Israele è in stallo.
Proseguono intanto le operazion di scrutinio ma sembra ormai certo che entrambi i blocchi, quello del premier Netanyahu e quello di Eisenkot, non otterranno la maggioranza, perchè nessuno dei due raggiungerà il 61% necessario. Si aprono quindi due strade: o nuove coalizioni, tutte ancora da immaginare, oppure nuove elezioni.
Appena saranno definiti i risultati, inizieranno i colloqui e la prossima settimana il presidente israeliano, Isaac Herzog, incontrerà i rappresentanti dei partiti per ascoltare le loro proposte per la formazione del governo. Questo processo potrebbe richiedere fino a tre mesi e forse non portare a nulla.
Sembra intanto abbastanza chiaro che Eisenkot, per poter formare un governo, dovrebbe convincere i membri del suo blocco ad abbandonare la loro opposizione alla collaborazione con i partiti arabi, accusati finora di non condannare con sufficiente fermezza gli attacchi palestinesi e quelli del 7 ottobre.
Dal canto suo, pur avendo perso la maggioranza della sua coalizione, Netanyahu gode ancora di alcuni vantaggi. In primo luogo, è probabile che tutti i partiti della sua coalizione rimangano compatti come ha dichiarato lo stesso premier ma bisognerà trovare alleati nell’opposizione e temi convincenti. In secondo luogo, più a lungo si protrarranno i negoziati, maggiore sarà la possibilità di una situazione di stallo che costringerà a nuove elezioni all’inizio del 2027. Ciò gli garantirebbe almeno altri sei mesi di mandato.
Eisenkot, al contrario, non ha ancora ricevuto l’appoggio formale degli altri partiti di opposizione. I loro leader dovranno negoziare duramente in cambio del loro sostegno, o addirittura pretendere la carica di primo ,inistro. In serata l’appello di centinaia di scrittori, artisti, giornalisti per un accordo tra opposizione e partiti arabi.
Uno scenario è che Eisenkot formi un governo di minoranza con il sostegno dei partiti arabi. Ma Netanyahu non rimarrà certo a guardare né si arrenderà senza combattere. Secondo l’Economist, in qualità di primo Ministro ad interim, Bibi potrebbe anche tentare di sfruttare il suo controllo sulla politica militare israeliana per rimanere al potere. E potrebbe essere pronto a lanciare una nuova serie di attacchi contro l’Iran, possibilmente con il supporto degli Stati Uniti. Intanto intensifica la tensione nella Cisgiordania occupata. Un conflitto su uno qualsiasi di questi fronti potrebbe esercitare pressioni su alcuni partiti di opposizione affinché entrino a far parte di un governo di emergenza sotto la sua guida.
Un’altra ipotesi riguarda la formazione di un governo di unità nazionale. Uno scenario che potrebbe portare Netanyahu ad abbandonare i suoi alleati di estrema destra. Il premier, tuttavia, secondo quanto l’emittente filogovernativa Channel 14, ha detto a Ben-Gvir e Smotrich: “Siamo uniti e resteremo uniti”. C’è poi la contestazione dei risultati elettorali, già avanzata dal Likud: i partiti arabi hanno “rubato” le elezioni in Israele. L’accusa arriva dal partito del premier che ha chiesto una indagine sul voto. Lo riporta il Times of Israel.
Intanto Trump rafforza il suo appoggio al Premier e lo considera comunque il vincitore di questa tornata elettorale, rivendicandone anche il merito.
Marzia Giglioli



