Il comando statunitense ha confermato la domenica del 5 ottobre 2026 il ritiro di tutti i bombardieri B-1 da RAF Fairford, base aerea britannica nel Gloucestershire, Inghilterra sud-occidentale, che si trova al centro di un’indagine antiterrorismo dopo un incidente di sicurezza rimasto senza spiegazione il mese precedente. La vicenda si colloca in un quadro già teso: Fairford è l’unica base sul territorio britannico usata da Washington per operazioni militari verso l’Iran, autorizzate da Londra nel marzo 2026 per «specifiche operazioni difensive» e utilizzate per condurre attacchi contro il territorio iraniano. Il ritiro dei bombardieri viene comunicato con settimane di ritardo e con una motivazione che invoca la sicurezza operativa, in un contesto in cui la stessa vicenda di sicurezza ha prodotto sgomberi di civili, accuse incrociate tra Londra, Washington e Teheran, e una spiegazione ufficiale ancora incompleta.
Il fatto
L’allontanamento dei velivoli è stato riconosciuto solo a cose fatte: un funzionario del Pentagono ha dichiarato che tutti i bombardieri statunitensi schierati a Fairford erano stati «ri-dislocati alle loro basi di origine negli Stati Uniti». La stessa dichiarazione precisa che la «sicurezza operativa» aveva impedito di confermare in tempo reale il movimento di assetti e forze. Non vengono indicati né il numero esatto dei bombardieri interessati, né le date del trasferimento, né se la base ospiti ancora altri assetti aerei statunitensi o personale dell’USAF.
L’incidente di sicurezza
Il 27 settembre la polizia è stata chiamata nella base dopo che un agricoltore locale aveva segnalato un gruppo di uomini con diversi furgoni intenti a un’attività definita sospetta. L’allarme ha provocato l’evacuazione di 85 abitazioni nelle vicinanze della base. Gli investigatori non hanno trovato esplosivi nei furgoni, ma, secondo la polizia antiterrorismo, «una quantità di benzina». La base risultava già oggetto di un innalzamento recente delle misure di sicurezza. I media britannici hanno inoltre riferito che la segnalazione sarebbe arrivata da uno degli stessi sospettati iniziali, circostanza sulla quale la polizia non ha commentato.
Il quadro operativo di Fairford
Il ruolo della base non è marginale: Londra concesse a Washington nel marzo 2026 il permesso di usare Fairford per specifiche operazioni difensive verso l’Iran, e da allora bombardieri e altri velivoli statunitensi sono stati osservati in decollo e atterraggio dalla base. Fairford è l’unica base aerea sul territorio principale britannico impiegata per questo scopo. Il ritiro dei B-1 tocca quindi direttamente, e non soltanto simbolicamente, il dispositivo di proiezione statunitense verso Teheran.
Le accuse e le attribuzioni
Il primo ministro britannico Andy Burnham ha parlato di «forti indizi che l’Iran abbia avuto un ruolo» nell’incidente, accusa respinta da Teheran. L’ambasciata iraniana a Londra ha dichiarato di «respingere categoricamente e condannare fermamente» le speculazioni su un coinvolgimento di Teheran. Il presidente statunitense Donald Trump ha commentato l’accaduto affermando che lui non avrebbe fatto quello che è stato fatto, mentre il segretario di Stato Marco Rubio ha sostenuto il coinvolgimento di un «attore straniero». Le motivazioni ipotizzate per l’incidente spaziano dalla minaccia terroristica al furto di carburante, in una settimana in cui i prezzi dell’energia nel Regno Unito hanno toccato livelli record.
Valutazione
Tre elementi meritano attenzione. Il primo è il rapporto tra il ritiro e l’incidente: la fonte non stabilisce alcun nesso causale, e la comunicazione ufficiale attribuisce il silenzio alla sicurezza operativa, una formula che copre tanto una normale prassi di rischieramento quanto una reazione a un rischio. Allo stato delle informazioni disponibili, il nesso non è dimostrabile. Il secondo è il venir meno, per ora, dell’unico punto di appoggio sul suolo britannico per le operazioni verso l’Iran: se la base resti utilizzabile con altri assetti è la domanda che la fonte lascia aperta, e da essa dipende la lettura dell’evento come riposizionamento tecnico o come ridimensionamento politico. Il terzo è la catena di attribuzione: le accuse a Teheran provengono dal premier britannico e dal segretario di Stato statunitense, non da un esito investigativo, mentre la polizia si è limitata a riferire il ritrovamento di benzina e a non commentare le indiscrezioni di stampa sull’origine della segnalazione. In assenza di prove pubbliche, l’attribuzione resta una dichiarazione politica in cerca di conferma, in un contesto di prezzi energetici record che offre una spiegazione alternativa, il furto di carburante, non ancora esclusa.
Fonte: AFP – The Global Eye è in partnership con SIOI



