(Marco Emanuele)
Durante una guerra, soprattutto se esistenziale e dal sapore di crociata, è molto difficile percorrere l’oltre. Ci proviamo.
Serve intelligenza posta al servizio di realistiche visioni storiche: esattamente ciò che manca. Abbondano strategie confuse, tattiche improvvisate ma nessuna visione. Le mediazioni sono intese e praticate come compromessi: vige il principio dell’interesse per l’interesse. Pur se ciascuno dei player coinvolti (più o meno dichiarati sul ‘campo’ onlife) ha una propria cultura strategica, è la legge della giungla ad attraversare il panorama globale, inquinando e facendo de-generare.
Guardando oltre, l’intelligenza deve sposarsi con il pensiero complesso. Così tentiamo, aprendo la strada a un dibattito che riteniamo decisivo, di lavorare nell’intelligenza necessaria, visionaria.
Diversi elementi si compenetrano nel quadro del nostro lavoro per una nuova filosofia della storia: intelligenza relazionale, spirituale, connettiva, planetaria.
Relazione è azione comune. Nessuno, a cominciare da ciascuno di noi, può ritenersi estraneo a ciò che accade in Medio Oriente e negli altri teatri di guerra. Non tanto e non solo per gli impatti che le guerre sull’economia globale, non tanto e non solo per i timori di ulteriori allargamenti. Soprattutto, la relazione (azione comune) risponde al principio che nulla è distaccato dal resto. L’intelligenza relazionale è volontà-ragione aperta, inclusiva, cooperativa, integrante: è condizione basica per quel dialogo tanto auspicato ma tutto da costruire.
Le religioni, da sempre, hanno un ruolo fondamentale nell’evoluzione/involuzione del senso umano, del noi che diventiamo. L’intelligenza spirituale è condizione di condivisione di una verità che si forma in ogni istante, vivendo: religioso è ciò che lega ma, lo vediamo e non da oggi, è anche ciò che allontana, condanna, distrugge. Il paradigma dell’intelligenza spirituale, profondo di noi in relazione, ci può aiutare a non strumentalizzare Dio (sacrificandolo e tradendolo) ma a renderlo spinta vitale in ogni cultura, per l’unità dell’umanità nell’unità del mondo.
L’intelligenza connettiva è necessaria nel tempo dell’accelerazione quantistica e nella condizione onlife. Il medium tecnologico è parte di noi. L’umanità è divisa, in difesa e in chiusura negli Stati-fortezza, impaurita. Ebbene, intelligenza connettiva serve a che i nuovi legami di senso e significato, per l’azione storica, si formino nelle opportunità offerte dalla rivoluzione tecnologica, limitando i rischi e lavorando per una etica pragmatica.
Infine, l’intelligenza planetaria serve a comporre dinamicamente il quadro del destino della Terra-Patria. Fratelli tutti, scriveva Papa Francesco, ben sapendo che occorre sostenibilità sistemica. Il tempo che viviamo va in direzione ostinatamente contraria.
L’intelligenza visionaria è principio di responsabilità per camminare insieme nei futuri già presenti. L’ordine in progress non sarà come il precedente ma non è possibile costruirlo sulle macerie (evidenti e non) di ciò che accade nel nostro presente tragico.
(English Version)
During a war, especially if it is existential and has the flavour of a crusade, it is very difficult to go beyond. We try.
We need intelligence at the service of realistic historical visions: exactly what is lacking. Confused strategies and improvised tactics abound, but there is no vision. Mediation is understood and practised as compromise: the principle of interest for interest prevails. Even though each of the players involved (more or less declared on the “field” onlife) has its own strategic culture, it is the law of the jungle that pervades the global landscape, polluting and causing degeneration.
Looking beyond, intelligence must be combined with complex thinking. So we try, paving the way for a debate that we believe to be decisive, to work with the necessary, visionary intelligence.
Several elements intertwine in the framework of our work for a new philosophy of history: relational, spiritual, connective and planetary intelligence.
Relationship is common action. No one, starting with each of us, can consider themselves strangers to what is happening in the Middle East and other theatres of war. Not so much and not only because of the impact of wars on the global economy, not so much and not only because of fears of further expansion. Above all, relationship (common action) responds to the principle that nothing is detached from the rest. Relational intelligence is open, inclusive, cooperative, integrative will-reason: it is a basic condition for that much-desired dialogue that is yet to be built.
Religions have always played a fundamental role in the evolution/involution of human meaning, of the “us” that we become. Spiritual intelligence is a condition for sharing a truth that is formed in every moment, in living: religion is what binds us together but, as we have seen for some time now, it is also what distances, condemns and destroys us. The paradigm of spiritual intelligence, deep within us in relation to others, can help us not to exploit God (sacrificing and betraying him) but to make him a vital force in every culture, for the unity of humanity in the unity of the world.
Connective intelligence is necessary in this age of quantum acceleration and the onlife condition. The technological medium is part of us. Humanity is divided, defensive and closed off in fortress states, fearful. Well, connective intelligence serves to form new bonds of meaning and significance for historical action in the opportunities offered by the technological revolution, limiting risks and working towards a pragmatic ethic.
Finally, planetary intelligence serves to dynamically compose the picture of the destiny of Earth-Homeland. All brothers and sisters, wrote Pope Francis, knowing full well that systemic sustainability is needed. The times we live in are stubbornly moving in the opposite direction.
Visionary intelligence is the principle of responsibility for walking together into the futures that are already present. The order in progress will not be like the previous one, but it cannot be built on the ruins (obvious and otherwise) of what is happening in our tragic present.



