L’intelligenza artificiale non è più soltanto uno strumento utilizzato per scrivere malware o produrre contenuti ingannevoli. Il nuovo rapporto di Threat Intelligence di Anthropic, dedicato alle attività individuate e interrotte tra dicembre 2025 e agosto 2026, mostra che i modelli possono ormai sostenere quasi tutte le fasi di un’operazione ostile.
Ricognizione, sviluppo degli strumenti, sfruttamento delle vulnerabilità, furto delle credenziali, elaborazione dei dati ed esfiltrazione possono essere integrati in processi parzialmente automatizzati. Il cambiamento decisivo riguarda quindi l’economia dell’attacco: piccoli gruppi possono raggiungere una scala operativa un tempo accessibile soltanto a organizzazioni dotate di personale e risorse considerevoli.
Il cybercrime diventa una catena di produzione
Le tecniche di accesso restano spesso convenzionali: credenziali rubate, servizi esposti, phishing, SQL injection e dispositivi perimetrali vulnerabili. L’IA ne aumenta però velocità, coordinamento e volume.
Un operatore francofono avrebbe utilizzato dieci server cloud per scaricare e analizzare 1,8 milioni di applicazioni Android, alla ricerca di segreti incorporati nel codice. Parallelamente, un secondo sistema raccoglieva credenziali e token collegati a GitHub. I risultati verificati venivano ordinati e distribuiti automaticamente, alimentando successive intrusioni.
In un’altra campagna, Claude sarebbe stato impiegato per progettare e testare strumenti capaci di riutilizzare token contro servizi Microsoft e accedere alle caselle di posta, compresi messaggi cancellati. Il traffico veniva configurato per assomigliare a quello di client legittimi.
Il salto qualitativo non consiste dunque nell’invenzione di attacchi completamente nuovi, ma nell’automazione delle attività ripetitive che ne limitavano la scala. Il cybercrime assume così le caratteristiche di una linea industriale, nella quale scoperta, verifica e sfruttamento procedono quasi senza interruzioni.
Sorveglianza e repressione a velocità algoritmica
Il rapporto descrive attori statali e operatori commerciali che avrebbero utilizzato l’IA per monitorare popolazioni, classificare individui e analizzare grandi quantità di contenuti sociali. Le attività sarebbero riconducibili a soggetti collegati a Cina, Iran, Africa occidentale e al mercato privato della sorveglianza su commissione.
In Mali, un consulente delle autorità di sicurezza avrebbe impiegato Claude per progettare una piattaforma nazionale d’intercettazione delle comunicazioni mobili e produrre dossier sugli obiettivi. Attori iraniani avrebbero sviluppato un’estensione malevola per Firefox destinata a raccogliere informazioni sugli utenti dei social media, mentre operatori cinesi avrebbero utilizzato l’IA per selezionare potenziali bersagli e trasformare i dati raccolti in rapporti d’intelligence.
Particolarmente significativo è il caso delle comunità uigure in Siria. Un operatore privo di conoscenze linguistiche avrebbe usato il modello per comunicare nel dialetto appropriato, tradurre le risposte, valutare l’andamento dell’operazione e preparare le informazioni per un presunto responsabile umano.
L’IA non si limita quindi a elaborare dati già acquisiti: può contribuire a decidere chi sorvegliare, come avvicinarlo e come trasformare la conversazione in intelligence utilizzabile.
Propaganda industrializzata e falsa società civile
Un’operazione attribuita con elevata confidenza a funzionari degli Emirati Arabi Uniti avrebbe gestito circa 300 account social non autentici, creato un’organizzazione non governativa di facciata usando l’identità di un ente reale e prodotto materiale apparentemente indipendente sui diritti umani.
L’IA sarebbe stata utilizzata anche per scrivere una testimonianza destinata al UN Human Rights Council e per profilare membri del Parlamento Europeo, giornalisti e UN Special Rapporteurs critici verso il ruolo emiratino in Sudan.
La novità non è la propaganda, ma la possibilità di creare a basso costo un intero ambiente informativo artificiale: personalità credibili, documenti istituzionali, campagne coordinate e organizzazioni di facciata. Diventa così più difficile distinguere una mobilitazione spontanea da un’operazione centralizzata.
Le frodi acquistano una presenza umana sintetica
Un’azienda cinese avrebbe costruito oltre venti applicazioni di incontri, presentando come persone reali migliaia di identità gestite dall’IA. In due settimane sono state individuate più di 4.700 personalità artificiali che avevano interagito con almeno 25.000 utenti, producendo circa 2,36 milioni di messaggi.
L’operazione combinava automazione e lavoro umano. I bot gestivano la maggior parte delle conversazioni, mentre operatori reali intervenivano con videochiamate e attività social per rafforzare l’inganno. Il rapporto era di circa tre identità artificiali per ogni persona coinvolta.
Questo modello anticipa una trasformazione della frode online: una squadra relativamente piccola può mantenere contemporaneamente migliaia di relazioni simulate, personalizzando linguaggio, ritmo e vulnerabilità sfruttate.
