Metamorfosi del mondo, tecnologia totale e bene comune

(Marco Emanuele – Consigliere della SIOI per l’Innovazione)

Su queste pagine abbiamo ripreso l’ennesima previsione di Elon Musk: l’IA governerà su tutto. Prima o poi.

Tante volte ci siamo occupati delle tecnologie della nuova ondata come di una dinamica profondamente trasformante in un mondo in metamorfosi. Altrettanto, abbiamo ragionato della governance necessaria.

Un tema decisivo, che ci deve far riflettere strategicamente, è – oltre alla potenza degli strumenti tecnologici e al loro impatto sia in termini di opportunità che di rischi – il ruolo che l’uomo, ciascuno di noi, intende esercitare nella costruzione di prospettive di bene comune. E su questo non ci sono iper-miliardari iper-tecnologici che tengano: è questione di humanitas.

Occorre tracciare una linea e il momento è ora. Siamo decisamente dalla parte di chi, come Leone XIV, ha capito che occorre fare i conti con la questione antropologica in atto. Il mondo è in metamorfosi perché lo è l’uomo, perché il noi-umanità vive un tempo imparagonabile a quello delle generazioni precedenti. Se la rivoluzione tecnologica ha contribuito a tale metamorfosi, riscrivendo pressoché tutte le regole (qui non intese esclusivamente in senso giuridico) che conoscevamo, dobbiamo considerare che il mondo è oggi ‘smontato’ a causa di una evidente crisi di governance e di leadership.

Non riconosciamo più il campo da gioco e non solo perché il mondo, prima o poi (secondo Musk), sarà popolato da umanoidi, governato dall’IA e noi potremo scegliere se lavorare, magari godendo di un reddito universale. Facciamo fatica a comprendere il nostro ruolo storico: cosa ne è della nostra coscienza, luogo di promanazione del senso civico-planetario ? Forsè è rimasta ‘arretrata’ rispetto agli strumenti che inventiamo ?

Il bene comune può nascere solo in noi: è il senso di humanitas che genera responsabilità mentre le previsioni di una realtà tecnologica totale, pur se vere in parte, sono conseguenza del nostro lasciar fare. Se le cronache tecnologiche possono preoccuparci, quelle umane dovrebbero farlo di più. Ritrovare l’humanitas è condizione indispensabile per re-immaginare prospettive condivise: il bene comune, al contempo, ci appartiene e ci supera ma promana dal nostro talento di ri-creatori. In fondo, anziché avere paura del futuro radicale evocato da Musk e da altri, dovremmo lavorare sull’urgenza di non cedere alle sirene del presente imminente, senza pensiero progettante.

Latest articles

Related articles