Strumenti autonomi e umanità a rischio

(Marco Emanuele – Consigliere della SIOI per l’Innovazione) 

La notizia, diffusa da OpenAI, di un modello di intelligenza artificiale in grado di hackerare autonomamente apre prospettive interessanti e inquietanti. Da tempo se ne discute ma il fatto che sia successo ci porta dentro l’ambito del ‘possibile’ e supera quello del ‘potenziale’.

Al di là del dato tecnico, che approfondiranno gli esperti, qui ci interessa porre alcune considerazioni su cosa tale accadimento rappresenti per noi umani. Ebbene, per andare immediatamente al punto, noi umani siamo in grado di inventare qualcosa che non solo può distruggerci (già successe con l’arma nucleare) ma che può dis-inventarci (il che appare meno grave ma non lo è).

Dis-inventare l’umano, nel tempo dell’intelligenza artificiale e delle tecnologie dirompenti, significa privare l’uomo della possibilità di controllo su ciò che egli stesso realizza. Alcuni esperti sostengono che non si possa normare ciò che ancora non si conosce ma, a ben guardare, la nostra cultura umana dovrebbe farci comprendere l’importanza strategica di essere al centro dell’innovazione tecnologica, di governarla – prima di tutto – assumendocene la responsabilità per l’intero processo, fin dalla progettazione.

Dis-inventare l’umano è un processo progressivo e passa attraverso la negazione del senso del limite, via rivoluzione tecnologica. La questione, dunque, è antropologica: chi stiamo diventando ?

Se non ritorniamo a comprendere e a condividere il senso profondo della nostra ‘magnifica humanitas’ difficilmente riusciremo a contenere il fiume tecnologico che rischia di esondare fino al punto di privarci della nostra capacità di indirizzare ciò che inventiamo. Il paradosso è chiaro: rischiamo di diventare vittime della nostra capacità di dar vita a strumenti tecnologici sempre più sofisticati.

Nel tempo che viviamo, la complessità aumenta. Il nostro pensiero, a ben guardare, resta lineare, appiattito sul presente imminente e non ci permette di cogliere il pericolo che stiamo vivendo: la potenza dell’assetto tecnologico rischia di compromettere la straordinaria finitezza (che è la nostra forza) di noi persone umane, soggetti storici, agenti di storia.

Se il progresso tecnologico è inarrestabile, serve un nuovo realismo. Ribadiamo che il problema è antropologico, dell’uomo che si crede creatore e non solo ri-creatore: cancellare il senso del limite dalla nostra prospettiva esistenziale non significa solo ‘lasciar fare’ agli strumenti che inventiamo ma, soprattutto, ci fa perdere umanità: ciò che, davvero, rischia di farci diventare molto evoluti tecnologicamente ma profondamente dis-umani.

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