Armi e terrorismo: si riduce la barriera delle competenze
Il rapporto non documenta attentati terroristici realizzati con Claude, ma individua sei casi riguardanti sviluppo di armamenti, approvvigionamento o raccolta d’intelligence in Cina, Russia e Yemen. Le attività comprendevano razzi guidati, simulazioni di missili balistici, sistemi anti-siluro, sciami autonomi di droni, guerra elettronica e armi a energia diretta.
Nel nord dello Yemen, una cellula avrebbe lavorato a un razzo guidato, a un missile balistico con gittata dichiarata superiore a 2.000 chilometri e a una famiglia di missili comprendente una variante con veicolo planante ipersonico. Più istanze dell’IA erano impiegate come programmatori, ricercatori e revisori. Dopo una prova reale fallita, il gruppo avrebbe utilizzato il modello per analizzarne le cause.
L’IA non crea autonomamente un programma missilistico, ma può ridurre la quantità di competenze specialistiche necessarie per integrare hardware, software e sistemi di guida. Per l’antiterrorismo, ciò significa che la proliferazione di capacità avanzate potrebbe dipendere sempre meno dal reclutamento di ingegneri altamente qualificati.
Il ciclo di sviluppo militare si comprime
Un operatore cinese avrebbe utilizzato Claude per preparare software e oltre duecento pagine di documentazione su un sistema anti-siluro, chiedendo al modello di assumere il ruolo di esperto ostile e criticare le proprie proposte. Un’attività collegata alla Russia avrebbe invece lavorato a uno sciame autonomo di droni FPV mediante software e ambienti di simulazione.
Il modello può così accelerare progettazione, documentazione, verifica e correzione. Questa compressione dei tempi aumenta la capacità di sperimentazione di Stati, imprese e gruppi armati, ma può anche favorire errori e proliferazione.
La questione strategica non è se l’IA sostituisca gli ingegneri, bensì quanto velocemente permetta a un’organizzazione di trasformare competenze incomplete in un prototipo operativo.
Biosicurezza: il problema dell’intento frammentato
Anthropic segnala cinque casi di ricerca potenzialmente sensibile: attività gain-of-function sulla chikungunya, adattamento dell’influenza aviaria ai mammiferi, evasione immunitaria degli orthopoxvirus, ottimizzazione di peptidi del veleno e riprogettazione computazionale di tossine.
Il rapporto non sostiene che i ricercatori stessero costruendo armi biologiche. Evidenzia invece quanto sia difficile distinguere attività legittime e pericolose osservando singole richieste. Un soggetto sofisticato può scomporre un progetto dannoso in molti quesiti scientifici apparentemente ordinari e ricomporre autonomamente i risultati.
I tradizionali filtri basati sulle parole o sulla singola conversazione diventano quindi insufficienti. Servono valutazioni contestuali capaci di riconoscere sequenze, obiettivi e combinazioni di conoscenze.
I modelli diventano anche il bersaglio
Il rapporto dedica particolare attenzione alla distillazione illecita delle capacità di Claude. Diverse società cinesi avrebbero creato migliaia di account fraudolenti e utilizzato reti proxy per raccogliere risposte su compiti agentici, ingegneria del software e ragionamento complesso.
L’operazione attribuita ad Alibaba avrebbe raggiunto quasi tre milioni di scambi al giorno da oltre 3.500 account, superando complessivamente 151 milioni di interazioni tra maggio e luglio. Zhipu avrebbe cercato di estrarre tracce di ragionamento, mentre Moonshot avrebbe inoltrato a Claude richieste dei propri clienti presentando poi le risposte come prodotte dai modelli Kimi.
Quest’ultima pratica introduce un rischio di filiera: un’organizzazione può credere di affidare dati a un determinato servizio mentre le richieste vengono elaborate da un fornitore diverso. Nei casi osservati sarebbero transitati dati aziendali sensibili, credenziali operative, informazioni di sorveglianza e specifiche interne.
La prospettiva geostrategica
I diversi casi convergono su un punto: l’IA sta diventando uno strato operativo trasversale della competizione tra Stati, criminali e attori armati. Non serve che generi capacità completamente nuove. È sufficiente che automatizzi abbastanza passaggi da ridurre costi, personale e tempi necessari.
Questa trasformazione modifica le asimmetrie tradizionali. Gruppi relativamente piccoli possono sostenere campagne di intrusione, sorveglianza o influenza su vasta scala; Stati con minori risorse possono comprimere i cicli di sviluppo militare; aziende e piattaforme tecnologiche diventano simultaneamente fornitori, obiettivi e regolatori della sicurezza.
Per i difensori, controllare il singolo output non basta più. Occorre osservare il comportamento complessivo: uso coordinato di molte istanze, attività continuativa, concatenazione di compiti, accesso a credenziali e trasferimento dei risultati verso infrastrutture esterne. Servono inoltre separazione dei privilegi, monitoraggio indipendente e verifica dei fornitori lungo la catena dell’IA.
La soglia strategica che si sta attraversando non riguarda la possibilità di abusare dell’intelligenza artificiale, ormai acquisita, ma la quota di un’operazione ostile che può essere delegata alle macchine prima che sia necessario l’intervento umano. Il rapporto suggerisce che quella quota è già considerevole e crescerà insieme all’autonomia dei modelli.
Fonte: Security Affairs – Autore: Pierluigi Paganini
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