Brasile: la fuga negli USA e la fine della dinastia Bolsonaro

Da candidato favorito alla presidenza del Brasile, alla fuga negli Stati Uniti. La strana parabola del senatore Flávio Bolsonaro è finita con l’arrivo a Miami insieme alla sua famiglia. Dopo aver perso il secondo turno delle elezioni presidenziali del 25 ottobre vinte da Lula da Silva, Bolsonaro aveva prima annunciato ricorsi legali non riconoscendo l’esito del voto, poi – dopo alcune ore – ritrattato e promesso di assumersi l’incarico di leader dell’opposizione. Infine, il colpo di scena finale: è scappato in Florida, lasciando nello sconcerto milioni di sostenitori in patria.

Bolsonaro, perdendo le elezioni, ha anche perso tutte le immunità che lo riguardavano. La giustizia brasiliana lo stava indagando per presunto ‘lavaggio’ di danaro ed evasione di valuta, insieme con l’amico avvocato Willer Tomaz. Entrambi negano le accuse ma, dopo l’esito delle urne, un ordine del Tribunale Supremo aveva intimato al senatore di consegnare i suoi due passaporti brasiliani (uno regolare e uno diplomatico), ed anche quello italiano ottenuto nel 2023, ordine del tutto djsatteso da Bolsonaro. Poi nel Paese si sono susseguite voci e rumors su dove si trovasse il senatore e cosa stesse succedendo dopo la tornata elettorale.

Dagli Stati Uniti, intanto, l’amministrazione Trump annunciava che avrebbe provveduto a concedere i visti a Bolsonaro, alla mogie e alle loro due figlie. Nel corso della sera di martedì, i quattro Bolsonaro hanno attraversato il confine con l’Argentina e decollato con un areo privato dall’aeroporto di Puerto Iguazú. Stando ai documenti di volo, il senatore viaggiava con il passaporto italiano, mentre la famiglia usava i documenti brasiliani. Fonti di stampa hanno confermato che l’areo ha fatto rifornimento di carburante nella città di Guayaquil (Ecuador), per poi proseguire il viaggio verso gli USA. Non a caso, per la fuga il senatore brasiliano si è rivolto a due Paesi amici. L’Argentina di Milei non ha, infatti, ancora riconosciuto la vittoria di Lula, mentre il presidente dell’Ecuador Daniel Noboa è un grande amico di Trump.

Flávio Bolsonaro ha abbandonato il suo Paese dopo aver promesso che avrebbe guidato l’opposizione a Lula, che a gennaio inizierà il suo quarto mandato come presidente. Dopo 24 anni d’impegno politico e di storia familiare, non potrà più occupare il suo seggio dopo la fuga. E’ la fine dei Bolsonaro.

E’ stato suo fratello Eduardo, che vive in Texas e su cui pesa una condanna di quattro anni di prigione nel suo Paese per intimidazioni verso il Tribunale Supremo Federale, a manovrare dietro le quinte, affermano fonti di stampa: anche considerando i dazi imposti da Donald Trump. Tutto un piano perché i Bolsonaro tornassero al potere nella prima economia dell’ America Latina nella persona di Flávio.

La vittoria a sorpresa di Lula ha sbaragliato le carte. Ora, la fuga di Bolsonaro ha gettato nello sconcerto i suoi sostenitori e milioni di votanti. Uno dei suoi più stretti collaboratori, Rogério Marinho, in dichiarazioni stampa ha affermato che si era riunito con Bolsonaro e nulla faceva presagire una sua fuga. “Siamo sorpresi – ha sottolineato Marinho – perché 24 ore prima abbiamo parlato di avere 60 milioni di voti e con questo bisognava organizzare l’opposizione”.  Mentre alcuni sostenitori di Bolsonaro attaccano i giudici, tra le file del Partito Liberale aleggia l’imbarazzo. Si tratta, per Lula, di una doppia vittoria. Quando il presidente del Partito dei Lavoratori fu condannato, affermò che era ingiusto, ma rimase e affrontò il carcere. Quando si è confermata la notizia, il presidente brasiliano si è tolto un sassolino dalla scarpa: “Per la famiglia Bolsonaro il Brasile è il loro secondo Paese, il primo sono gli Stati Uniti”. E, con chiaro riferimento al fuggiasco, ha aggiunto: “Ha perso l’opportunità di dimostrare la sua onestà”.

Flavio Bolsonaro, appena arrivato negli USA, ha lanciato il suo messaggio: “Sono io il presidente eletto e i criminali che hanno rubato le elezioni in Brasile fanno parte di un’organizzazione criminale che ha instaurato una tirannia”, ha scritto il senatore in una dichiarazione pubblicata sul suo profilo X, denunciando una “frode elettorale”. “Da qui guiderò l’opposizione”.

Ma Donald Trump prende le distanze dalle sue rivendicazioni: “Non intendo commentare la questione”, ha detto il presidente americano ai media prima di partire per l’Ohio.

Maria Eva Pedrerol

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