Morin e la nostra consapevolezza progettuale

(Marco Emanuele) 

Oltre, sempre oltre, e nel profondo. La figura di Edgar Morin supera il tempo di vita terrena e diventa, per noi, consapevolezza progettuale. Riflettiamo, per non limitarci a un omaggio al grande intellettuale, nel consolidare prospettive, continuando a percorrere – con sempre maggiore convinzione e intensità – le strade impervie dei futuri già presenti. Proprio oggi, nella scomparsa di uno dei nostri padri culturali, teniamo a sottolineare la scelta di The Global Eye di essere cattedra di pensiero complesso.

Ci identifichiamo nella complessità del contesto umano-planetario, e in null’altro. Il nostro unico interesse, da intellettuali, è di lavorare a comprendere l’evoluzione/involuzione dell’umanità e del pianeta nel tempo della rivoluzione tecnologica e della policrisi e di individuare visioni e strategie di civiltà. Tratto distintivo della nostra epoca, di trasformazione nella discontinuità, è la gravissima crisi di classi dirigenti: manca, ed è problema strategico non da oggi, chi sappia comprendere (per governarli) i processi storici nella loro essenza e nelle loro dinamiche ed emergenze.

Guardiamo, in particolare, alle giovani generazioni pur considerando decisivo lavorare in chiave transgenerazionale, transculturale, transpartitica. Adottiamo il metro del pensiero critico e laterale, rifiutando ogni forma di antagonismo fine a se stesso. Poniamo, per iniziare, un tema di metodo laddove esso è sostanza: metodo è ritmo e intensità del cammino, coinvolgimento e responsabilità nell’agire. In sostanza, il metodo complesso è la nostra strategia.

Siamo convinti che la consapevolezza progettuale significhi recuperare domande di senso, riassumibili in una: chi diventiamo ? Ben si comprende come, nel tempo dell’intelligenza artificiale di frontiera e dell’accelerazione quantistica, nulla sia più come prima. Siamo tutti eredi di un ordine mondiale che non c’è più, riferito a un mondo finito – simbolicamente – con la caduta del muro di Berlino. Da allora, nulla o ben poco è stato fatto per immaginare paradigmi culturali e operativi adeguati ai tempi. Oggi ci ritroviamo orfani sia dell’ordine che conoscevamo sia degli strumenti adatti ad affrontare sentieri nuovi, inattesi, incerti: non immaginavamo, comodi nelle nostre certezze, che la terra sotto i nostri piedi potesse progressivamente sfaldarsi e mettere in pericolo il nostro cammino. Ecco l’importanza del metodo.

Siamo una cattedra relazionale, luogo di dialogo-per-il-dialogo in un tempo di violenza-per-la-violenza. La nostra caratteristica è propositiva: crediamo fortemente nell’importanza di impostare, insieme, una rinnovata filosofia della storia. La porta della nostra cattedra è aperta a ogni contributo che abbia a cuore la civiltà planetaria. Ricordando gli insegnamenti di Morin, che ci ha mostrato la via.

 

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