La Fed rialza i tassi ed è sfida con Trump. Con l’UE un nuovo braccio di ferro sui dazi

La Fed rialza i tassi di 25 punti base e la decisione segna una netta rottura con a casa Bianca che boccia la nuova misura definendola una ‘decisione infelice’. Alla sua prima decisione alla guida della Fed, Kevin Warsh ha preso le distanze dal presidente USA e lo ha fatto con l’appoggio unanine dell’intero comitato.

Nonostante le volontà del presidente americano, il rialzo del costo del denaro è inoltre destinato a salire ancora. La Federal Reserve ne prevede un altro entro la fine dell’anno per contrastare l’inflazione, come si legge nella nota diffusa dal Comitato federale del mercato aperto (Fomc).

Per la Federal Reserve, l’inflazione negli USA è troppo alta e persiste da troppo tempo, come ha ribadito lo stesso Warsh che ora si trova in rotta di collisione con Trump che, invece, aveva puntato su di lui per un abbassamento del costo del denaro dopo il lungo braccio di ferro con il predecessore Powell.

In luglio, secondo gli ultimi dati, gli americani hanno speso 36 miliardi di dollari in più rispetto al mese precedente, secondo quanto riporta l’ultimo rapporto sulle spese personali elaborato dal Bureau of Economic Analysis. L’aumento della spesa è stato trainato da un mercato del lavoro solido, che ha fatto crescere i salari e il reddito disponibile dei cittadini. Ma l’inflazione sta crescendo davvero troppo e una misura sui tassi era già nell’aria.

Il presidente Trump ha sempre insistito con forza sul ribasso del tassi ma troppi elementi pesano ora sui rischi inflattivi, anzitutto le conseguenze del conflitto in Medio Oriente con l’aumento prezzi del greggio e le incertezze sulle forniture.

Intanto i rendimenti del T-Bond a 10 anni sono saliti pericolosamente oltre il 5%, ai massimi dal 2007. Warsh ha scelto la via drastica, mentre, solo un mese fa, la probabilità di rialzo dei tassi era del 36%: inoltre, ci si attendeva anche un Warsh più ‘ubbidiente’, che non impegnasse la Fed in una politica monetaria restrittiva. L’inflazione morde sempre di più l”economia statunitense (+3,4% i prezzi al consumo e più del 5% quelli della produzione di agosto) e il greggio è ormai sopra i 100 dollari al barile con la benzina e il diesel sopra i 4 e i 6 dollari al gallone (in aumento di circa il 50% rispetto ai valori pre-guerra).

Impossibile, per la Fed, come è stato annunciato, non agire sul fronte dei tassi.

Nella cronaca americana c’è oggi da segnalare che la Camera dei Rappresentanti ha approvato una legge che consentirà a Trump di imporre sanzioni e dazi più severi alla Russia. Ora il testo passerà al Presidente per la firma. Trump, inoltre, sarà autorizzato a imporre dazi fino al 100% sui maggiori importatori di petrolio russo: intanto, alcuni temono che la legge conferisca al presidente un potere eccessivo di imporre dazi in modo più ampio a tutto il resto del mondo.

Maturano nuove frizioni con l’Ue: Trump ha definito un ‘atto ostile’ l’invito dell’Unione Europea ad ammettere il Canada come primo membro associato e minaccia ‘gravi dazi’ contro il Vecchio Continente se ciò dovesse accadere.

Marzia Giglioli

 

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