affrontare le sfide dinanzi alle quali si trova oggi il mondo.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha scritto: L’odierna celebrazione appartiene alla storia degli Stati Uniti ma è divenuta nel tempo patrimonio condiviso di quanti si riconoscono nei princìpi di libertà, rappresentanza democratica e tutela universale dei diritti di ogni uomo, anche nel ricercare una vita dignitosa e felice. Muovendo da questi ideali fondativi la Dichiarazione di Indipendenza del 1776 ha ispirato il percorso politico e civile degli Stati Uniti, come di molti altri popoli in ogni continente. Tali nobili sollecitazioni sono state e restano, inoltre, punto di riferimento di una visione delle relazioni tra gli Stati modellata sul diritto, sulla cooperazione e sul sostegno alle istituzioni internazionali sorte nella ripulsa delle tragedie del secolo scorso. In un frangente storico segnato da sfide senza precedenti per l’umanità, è essenziale che Washington e Roma, anche nell’alveo dell’Alleanza Atlantica e attraverso la partecipazione alle Nazioni Unite e agli altri consessi multilaterali, continuino a lavorare insieme a favore di pace, sicurezza e prosperità per i rispettivi popoli e per il mondo intero.

La forza strategica di un anniversario, calato nella tradizione, è di collocarlo nella costruzione dei futuri.

La metamorfosi del mondo, in atto da diversi decenni, pone la nostra riflessione dentro l’alveo di una rinnovata responsabilità. Se è giusto ricordare l’importanza della Dichiarazione d’Indipendenza e ciò che ha rappresentato, ciò che serve è guardare oltre, è capire dove stiamo andando, dove le classi dirigenti stanno portando un mondo che in molti faticano a comprendere come si possa governare.

La crescente imprevedibilità e la profonda riscrittura della natura, delle forme e delle regole del potere ci dicono che il prossimo ordine mondiale non sarà più nei termini che conoscevamo. Inutile, e anche rischioso, è rivolgere lo sguardo all’indietro, operare tentativi di restaurazione: tutto va ripensato. Ecco a cosa servono gli anniversari: a mettere in campo pensiero critico, a cercare di capire quale possa essere l’architettura di governance di un mondo attraversato da una profonda policrisi, dalla rivoluzione tecnologica, dalla guerra mondiale ‘a pezzi’.

Senza cadere nella trappola dell’antagonismo, la questione che emerge oggi è dentro alcune domande fondamentali: cosa significa parlare di Occidente ? quali saranno le traiettorie dell’alleanza euro-atlantica e come tale alleanza si confronterà con gli altri blocchi emersi a livello globale (non solo la Cina ..) ? come si definiranno le questioni di sicurezza (nell’immediato, pensando al vertice NATO in Turchia) ? come le Big Tech e, più in generale, le tecnologie dirompenti, stanno ridefinendo i rapporti politico-istituzionali, economici, giuridici all’interno degli Stati e tra gli Stati (e come potranno essere regolate) ? E ancora: quale sarà il ruolo delle organizzazioni regionali e internazionali ? quale governance dei processi storici (migrazioni, disuguaglianze economiche, sviluppo, ecc.) emergerà ?

L’anniversario che celebriamo oggi incontra tempi molto problematici. Serve realismo e, per coloro che credono nei valori che sono alla base della Dichiarazione d’Indipendenza del 1776, l’apertura di una fase nuova di elaborazione per l’azione. Negli ultimi decenni, le certezze legate alla ‘inevitabilità’ della democrazia e della globalizzazione si sono parecchio indebolite e la complessità è cresciuta esponenzialmente: è venuto il tempo di occuparsi di scenari futuri, ben sapendo che il mondo che vediamo (con una governance in piena crisi degenerativa) è strutturalmente insostenibile e che, pur nella inarrestabile iper-tecnologizzazione, ha in buona parte disatteso le grandi intuizioni (mai vecchie) dei fondatori di una grande democrazia.

 

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